Covid 19: la nostra opinione

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Come si può non parlare dell’emergenza Covid 19?

La nostra comunità in questo momento non sta fortunatamente vivendo il dramma nel dramma di altre zone del Paese e questo non può che essere un dato positivo, però necessita continuare a rispettare le direttive che ci son state imposte attraverso i confusionari e contraddittori dispositivi normativi.

Si poteva fare meglio? Non abbiamo dubbi, sì.

Si poteva fare di più? Non abbiamo dubbi, sì.

Si poteva fare prima? Certamente sì.

Però ora la situazione, che purtroppo vediamo, è questa e dobbiamo tutti quanti collaborare per evitare che le cose peggiorino. Noi non siamo certi che le scelte del governo siano state quelle giuste, del resto il mondo scientifico è diviso e fornisce tutti i giorni dati contraddittori, però ci hanno insegnato che quando esiste una legge questa la si rispetta e così facciamo e consigliamo di fare. Ci sarà il tempo delle analisi e pensiamo che qualcuno dovrà rendere conto degli eventuali errori di sottovalutazione, ma ora è troppo presto.

Noi non siamo ne virologi né infettivologi, (anche se qualche fenomeno da tastiera, per altro appartenente alle forze dell’ordine, ha dato dell’asino ad uno di noi che provava ad esprimere questi concetti per fornire un contributo costruttivo…)  ma esaminiamo, come tutti, i dati che ci vengono forniti, sperando che siano corretti e da questi dati emergono nuovamente alcune informazioni (lab.24.ilsole24ore.com del 29 Marzo ore 18,00): il virus colpisce lo 0,16% della popolazione (stando ai tamponi positivi fatti a persone con sintomi);

il virus è letale per lo 0,01 % della popolazione (gran parte della quale con patologie gravi); il virus obbliga il ricovero in terapia intensiva allo 0,006 % della popolazione.

Quindi: il virus è, nella stragrande maggioranza dei casi noti, curabile senza alcun problema; in alcuni casi, pochi, necessita di cure speciali c/o gli ospedali ed in pochissimi casi è letale.

Allora perché queste restrizioni?

Perché il fenomeno è piombato con tutta la sua drammaticità in modo simultaneo ed il sistema sanitario nazionale non riesce a sopportarlo, ed anche di questo si dovrà chiedere conto a chi ci obbliga a sostenere costi folli per le tasse che dovrebbero essere spesi principalmente per questo servizio, ma che invece finiscono chissà dove.

Dobbiamo rispettare le norme perché è un atto di generosità nei confronti delle persone più a rischio che ognuno di noi ha nelle proprie famiglie. Per ora stiamo a casa.

Dobbiamo però sollecitare il governo affinché metta in atto e progetti da subito la fase 2 dell’emergenza, diversamente gli effetti della quarantena saranno di gran lunga peggiori del rischio di contagio.

È facile affermare che prima viene la salute, siamo tutti consapevoli e d’accordo, ma esistono diversi modi per tutelarla senza distruggere un Paese sotto il punto di vista economico. Se le aziende staranno ferme ancora per alcune settimane, molte di queste non ripartiranno più ed a farne le spese saranno come sempre i più deboli; per vincere l’emergenza sanitaria non possiamo generare la carestia: se ho male ad una mano non sempre la soluzione è il taglio del braccio.

Abbiamo sentito il Direttore Sanitario di un famoso laboratorio di analisi piemontese che ci ha spiegato quale potrebbe essere la via da seguire per iniziare questa fase 2 e ci ha convinto: test sierologico su prelievo per ricerca degli anticorpi IgG ed IgM.  Sicuramente una via non facile ed i cui costi dovranno essere sostenuti dai privati, ma questo sacrificio le piccole medie imprese sono disponibili a farlo, perché gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani ed i professionisti purtroppo hanno già capito che, per risolvere il problema che questa sosta forzata ha prodotto, devono mettere il loro impegno fisico ed economico senza contare sui tanto fantasiosi quanto improbabili aiuti che vengono urlati dai politici in questi giorni.

Attenzione che se non ripartirà l’impresa privata, arriverà di conseguenza il tempo in cui non ci saranno più i soldi per gli stipendi dei dipendenti pubblici e delle pensioni, quindi questo è un problema che riguarda tutti e non solo quelli che in questi giorni fanno fatica a comprare il cibo per le loro famiglie.

Dobbiamo farcela e possiamo farcela e ringraziamo chi sta operando nella sanità, nella filiera alimentare, nelle forze dell’ordine ed in tutti i settori che stanno sostenendo questa emergenza.

Attenzione anche a questo: quando la popolazione è in difficoltà, l’antistato, che invece non sente crisi, si sostituisce allo Stato coinvolgendo sempre più persone che vedono nella malavita organizzata l’unica àncora di salvezza.

Anche per questa ragione dobbiamo ripartire in fretta e nel rispetto della sicurezza dei cittadini.

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