La rotonda centrale del paese in cui trascorro parte dell’estate è sempre affollata di superbe motociclette cromate che hanno il potere di portarmi indietro nel tempo. Quando ho visto fermarsi un Falcone Guzzi rosso,… antiquariato d’eccellenza mi sono subito incuriosita e ancor di più quando il centauro si è avvicinato al nostro tavolo del bar. Avevamo un amico in comune ed era proprio lì con noi! “Piacere, Giampiero Biasutti.”

Non gli ho detto che lo riconoscevo benissimo: io e mia figlia Giada non perdiamo l’occasione di entrare nella sua famosa galleria d’arte che si affaccia in via della Rocca,10 a Torino. Biasutti è un cognome di chiara origine friulana e questo me lo ha sempre fatto sentire, per comune origine, familiare. Nell’intervista che mi ha gentilmente concesso qualche tempo dopo l’incontro, Giampiero Biasutti mi ha raccontato infatti che il papà era friulano, ma che lui era nato a Roma, poco prima che il terribile bombardamento del 1943 distruggesse completamente anche la sua casa. Un dopoguerra difficile che infine vide approdare la famiglia Biasutti a Torino.

  • Allora un gallerista e collezionista non nasce necessariamente ricco…

“No, io sono partito da zero! Quando a 31 anni ho deciso di usare un po’ di soldi per comprare un quadro di cui mi ero innamorato, un paesaggio di Lilloni, chiarista lombardo, mi chiesi se davvero non fosse stata una follia. A questa ne seguirono altre. Avevo sempre amato la bella pittura. Era solo un hobby, ma cominciava a incuriosirmi anche dal punto di vista economico: cominciai a fare scambi, a rivendere opere per acquistarne altre che mi colpivano di più. E’ così che ho cominciato. Per passione, per hobby.”

  • Quando è nata la galleria?

“E’ nata con il nome di “Studio d’Arte per il ‘900” nel 1985. Prigioniero del mio gusto e anche delle conoscenze che cominciavo a possedere in materia, mi sono dedicato alla pittura moderna.”

  • Su quali autori hai puntato?

“Su quelli che a me personalmente dicevano molto, gli autori con cui avevo costruito negli anni anche un buon rapporto di amicizia, con cui poteva nascere una sinergia giusta. Ne dimenticherò di sicuro qualcuno, ma posso citare Sassu, Cassinari, Ruggeri, Scanavino, Soffiantino, Adami, Tabusso, Gilardi, Saroni, e poi Griffa, Baj, Merz, Paolini, Salvo, Kounellis. Autori che stimo moltissimo.”

  • E mi pare siano rimasti “cavalli vincenti”.

“Sì, anche se le quotazioni negli ultimi anni si sono abbassate moltissimo: con l’euro certe cifre diventano improponibili e poi bisogna fare i conti e i confronti con un mercato globale.”

  • Sono nomi conosciuti. La galleria punta dunque solo su artisti che hanno una certa fama, per essere una garanzia a favore degli acquirenti collezionisti?

“Certo, ma al di là della fama e delle quotazioni d’asta, voglio che sia garantita la qualità! A me piacciono le cose belle. Se un autore è quotato ma non risponde al mio gusto, non lo propongo.”

  • Alla fine resta valida la regola che ho imparato dal critico De Bartolomeis: se compri un quadro devi provare piacere ed emozione ogni volta che lo guardi, a meno che tu non sia uno di quelli che mette i quadri nel caveau di una banca! Sei d’accordo?

“Pienamente. E’ la mia regola anche come gallerista, con le necessarie eccezioni. Bisogna pur rispettare i gusti altrui e lavorare!“

  • E per i nuovi artisti? Per i giovani?

“Per loro ci sono gallerie che in manifestazioni come Artissima, propongono nuovi nomi, ma non è il mio campo d’azione.”

  • Le competenze che hai acquisito in questi anni sulla pittura del ‘900 ha anche risvolti di altro tipo?

“Beh, sì. Oltre a presiedere per tre legislature il l’Associazione nazionale Gallerie d’arte, alla Camera di Commercio di Torino sono diventato perito CTU, cioè do parere definitivo nelle vertenze sull’attribuzione ad un autore piuttosto che ad un altro. Lo faccio anche per i privati ovviamente. Li conosco bene gli autori. Saprei dirti di ognuno da dove parte il disegno, la prima pennellata, i colori della loro tavolozza, l’ultimo ritocco, la particolarità della stesura e così via.”

  • Ci sono autori secondo te sottovalutati?

“Sì, certo. Per fare un esempio, io stimo moltissimo Piero Ruggeri(1930-2009): come è successo per lui, spesso una gestione errata del loro lavoro da parte di manager o membri della famiglia riesce a non far decollare a dovere l’artista. Ed è un vero peccato.”

  • Oggi con i social, un artista fa autopromozione: servono ancora le gallerie?

“Proprio in questa marea di proposte così oceanica e per certi versi democratica, torna la validità di una galleria che sia una garanzia per chi acquista. E comunque anche su Internet le gallerie affidabili cominciano ad avere il peso giusto. Cercatemi pure lì, ma soprattutto venite in via della Rocca,10.”

Nazarena Braidotti

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