E l’Italia ha fatto l’ennesima brutta figura… A fine ottobre è stata pubblicata la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani secondo cui gli atti commessi dalle forze dell’ordine all’interno del carcere di Bolzaneto nei giorni del famigerato G8 di Genova nel luglio 2001 furono atti di tortura. In conseguenza di ciò, l’Italia è stata condannata a risarcire i danni ai ricorrenti (una quindicina di persone di diverse nazionalità) proprio per le azioni commesse dalle forze dell’ordine e per non aver, successivamente, condotto indagini approfondite ed efficaci. Le persone che hanno vinto la causa (ottenendo il diritto a ricevere tra i 10 mila e gli 85 mila euro a testa di risarcimento per danni morali) vennero rinchiuse nel penitenziario di Bolzaneto tra il 20 ed il 22 di luglio.
Come si può leggere nella sentenza, “i ricorrenti, trattati come oggetti per mano del potere pubblico, hanno vissuto durante tutta la durata della loro detenzione in un luogo “di non diritto” dove le garanzie più elementari erano state sospese”, ed ancora “l’insieme dei fatti emersi dimostra che i membri della polizia presenti, gli agenti semplici, e per estensione, la catena di comando, hanno gravemente contravvenuto al loro dovere deontologico primario di proteggere le persone poste sotto la loro sorveglianza”. Ben 48 i casi accertati.
Altro fatto grave, rimarca la sentenza europea, è che nessuno dei colpevoli ha scontato un solo giorno di galera per quanto commesso, essenzialmente per due ragioni: la prima è stata l’impossibilità di identificare i responsabili causa assenza di segni distintivi sulle uniformi, oltre alla lacunosa cooperazione da parte della polizia con la magistratura; la seconda, l’assenza del reato di tortura nell’ordinamento giuridico penale italiano, lacuna colmata, solo in parte, con l’entrata in vigore della legge in materia il 18 luglio scorso.
In realtà a fare ricorso alla Corte di Strasburgo furono 59 persone, molte di esse provenienti dalla scuola Diaz, un’altra pagina vergognosa della storia recente italiana, per cui il nostro Paese è stato condannato per lo stesso reato con una sentenza della medesima corte nel giugno di quest’anno.
Di queste 59 però 11 hanno accettato un accordo con il nostro governo che ha promesso di versargli 45 mila euro a testa per danni morali, materiali e spese legali: un’ammissione di colpa evidente da parte dello Stato. Le vittime in quei drammatici giorni sono state picchiate, private dei loro effetti personali (spesso mai restituiti), fatti denudare (in presenza di agenti di sesso opposto), costretti a respirare gas urticanti, gli è stato negato il diritto a contattare parenti e avvocati, costretti a inneggiare al duce ed al fascismo. Ciliegina sulla torta, nella stessa sentenza l’Italia è stata condannata anche perché, nel 2004, due detenuti sono stati condannati da alcuni agenti di polizia penitenziaria nel carcere di Asti.

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