Ebbene sì, anche nella piccola, ed apparentemente tranquilla, Malta si può pagare con la propria vita il voler fare per bene il proprio mestiere.

In realtà, chi legge un minimo di cronaca estera sa che l’isola non è poi un paradiso terrestre, anzi… E’ proprio da qui parte la triste vicenda di Daphne Caruana Galizia, giornalista-blogger, 53enne madre di tre figli, “colpevole” di aver scoperchiato anche nella propria patria il vaso di Pandora rappresentato dai cosiddetti “Panama Papers”, ovvero il nome di un fascicolo riservato digitalizzato composto da 11,5 milioni di documenti confidenziali creato dalla Mossack Fonseca, uno studio legale panamense, che fornisce informazioni dettagliate su oltre 200 mila società offshore, includendo le identità degli azionisti e dei manager e mostrando come innumerevoli personaggi pubblici, industriali, funzionari pubblici, politici di alto rango nascondano i loro soldi dal controllo del fisco dei rispettivi Stati. Stiamo parlando di persone di diverse decine di nazionalità diverse.
Il dossier di oltre 2,6 terabyte, contenente documenti compromettenti risalenti fino agli anni settanta, è stata consegnata al Süddeutsche Zeitung nell’agosto 2015 e conseguentemente al Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ).
I fascicoli sono stati distribuiti ed analizzati da circa 400 giornalisti di 107 organizzazioni informative di oltre 80 paesi.

Tornando a Malta, il 16 ottobre scorso Daphne Caruana Galizia si era messa alla guida della sua auto da pochi minuti lasciando casa, quando una deflagrazione ha fatto saltare in aria la sua vettura senza lasciarle scampo.
Quindici giorni prima, la giornalista aveva presentato denuncia alla polizia per aver ricevuto minacce di morte. Secondo le prime indagini della polizia scientifica, l’esplosivo utilizzato sarebbe il Semtex: pare che l’origine di questo esplosivo militare sia la Libia e si comincia a parlare di traffico illecito di petrolio con l’Isis, una notizia che riguarderebbe anche l’Italia e di cui si sta parlando da poco.
Il Governo maltese del premier Muscat ha successivamente promesso una ricompensa di un milione di euro su chi porterà notizie utili al ritrovamento del, o dei, killer, ma la Caruana Galizia accusava nei propri articoli anche la moglie del premier, oltre ad appartenenti dell’opposizione.

La giornalista ha contribuito a svelare l’esistenza di alcune società offshore appartenenti a personaggi famosi maltesi e l’attentato mortale subito dimostra ancora una volta quanto fare informazione di denuncia sia percepita come un pericolo dai potenti e della criminalità organizzata. La famiglia ha chiesto inoltre la ricusazione della magistrata incaricata delle indagini sulla morte della propria congiunta, perché titolare di procedimenti giudiziari intentati contro la giornalista a causa del proprio lavoro.
La polizia starebbe indagando su alcuni articoli pubblicati a marzo (in cui la Caruana Galizia fa nomi e cognomi di persone, maltesi e non, su cui sta indagando e che l’avrebbero minacciata di morte) e su alcune telefonate ricevute dall’avvocato della blogger.

Intanto lo sdegno per l’uccisione è dilagato in mezza Europa e diverse migliaia di maltesi sono scesi in piazza chiedendo giustizia e le dimissioni del procuratore generale. Purtroppo, nel 2017 i giornalisti continuano a morire in Europa…

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