Fino a pochi anni fa il nome di Ildegarda mi era sconosciuto, poi un amico mi ha regalato una sua biografia e mi ha detto di leggerla, mi sarebbe piaciuta e avrei scoperto di avere molti punti di interesse in comune con lei. La cosa mi ha lusingata e soprattutto incuriosita, l’ho letta: aveva ragione, uno dei più grandi personaggi femminili mai esistiti, non conosciuta come meriterebbe, ma a questo si può rimediare. Alcuni cenni sulla sua storia sono rivelatori dell’attualità e modernità del suo pensiero di studiosa, ambientalista, viaggiatrice e riformatrice.

Nacque, ultima di dieci fratelli, a BermersheimvorderHöhe, vicino ad Alzey, nell’Assia-Renana, nell’estate del 1098, un anno prima che i crociati conquistassero Gerusalemme, morì il 17 settembre 1179. L’uomo e l’universo, secondo il pensiero di Ildegarda, sono così indissolubilmente legati che lo stato di salute o di malattia dell’uno si ripercuote sull’altro. Caratteristica singolare della vita della religiosa fu soprattutto la sua capacità di ricevere visioni divine; si tramanda che la prima visione sia avvenuta a 5 anni, ma la vera svolta fu ben più tardi, a 42 anni, come lei stessa ricorda nella sua prima opera profetica, Scivias (acronimo di Scivovias Domini)

Ildegarda di Bingen divenne famosa nel Medioevo e ancora oggi viene ricordata per una particolarità: le visioni che derivavano da Dio le indicavano anche come strutturare il suo sistema di cura.

Le visioni di Ildegarda, iniziate in tenera età avrebbero contrassegnato tutta la sua esistenza. All’età di otto anni, a causa della sua cagionevole salute, era stata messa nel convento di Disibodenberg dai nobili genitori, Ildeberto e Matilda di Vendersheim, dove fu educata da Jutta di Sponheim, giovane aristocratica ritiratasi in monastero. Prese i voti tra il 1112 e il 1115 dalle mani del vescovo Ottone di Bamberga

Trasferitasi nel monastero di Rupertsberg, da lei stessa fondato nel 1150, si dice facesse vestire sfarzosamente le consorelle, adornandole con gioielli, per salutare con canti le festività domenicali. Nella sua visione religiosa della creazione, l’uomo rappresentava la divinità di Dio, mentre la donna idealmente personificava l’umanità di Gesù. Nel 1165 fonderà un altro monastero, tuttora esistente e floridissimo centro religioso-culturale, ad Eibingen, sul lato opposto del Reno. Il monastero è visitabile, e nella chiesa si possono ammirare gli affreschi che ritraggono i momenti più salienti della vita di Ildegarda e i segni straordinari che accompagnarono il momento del suo trapasso, avvenuto il 17 settembre 1179.

Nell’arco di una dozzina di anni, tra la fine del 1159 e il 1170, compì quattro viaggi pastorali, predicando nelle cattedrali di Colonia, Treviri, Liegi, Magonza, Metz e Würzburg.

Con questo stesso spirito Ildegarda si dedica alle ricerche in campo medico e terapeutico, convinta che le malattie, fisiche o psichiche, da cui l’umanità spesso è afflitta, siano la conseguenza visibile di una rottura di quel legame meraviglioso, che trasmette la sua carica vitale e tiene unite insieme tutte le cose esistenti. Infatti, ogni oggetto del creato per lei è connesso da un unico filo, che ne tesse la trama straordinaria; tutto è messo in moto da un’energia suprema, che Ildegarda esprime attraverso il termine, quasi intraducibile, di viriditas (l’energia verdeggiante).

