Domenica 1° ottobre scorso si è tenuto il referendum, indetto dalla Generalitat (il parlamentino catalano), per esprimersi sull’eventuale indipendenza della Catalogna dallo Stato centrale spagnolo.

Il voto era, ovviamente, riservato ai residenti della Regione autonoma. Il referendum è stato naturalmente osteggiato dal Governo Rajoy.
Lungi da me mettermi a giudicare sulla correttezza e liceità delle richieste di parte della Catalogna: qualcuno dice che le rivendicazioni partono da quanto subito sotto il Franchismo, in realtà bisognerebbe partire diversi secoli prima.
La Catalunya è, in effetti, altro dalla Castiglia, a partire dalla lingua, ma ciò è sufficiente per creare uno stato indipendente, stante la larga autonomia vigente? Ad oggi, 28 ottobre, la situazione, grazie alla politica di ambo le parti, è peggiorata assai: il Parlamento catalano ha proclamato l’indipendenza, il Governo spagnolo lo ha sciolto e minaccia di far arrestare il presidente catalano Puigdemont ed i suoi collaboratori (dopo aver già fatto arrestare i leader indipendentisti).
Sembra di vivere un incubo: nell’Unione Europea succede tutto ciò? Davvero?
Ma le cose scandalose che hanno fatto ripiombare la Spagna in un clima franchista sono avvenute proprio quella maledetta domenica e lì vorrei concentrarmi: è successo di tutto. Si è votato in seggi improvvisati sotto il divieto del Governo centrale, nonostante il sequestro di locali e di materiale elettorale. Già perché per il Governo Rajoy la consultazione viola l’art.155 della Costituzione spagnola sull’inviolabilità dell’unità nazionale. Le scaramucce andavano avanti da un po’ in un dialogo tra sordi, ognuno per la propria strada, convinti di aver ragione a priori. Magari un po’ più di dialogo a monte e di elasticità avrebbe evitato lo scempio.
Già, perché le tv di tutto il mondo hanno trasmesso le cariche della Guardia Civil contro gente inerme, colpevole solo di voler votare e di trovarsi in seggi non autorizzati da Madrid.
Abbiamo visto agenti in tenuta antisommossa trascinare per i capelli donne o colpire in testa anziani. Nessuno di loro era a volto coperto, nessun black bloc, solo resistenza passiva pensando di avere ragione. Persino dei pompieri sarebbero stati picchiati dai poliziotti mentre cercavano di difendere dei cittadini caricati, ma la notizia (e le foto relative) sarebbe controversa.
I poliziotti “nazionali”, oltre duemila, sono giunti su tre navi da crociera ancorate nei porti di Barcellona e Tarragona, come rinforzo e per ovviare ad una certa “inerzia” dei Mossos de Esquadra, la polizia catalana accusata dal Ministero dell’Interno di assecondare il Governo catalano.
In realtà, la polizia regionale sarebbe intervenuta in diversi casi nei seggi per sequestrare il materiale, ma senza utilizzare i metodi brutali di molti dei colleghi della Guardia Civil. Fatto sta che il capo dei Mossos è stato accusato di sedizione ed in data odierna è stato rimosso dal comando su ordine del Ministro dell’Interno, visto lo scioglimento del Governo autonomo.
Davvero un brutto spettacolo, non degno di un Paese membro dell’Unione Europea, ma d’altronde non è la prima volta. Siamo arrivati addirittura al controllo delle trasmissioni delle tv catalane… Come andrà a finire? Non si sa, ma di certo, ancora una volta, l’Unione Europea ha perso un’occasione per intervenire e far vedere che esiste: sollecitata dal Governo catalano, ha risposto che è tutta una questione interna spagnola e che, comunque, ha ragione il Governo centrale.
Sprecarsi però almeno a fare un po’ di mediazione diplomatica?

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