Oramai il Black Friday, si è imposto in tutto il mondo, quindi l’Italia non poteva di certo esimersi da questa, ennesima, tradizione importata dagli Stati Uniti.
Ma cos’è il Black Friday?
Il “venerdì nero” è il giorno, per la precisione il venerdì dopo la festa del Ringraziamento, in cui i commercianti americani propongono sconti particolarmente allettanti per invogliare le persone a fare acquisti, dando il via allo shopping di Natale.

Una tradizione che giunge dagli anni ’60 e che vedeva indicare nei registri contabili con l’inchiostro nero i conti in positivo, da cui la dicitura “black”.
Lungi da me utilizzare questa modesta rubrica per fare un’analisi sociologica del perché tutto ciò che arriva dagli States prenda così piede in Europa, tanto meno dare un giudizio… Volevo solamente porre l’accento su un allarme che arriva proprio dagli Stati Uniti sul loro Black Friday.
Questo allarme arriva niente meno che dall’FBI, facendo passare in secondo piano il fatto che per la prima volta gli acquisti on line hanno superato quelli tradizionali: nelle sole 24 ore del venerdì, sono state vendute ben 203 mila armi (tra pistole e fucili), superando quindi nettamente le 185 mila dell’anno scorso.

Perché la notizia arriva dalla polizia federale?
Perché è l’organismo deputato di effettuare i controlli nei propri database sui precedenti penali di chi ha acquistato un’arma. Pare che ad innescare l’impennata delle vendite (a parte i prezzi scontati) sia la discussione in atto, dopo l’ennesima strage (questa volta in una chiesa del Texas: un ex militare ha acquistato legalmente le armi che ha utilizzato per uccidere 26 persone), sull’eventuale irrigidimento nelle regole, piuttosto blande finora, che consentono ad un cittadino americano l’acquisto di un’arma.
Sembra improbabile che Trump acconsentirà ad una qualsivoglia restrizione, ma le stragi sono davvero frequenti. Inoltre l’FBI pare faccia sempre più fatica a mantenere sufficientemente aggiornato, in tempi stretti, il database a causa della crescente vendita degli articoli di questo settore (nel 2016 si parla di oltre 27 milioni di richieste di controllo al database!) che non conosce mai crisi negli States, quindi il rischio di far avere un’arma (e non si parla solo di una “semplice” pistola), legalmente, a chi ha precedenti penali e/o problemi psichiatrici non è insignificante.

Certo che andare contro la potente lobby delle armi (la National Rifle Association) non è facile per nessuno, ma di sicuro Trump non pare uno che ha intenzione di limitare la vendita di armi a priori, viste le idee che professa e la campagna elettorale che ha fatto.
Oltretutto basta vedere come si comporta in politica estera, e leggere gli investimenti sul potenziamento della difesa, per capire che non è di sicuro un pacifista.

Certo che fa venire i brividi rendersi conto che quella che continua a dichiararsi la più grande democrazia del mondo, ha bisogno di avere i suoi cittadini armati fino ai denti. L’epoca del Far West dovrebbe essere finita da un bel po’…

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