Questa forza, riconoscibile a tutti i livelli, sia fisico che spirituale del cosmo, si palesa in modo evidente e immediatamente percepibile nelle cose naturali, come principio che conferisce il potere terapeutico alle sostanze naturali; mentre nell’uomo è l’anima o principio di vita e movimento. Inoltre secondo la sua visione, la salute dell’essere umano si regge sul benessere non solo corporeo ma anche mentale, anticipando così la medicina olistica moderna, perché anche preoccupazioni e cattivi pensieri possono condurre alla malattia.

Ildegarda e la sua medicina mistica

Rifacendosi alla medicina umorale elaborata da Ippocrate e Galeno, Ildegarda attribuisce agli elementi (aria acqua terra e fuoco) quattro qualità: il caldo, il freddo, il secco e l’umido che ne caratterizzano l’azione e l’effetto sugli esseri viventi. Ma a questa teoria unisce il suo concetto di veriditas, che come abbiamo visto costituisce la potenza vivificante responsabile dell’equilibrio e del benessere psicofisico dell’uomo e della natura.

Nell’opera “Physica” sono trattate le scienze naturali e vengono descritte le proprietà curative di erbe, alimenti e pietre. Per ottenere ciò che serve per vivere sani, bisogna perciò attingere alla Natura in modo da ristabilire l’equilibrio fra l’Uomo, il Cosmo e le Forze che regolano questa relazione.

La medicina di Ildegarda, infatti, ha due anime: una scientifica, come dimostra il fatto che alcune sue preparazioni sono ancora attuali, e una mistica, perché crede che il suo sapere abbia origine divina.

I rimedi terapeutici di Ildegarda: piante cristalli e alimenti

In “Herborasempliciorum”, Ildegarda di Bingen elenca e illustra le erbe coltivate nei monasteri e da cui vengono tratti i rimedi. Studia le proprietà puramente materiali delle piante o delle pietre, ma non si ferma all’esame esteriore: le interessa piuttosto scoprire i poteri terapeutici nascosti in esse; virtù che ritrova anche nella musica e nel potere intrinseco alla parola. Attribuiva anche alle pietre un effetto curativo, proprio perché anch’esse possiedono l’energia verdeggiante diffusa in tutto il creato, anticipando quella che oggi è chiamata la “cristalloterapia”. In generale, Ildegarda suggeriva di usare i cristalli indossandoli oppure preparandoli in modi diversi a seconda dei casi.

Nel suo “Causa e curae” spiega come si generano le malattie e cosa fare per riacquistare la salute. La badessa utilizza un metodo completamente innovativo per l’epoca: non descrive solo la forma delle piante e le caratteristiche del rimedio, come si usava nei trattati di erboristeria del Medioevo, ma illustra anche l’effetto che la sostanza produce quando entra in relazione con l’uomo, distinguendo l’efficacia del rimedio in base al sesso, alla costituzione, e allo stato di salute o di malattia di chi lo riceve.

Santa Ildegarda di Bingen, è stata proclamata da Benedetto XVI Dottore della Chiesa il 7 ottobre 2012 e compare sul calendario dei santi il 17 settembre,

L’intervento riformista della donna nella Chiesa del tempo risulta forte e tenace: ella propone un nuovo ideale di vita monastico, non più rigorosamente claustrale, nel tentativo di risvegliare le coscienze di un’epoca di profonde innovazioni. La condizione di Ildegarda era assai singolare per i tempi, anche a prescindere dalle visioni; tra il 1158 e il 1163 viaggia per monasteri, tenendo discorsi nelle riunioni di Capitolo e addirittura prediche e conferenze pubbliche in cattedrali prestigiose, quali quelle di Colonia e Treviri, evento assai raro per una donna all’epoca; inoltre compie esorcismi, e, infine, intrattiene relazioni e corrispondenza con personaggi importanti, anche lontani dal mondo della Chiesa, come, per esempio, Federico Barbarossa. Muore nel 1179 alla bella età per l’epoca di 81 anni.

Tempo fa durante una passeggiata a Devesi, case Novero, ho scoperto questa edicola votiva a lei dedicata, casualità?

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