Due cose il nostro tempo ci sta togliendo: il senso dell’osservazione e l’arte dell’ascolto.
 

Invece è proprio l’uso del nostro tempo che determina la differenza, troppo condizionato dalla fretta, dai messaggi di omologazione, dall’esigenza di non essere da meno a niente e nessuno, Ma se solo proviamo a fermarci, per qualche istante, guardarci intorno, scopriremo cose mai viste, e questo può succedere in luoghi molto familiari, come la nostra casa o luoghi che frequentiamo abitualmente, ma può succedere anche sulle persone che ci stanno intorno, con le quali il dialogo è spesso difficile o non esiste proprio, che non ci ascoltano,  ma che nemmeno noi  ascoltiamo, o ancora peggio, non sentiamo, perché, a chi non è successo?, le parole altrui spesso ci scivolano addosso senza minimamente lasciare tracce, il cosiddetto dialogo tra sordi che non porta da nessuna parte, crea indifferenza, insofferenza a volte sentimenti peggiori quali rabbia e malcontento.

Ognuno di noi ha delle cose che preferisce tenere per sé, ma ne ha anche molte altre che vorrebbe condividere, emozioni che vorrebbe trasmettere, dubbi che vorrebbe fugare con un parere “super partes”. Tutti sappiamo quanto è difficile trovare qualcuno che abbia il tempo, la voglia, il piacere di mettersi in quel momento in sintonia con noi. D’altro canto è doverosa una autocritica, quante volte noi abbiamo fatto lo stesso quando ci veniva richiesto?

Il periodo delle vacanze ci porta a modificare un po’ le nostre abitudini, un po’ meno frettolosi e superficiali, e questo ci permette di vedere attraverso lo specchio….

Un giorno mi trovavo a camminare nella pineta di una località di mare:  un’invitante panchina, un libro, poca gente, e mi sono fermata. Unica attrazione una giostrina per bambini, in parte chiusa con grandi vetrate… Se la mia osservazione fosse finita lì, niente di particolare…. Invece in un angolo, inginocchiato, un ragazzino, poco più grande di quelli seduti sulla giostra stava pulendo i vetri: sta diventando usuale per alcune attività non particolarmente impegnative chiedere la collaborazione  di persone di passaggio. Questo ragazzino puliva con metodo e cura, ma la sua maggiore attenzione era per la giostra, forse non ci era mai salito, sicuramente gli sarebbe piaciuto, a questo punto troppo grande per farlo. Ogni tanto si sedeva, incrociava le gambe e osservava, poi riprendeva l’attività in cambio della quale avrebbe ricevuto qualcosa.

Mi sono posta alcune domande: ci sono privilegi dati unicamente dall’essere nati in luogo anziché in un altro, in una famiglia piuttosto che un’altra, di una razza piuttosto che di un’altra,  in un tempo piuttosto che in un altro. Quel ragazzino le racchiudeva tutte insieme, o almeno così me le sono immaginate.  La mia osservazione è continuata fino alla fine del suo lavoro, ha chiamato il titolare della giostrina e gli ha spiegato, con gesti, che non riusciva a pulire i vetri fino alla sommità in quanto la sua bassa statura glielo impediva. Ha poi  ricevuto il suo compenso – non oso immaginare quale – ha raccolto una piccola e leggera sacca e si è allontanato. I bimbi sulla giostrina salivano e scendevano, distratti, nervosi, già assuefatti allo stato del “tutto dovuto”, quindi non in grado di apprezzare nella giusta dimensione… E quel ragazzino, venuto da chissà dove, arrivato chissà come  e  diretto chissà dove, rappresentava ai miei occhi una spiacevole contraddizione.

Confesso che vederlo allontanarsi da solo mi ha creato una sorta di amarezza e malinconia. Pensare che potrebbe finire nelle mani sbagliate, o magari già lo è, lui come molti altri suoi coetanei, che crescono troppo in fretta che forse bambini non lo sono mai stati, su una giostra non sono mai saliti, non hanno mai indossato abiti decorosi, mai mangiato in luoghi piacevoli, mai posseduto giocattoli costosi e non… Il nostro mondo è oggi più che mai un contenitore di contraddizioni, di falsi miti e false speranze. Noi ci muoviamo in questi contesti con le nostre angosce, spesso immotivate e derivate da ansia e stress.  Quali saranno i pensieri di un ragazzino e di tanti suoi coetanei  in un luogo di cui non conoscono la lingua, i cui abitanti gli devono sembrare quantomeno lontanissimi dal suo vissuto.

Non abbiamo la facoltà di cambiare i destini e le sorti del mondo sicuramente abbiamo la possibilità di riflettere su ciò che possediamo ed apprezzarlo, sulla nostra avidità che ci spinge ad accumulare anche ciò che non ci serve, considerare come sarebbe  se tutto o in parte ci venisse tolto, soprattutto osservare e non attraversare distrattamente la dimensione del nostro tempo.

Giuliana Vormola

 

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