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Nei mesi primaverili, la scelta di illustrare il panorama dei festival estivi ha tolto spazio alle notizie provenienti dalle istituzioni musicali torinesi, che hanno presentato le prossime stagioni concertistiche. Siamo tuttavia in tempo per rimediare, dal momento che le programmazioni invernali non iniziano prima del mese di ottobre.

Nel frattempo, chi volesse può ancora seguire qualche concerto del festival cittadino “MiTo-Settembre Musica”, che si protrae fino al 21 settembre (un’occhiata al box blu) e presenta anche programmi sfiziosi. La sera del 5 settembre, ad esempio, – mentre il nostro direttore aspettava con ansia l’articolo che gli dovevo ancora preparare – nella chiesa di San Filippo Neri è stato eseguito l’oratorio Il diluvio universale di Michelangelo Falvetti, compositore secentesco la cui stessa esistenza era fino a pochi anni fa ignorata; opera che ha rivelato quanto sia preziosa la musica sacra italiana dell’epoca barocca, anche nelle sue numerose pagine ancora sconosciute.

La stagione 2017-2018 del Teatro Regio, pur non avventurandosi in titoli altrettanto rari, presenta un sapiente equilibrio tra opere popolari e scelte meno consuete. Una programmazione che, nel suo complesso, risponde ai motti “L’opera unisce” e “Opera anima mundi” scelti dalla direzione artistica per presentare il cartellone: una vocazione universalistica che si manifesta sia nel portare sul palcoscenico di piazza Castello titoli di teatro musicale nati in epoche e culture nazionali differenti, sia nell’esportare il nostro melodramma in luoghi e culture a noi lontani. Tra agosto e settembre, infatti, il Teatro Regio è stato ed è ospite in tournée a Edimburgo, Gstaad (Svizzera) e Muscat (Oman), dove sorge uno dei nuovi teatri d’opera eretti nei Paesi arabi; e ha raccolto ovunque accoglienze trionfali, dimostrando come, spesso, all’estero l’opera italiana sia più apprezzata che in patria. Ma che cosa si ascolterà a Torino tra ottobre e l’inizio del prossimo luglio? Alcune scelte, come Il barbiere di Siviglia (marzo), rispondono certamente al grande repertorio e all’esigenza di richiamare il pubblico locale, che spesso è un po’ pigro di fronte a proposte inconsuete. Se il ritorno degli stessi titoli a distanza di pochi anni porterebbe ad accusare di pigrizia anche il teatro che li propone, bisogna riconoscere che, in questa nuova stagione, per molti di essi ci saranno novità nelle modalità esecutive. Turandot (gennaio), che si ascolterà nella direzione di Gianandrea Noseda e con un nuovo allestimento di Stefano Poda, terminerà al momento della morte di Liù, dove Puccini la lasciò incompiuta, evitando di apporvi alcun finale scritto da Alfano o da altri compositori. La trilogia Mozart-Da Ponte (Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte) sarà allestita a giugno-luglio alternando le date dei tre titoli, di modo che la si possa seguire per intero nell’arco di tre giorni. Altri titoli, pur celebri, come Tristan und Isolde di Wagner e Falstaff di Verdi, sono di esecuzione meno frequente per la loro difficoltà e per la loro vocazione meno “popolare”: sarà interessante ascoltarli come primi appuntamenti della stagione, rispettivamente nei mesi di ottobre e novembre. Proseguono i quattro progetti che, da alcune stagioni, il Regio ha scelto di perseguire tutti gli anni: l’opera barocca (sarà, a marzo, L’Orfeo di Monteverdi, alle origini del mondo dell’opera), il musical (Evita di Webber, a maggio) e il progetto del festival cittadino costruito, intorno a un titolo di cartellone, in collaborazione con le altre istituzioni musicali torinesi: quest’anno sarà incentrato su Salome di Richard Strauss, inaugurazione del nuovo filone “Strauss-Carsen”, che negli anni venturi sostituirà il progetto “Janacek-Carsen”. Forse di Strauss si sarebbe potuto azzardare un titolo differente, visto che Salome è l’ultima opera straussiana presentata al Regio, nello stesso allestimento che si rivedrà a febbraio, ma attendiamo fiduciosi i titoli dei prossimi anni. Le opere più rare in cartellone sono, nei mesi primaverili, I Lombardi alla prima Crociata di Verdi (opera celebre di nome, ma poco allestita, soprattutto in questi tempi in cui rischia di essere sacrificata sull’altare del “politicamente corretto”) e il dittico novecentesco formato da Il segreto di Susanna di Wolf-Ferrari e La voix humaine di Poulenc, affidate alla voce di Anna Caterina Antonacci. Certo, il silenzio sotto cui, in assenza di una specifica domanda, sarebbero passati I Lombardi nella conferenza stampa di presentazione della stagione, testimonia come l’opera romantica italiana non sia al centro dei pensieri della direzione artistica torinese, ma non si può negare che il Regio abbia presentato un cartellone variegato, ricco di voci e direttori prestigiosi, che promette un interessante anno operistico – che si arricchisce di tre spettacoli di danza (a dicembre) e della parallela stagione di concerti – ai melomani del nostro territorio.

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