Addio focaccia, bye bye pizza e lasagne, a mai più panino con la mortadella: chi pensa che il peggior nemico del celiaco, il glutine, abbia messo al bando alcuni dei cibi più prelibati della cucina italiana si sbaglia di grosso. Recentemente un gruppo di volontari rappresentanti i celiaci di Caselle e dintorni, in collaborazione con la sede di Piemonte e Valle d’Aosta di AIC (Associazione Italiana Celiaci), ha organizzato un corso per imparare a lavorare la farina senza glutine. “Mani in pasta” era il titolo della manifestazione a cui hanno partecipato una cinquantina di persone tutte interessate dal problema della celiachia, che seguendo le tecniche impartite dalla signora Maria Luisa Bosich della ditta Molino Rivetti, azienda del bresciano che produce farina senza glutine, ha imparato a impastare pane e pasta e infornato pizza, piadine e biscotti con le speciali farine gluten-free. Abbiamo parlato con la referente AIC per la zona dell’area del Canavese, Giuliana Giacoletti, mamma celiaca di quattro figli, due dei quali ha riscontrato lo stesso problema.

 

 

Come vive una famiglia di celiaci?
“Sono nove anni che ho scoperto di essere celiaca, da quando ero in attesa del mio ultimo figlio Oscar, nello stesso periodo si è evidenziato il problema anche per Marta e per Sara le mie due figlie, da allora abbiamo cominciato contro il glutine una guerra senza quartiere. Se pensate che per evitare il glutine sia sufficiente eliminare pane pasta e i prodotti a base di grano, vi sbagliate di grosso – commenta Giuliana – il problema maggiore sono le contaminazioni di altri cibi.”

E’ proprio così, il glutine, infatti, che suscita nei celiaci una reazione autoimmune e provoca lesioni alle pareti intestinali, è un ottimo addensante e per questo l’industria alimentare fino a oggi ne ha fatto un uso indiscriminato. Inoltre se in uno stabilimento vengono prodotti alimenti che contengono farina di uno o più cereali con glutine, anche il resto della produzione è a rischio per via delle potenziali contaminazioni. Le conseguenze sono facili da intuire: l’odiato complesso proteico può essere nascosto praticamente ovunque, dalle caramelle ai dadi da brodo, dalle sottilette ai ghiaccioli, dall’uovo di Pasqua alla pancetta. Paradossalmente è più facile sostituire gli alimenti proibiti con i loro corrispettivi gluten-free, dalla pasta al pane alla pizza, piuttosto che lanciarsi nella gimkana della spesa di alimenti industriali dove il glutine, anche quando non è tra gli ingredienti, è però sempre in agguato.

Cosa fa un referente AIC?
“Informiamo il paziente delle agevolazioni sanitarie che spettano, offriamo un sostegno per l’avvicinamento alla dieta senza glutine e lo mettiamo in contatto con le persone affette dallo stesso problema.”

“Ho sentito parlare di un progetto di inclusione molto ambizioso a cui state lavorando: partecipare agli eventi sociali della nostra comunità. A che punto siete?
“Da sempre creiamo momenti di aggregazione, ogni anno organizziamo delle cene a cui i celiaci partecipano sempre più numerosi. Però questo non basta: non vogliamo che al celiaco sia preclusa la possibilità di partecipare agli eventi sociali. Vogliamo che le persone affette da questa malattia non si sentano isolate. AIC ha sviluppato uno dei progetti più importanti degli ultimi anni si tratta di AFC “Alimentazione fuori casa” che si rivolge principalmente ad alberghi e ristoranti e nasce con l’obiettivo di creare una rete di strutture informate sulla cucina senza glutine, in grado di offrire un servizio attento rivolto al cliente celiaco. Il celiaco può condurre una vita normale soprattutto perché sempre più ristoranti, aziende e industrie alimentari si stanno adoperando per fornire la loro alternativa ad hoc. Oramai in tutte le città italiane ci sono ristoranti che offrono menu studiati. Questo dimostra che partecipare si può. Noi vorremmo coinvolgere la comunità di Caselle come promotore di questa iniziativa: chissà magari al prossimo “Costina Party” potremmo avere un tavolo dedicato a noi.”

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