Camminare fra le opere di Ugo Nespolo è come partecipare ad una festa in cui si celebrano il colore e gli innumerevoli aspetti della creatività.

E’ impossibile riassumere in poche righe la stupefacente quantità di esperienze, lavori, mostre, incarichi, ruoli in varie Istituzioni con cui l’artista si è misurato durante la lunga carriera, nonché i mezzi espressivi, le tecniche ed i materiali sperimentati.

L’autore scrive libri, crea circoli di discussione tra intellettuali, nel 1973 fonda a Milano -insieme a Baj – il “Premiato studio Nespolo e Baj” e, successivamente, l’”Istituto Patafisico Ticinese”: la “patafisica” è una corrente artistica che il suo fondatore Alfred Jarry (1873–1907), scrittore e drammaturgo,  definisce “la scienza delle soluzioni immaginarie […]”, una via per attribuire ai fenomeni interpretazioni non univoche e non condizionate dall’abitudine.

Secondo Paolo Levi “A livello critico lo possiamo definire un postfuturista”: Nespolo raccoglie infatti l’eredità delle irriverenti geometrizzazioni di Depero ed altresì il carattere ludico e multidisciplinare delle esperienze futuriste, occupandosi di pittura, scultura, design, grafica pubblicitaria, illustrazione, abbigliamento, scenografia e costumi per opere liriche, con l’intento di portare l’arte all’interno della vita quotidiana.

Ugo Nespolo “Al Moma” Acrilici su legno

La produzione di Nespolo è caratterizzata da un’impronta ironica e trasgressiva, mentre il suo operare si distingue per una capacità tecnica volta all’”artigianalità”, quale la lavorazione del legno attraverso la composizione lineare curvilinea del caratteristico “puzzle”, presente nella sua produzione fin dal 1966, nella prima mostra “La logica del puzzle” tenutasi alla galleria “Il Punto” di Torino.

L’autore, dopo aver attraversato le più significative stagioni dell’arte in Italia ed all’estero -Arte concettuale, poverista, pop -, approda ad un’espressività vicina al postmodernismo; alle interpretazioni intellettualistiche condotte da amici quali Lucio Fontana, Baj, Merz oppure Boetti, preferisce un approccio “scanzonato” ed il recupero “desacralizzante” delle icone del passato (“Da Rosso Fiorentino”), dimostrandosi spesso critico nei confronti del “sistema dell’arte” in cui le opere diventano via via fruizione “elitaria” dei grandi collezionisti anziché essere incluse nella vita quotidiana del ceto medio (come sottolinea nella famosa “serie dei musei” iniziata nel 1976, che tuttora prosegue).

Nespolo si distingue altresì nella videoarte poiché, a partire dal 1967, negli Stati Uniti, entra in contatto con il Newdada e con i post-dadaisti del movimento Fluxus, oltreché con il cinema underground di cui accoglie la poetica frammentata: “Non vogliamo film mistificatori, ben fatti, persuasivi, ma grezzi e mal fatti, purché vitali” (“New American Cinema Group”). Con Edoardo Sanguineti realizza quindi il film “Film/a/To” (2001).

A Torino, la galleria d’arte “Malinpensa by La Telaccia” (fondata nel 1972) (Corso Inghilterra 51) inaugura il nuovo invitante spazio espositivo con la mostra personale dell’artista, prevalentemente incentrata su opere “da parete”. Il catalogo accoglie la presentazione critica di Monia Malimpensa.

Ad Aosta, invece, presso il Centro Saint-Bénin, è allestita l’esposizione “A modo mio. Nespolo tra arte cinema e teatro”. Esposizione e catalogo a cura di Alberto Fiz; testi in catalogo di Fiz, P. Bellasi, M. Ferraris, D. Jorioz, U. Nespolo. La mostra raccoglie i differenti aspetti della produzione dell’autore, inclusi bozzetti per scenografie e costumi teatrali, tappeti, oggetti, esempi di videoarte e finanche il cartone animato Yo Yo, a firma di Nespolo, trasmesso dalla RAI.

A Castellamonte è presente altresì in piazza della Repubblica l’opera permanente, disegnata dall’autore, “Monumento alla stufa”. Le formelle, realizzate dagli artisti Sandra Baruzzi e Guglielmo Marthyn, con il supporto degli allievi del Liceo Artistico Statale Felice Faccio di Castellamonte, sono state cotte dalle fornaci dell’impresa artigiana “La Castellamonte” di Roberto Perino e Silvana Neri.

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