FortissimaMente“Sono fatto così, non ci posso fare niente!”. Chissà quante volte vi siete sentiti dire questa frase. È probabile che chi esordisce con questo motto vi abbia irritato, abbia avuto un comportamento inadeguato nei vostri confronti e magari lo abbia fatto così tante volte da esasperarvi. Avete provato a fare cambiare questa persona, ma avete faticato tanto per nulla. Dopo poco si presenta la stessa situazione. E magari avete notato che questa persona ripropone il suo comportamento strano anche con altri, così da risultare inadeguato agli occhi di molti.

Scommetto che dopo questa piccola descrizione vi sono già venute in mente alcune persone che rispecchiano questo atteggiamento. Molto probabilmente queste persone a cui avete pensato soffrono di quello che gli psicologi chiamano “disturbo di personalità”.

Il termine disturbo di personalità è indicato per definire un modo di percepirsi e comportarsi che si discosta da ciò che ci si aspetterebbe dalla società di appartenenza. Tale patologia è spesso difficile da diagnosticare in quanto non si manifesta con dei sintomi precisi, ma con uno stile di comportamento molto rigido, controproducente.

Le persone che ne soffrono non sono consapevoli di avere qualcosa che non va e si giustificano dicendo di “essere fatti così”, di “avere un brutto carattere”, di “non poterci fare nulla”, un po’ come se chiedessero a chi vive con loro di sopportarli perché si piacciono proprio così come sono.

Per questo motivo persone del genere difficilmente si rivolgono allo psicologo spontaneamente per chiedere aiuto ma, il più delle volte interpellano un professionista perché spronati dai familiari, che non li sopportano più! Nei casi in cui siano loro a richiedere un aiuto psicologico, inizialmente è difficile comprendere quale sia il problema. Si lamentano vagamente di molte cose, come ansia, depressione, insoddisfazione nei rapporti interpersonali, ma in realtà la radice della sofferenza è il loro modo di atteggiarsi nel mondo.

Nella mia esperienza lavorativa ho incontrato molti pazienti con un disturbo di personalità che si rivolgevano a me per via di una crisi di coppia. Persone di questo tipo possono avere alle spalle molti fallimenti sentimentali e solo dopo tante sofferenze riescono a capire che hanno bisogno di aiuto, e non, come hanno sempre pensato, di essere “sfortunati in amore”.

Analizzando le loro storie capiscono di commettere sempre gli stessi errori, e i loro partner li abbandonano sempre per gli stessi problemi. Lo sviluppo della personalità dipende da fattori sia genetici che ambientali, le esperienze positive della vita sono in grado di mitigare il disturbo, così come l’invecchiamento attenua alcuni tratti. Le persone con disturbo di personalità possono essere ben adattati a certi ambienti di per sé patologici che hanno favorito il mantenimento del disturbo ma una volta abbandonato l’ambiente di origine, la persona potrebbe sentirsi “un pesce fuor d’acqua”.

Ad esempio, una famiglia molto rigida potrebbe avere incentivato lo sviluppo di un disturbo ossessivo in un bambino che, fin da piccolo, è sempre perfezionista, ordinato, meticoloso ed eccellente nel rendimento scolastico. Questo modo di essere potrebbe risultare controproducente nel mondo del lavoro, dove è necessario essere dinamici, rapidi e delegare dei compiti ad altri. I colleghi di questa persona finiranno per trovarlo “strano” e avranno delle difficoltà a relazionarsi con lui. Le stesse difficoltà comprometterebbero anche la vita di coppia perché l’eccessivo perfezionismo e distacco renderebbe difficile trovare un equilibrio soddisfacente con un partner.

I pazienti con disturbi di personalità sono stati da sempre pazienti difficili, solo recentemente si sono fatti dei passi avanti nella cura. Ricordo che quando frequentavo la scuola di specializzazione i miei insegnanti raccomandavano di avere in cura solo un paziente alla volta di questo tipo, perché per un terapeuta sono davvero impegnativi. Per loro sono necessarie terapie di lunga durata in cui possano essere indagati gli schemi rigidi che caratterizzano il loro modo di fare.

Dopo un lungo lavoro, i pazienti possono imparare a modificare la loro visione di sé, del mondo e del futuro su cui basano le loro scelte quotidiane. Data la cronicità del loro disturbo, essi spesso credono che sia impossibile cambiare, sono sfiduciati, non riescono a capire come mai ricadono sempre negli stessi errori, per questo necessitano di un approfondito lavoro di presa di coscienza.

I disturbi di personalità sono suddivisi in tre gruppi:

  • disturbi di personalità in cui prevale la chiusura e l’evitamento delle altre persone: il paranoide, lo schizoide, lo schizotipico

  • disturbi di personalità con la difficoltà a gestire le emozioni: l’isterico, il borderline, l’antisociale e il narcisista

  • disturbi di personalità ansiosi: l’evitante, il dipendente, l’ossessivo compulsivo.

Per maggiori informazioni visita il sito: www.psicoborgaro.it

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