Ho avuto modo di seguire fin dal nascere il concorso indetto dalla Fondazione Gramsci, rivolto a studenti dei Licei artistici, dell’Accademia e ai giovani artisti sotto i 35 anni: si trattava di realizzare con qualsiasi tecnica un’opera d’arte che interpretasse alcuni temi trattati da Gramsci nei suoi scritti.
Un’idea brillante per ricordare la figura di Antonio Gramsci a 80 anni dalla sua morte, avvenuta il 27 aprile 1937: per gli artisti iscrizione gratuita, fatto che già depone a favore, a differenza di tutti quei concorsi che partono con la richiesta di denaro, quindi “popolare” come voleva Gramsci, poi una serie di tappe obbligate per conoscere la figura di questo pensatore: la visita in Torino alla Fondazione Gramsci e alle case in cui visse negli anni universitari, la visione di un film documentario sugli anni del confino a Ustica, l’indicazione delle opere di Gramsci da cui trarre ispirazione.
Dopo la presentazione fotografica dell’opera realizzata dagli artisti via internet, vi è stata una preselezione dei lavori relativamente all’adesione al tema, seguito dalla consegna delle opere scelte da una giuria di esperti e la loro esposizione nelle vetrine dei negozi, in modo da costringere la città a interrogarsi sulle opere esposte e sulla figura di quest’uomo di pensiero, troppo dimenticato, scomodo ma quanto mai attuale.
Significativo il fatto che nella presentazione del Concorso all’Accademia nessuno dei presenti sapesse rispondere alla domanda: ”Chi era Gramsci?” tranne una studentessa cinese che timidamente rispose: ”Un comunista!”

La Fondazione Gramsci che ha sede al Polo ‘900 di via del Carmine, 14 a Torino, ha messo a disposizione degli artisti una ricca biblioteca e persone molto disponibili a far da guida.

La lettura di “Lettere dal carcere” era una delle basi da cui partire, ma sicuramente conoscere attraverso il documentario “Gramsci 44” del regista Emiliano Barbucci, la vita di Gramsci durante i 44 giorni di confino ha messo in luce le qualità che più caratterizzano la sua figura: la forza morale, la capacità di affrontare le difficoltà, la voglia di riscatto non tanto per sé ma per tutti i giovani, per i suoi conterranei isolani, per tutte le masse che rimangono arretrate per mancanza di alfabetizzazione. Ecco le parole che accompagnano un’opera in concorso (ormai le votazioni sono chiuse e non temo di influenzarle!)

“Sul volto volitivo e squadrato di Antonio Gramsci ho sovrapposto Ustica, ma potrebbe essere anche l’amata Sardegna, terra-madre che sempre egli ha voluto agganciare al progetto di cambiamento e crescita di tutta la nazione. Ustica è l’isola in cui, nonostante la durezza del confino, il giovane Gramsci recupera energie fisiche e mentali. Qui mette in atto una delle azioni che ritiene più importanti per il progresso di un popolo: l’alfabetizzazione.
Nel ritratto, in basso a destra, la sorpresa di un guscio d’uovo in una base di mollica di pane. Antonio Gramsci lo racconta in una lettera dal carcere: si è costruito così, con il guscio delle uova tenute in serbo quando venivano servite in prigione, un piccolo servizio di… tazzine da caffè e questo ci parla del suo modo di affrontare le difficoltà, con ingegno e un pizzico di umorismo.
E questo insegnamento per noi giovani è quanto mai attuale! Dall’alto scende il riverbero rosso di una bandiera su cui ho inserito la scrittura gramsciana di una frase significativa, a lui molto cara: ”Odio gli indifferenti!” Monito che oggi più che mai grida contro l’apatia, il disamore politico, pone domande alla nostra quotidiana rinuncia ad operare, al lasciarci scorrere la realtà addosso perché sembra di non poter fare nulla per risolvere i grandi problemi che ci pone.
Gramsci ancora oggi indica a tutti i giovani la via per evitare …”il piagnisteo da eterni innocenti!”

Ecco mi pare che finalmente un concorso abbia offerto ai giovani artisti ben più di un premio (a tre vincitori, uno per ogni categoria, un premio in denaro e a due vincitori secondo la giuria popolare, un viaggio premio nei luoghi sardi della vita di Gramsci), viene loro offerta la possibilità di una vera crescita culturale, al di là delle bandiere di partito che oggi hanno colori ben sbiaditi.

Nazarena Braidotti

Leggiamo su Internet: POLO DEL ‘900

Il programma Polo del ‘900, avviato dalla Città di Torino e dalla Compagnia di San Paolo, mira a rivitalizzare i Quartieri Militari juvarriani di Torino con un progetto architettonico e urbanistico che si coniuga a un ambizioso progetto culturale.

Nei due palazzi San Celso e San Daniele di corso Valdocco trovano ora sede molti degli istituti culturali impegnati nella didattica, nella ricerca e nell’animazione culturale intorno al Novecento sociale, economico e politico torinese, nonché depositari di ricche fonti documentarie.

Grazie alla ricchezza di fonti documentate, alla pluralità delle esperienze e ricerca dei diversi enti culturali coinvolti nel progetto, il Polo diventerà il contenitore e l’attore di attività e iniziative capaci di far dialogare memoria e attualità.

Nei suggestivi Quartieri Militari Juvarriani si possono consultare volumi storici e attuali nella nuova e ricchissima biblioteca, visitare mostre temporanee, assistere a performance artistiche, musicali, teatrali e partecipare a workshop formativi sui grandi temi contemporanei del ‘900.

Non solo, al Polo del ‘900 si trovano anche sale per la didattica, un’area kids, una caffetteria e un bookshop.

ORARI PALAZZI E BIBLIOTECA

Palazzo San Daniele: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9:00-21:00; giovedì 9:00-22:00

Palazzo San Celso, Museo Diffuso della Resistenza: martedì, mercoledì, venerdì, sabato, domenica 10:00-18:00; giovedì 14:00-22:00; lunedì chiuso

Biblioteca e Sala lettura di palazzo San Daniele: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì 10.00-19.00; giovedì 13.30-19.00; sabato 15.00-19.00 (2° e 4° settimana del mese); domenica apertura 10.00-14.00 (2° e 4° settimana del mese)

Biblioteca e Sala lettura di palazzo San Celso: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì 9.00-13.00 e 15.00-18.00; venerdì 9.00-13.00

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