Con i due Consigli Comunali del 21 dicembre 2017, i Comuni di Caselle e Borgaro hanno deliberato lo scioglimento (al 31 dicembre) del CIM (Consorzio Intercomunale Mappano): il consorzio era nato per ottimizzare l’erogazione dei servizi (essenzialmente scolastici e manutenzione del verde) nella frazione mappanese.

Con l’elezione, nel giugno scorso, della prima Amministrazione Comunale di Mappano, il consorzio ha perso la sua ragione d’essere.
Ma le delibere non sono state indolore: le opposizioni (soprattutto borgaresi) non erano affatto convinte, il sindaco Grassi ha addirittura minacciato di adire le vie legali per interruzione di pubblico servizio.
Le decisioni assembleari erano state, in un certo senso, “annunciate” dalla lettera inviata dai 4 sindaci dei Comuni cedenti al sindaco di Mappano il 20 dicembre; vi si può leggere: “Per quanto attiene i servizi a domanda individuale, si prende atto che il Comune di Mappano subentrerà a far data dal 1 gennaio 2018 alla gestione già in capo al C.I.M.; pertanto dalla stessa data ogni onere gestionale, economico e finanziario correlato alla gestione dei detti servizi farà capo direttamente al nuovo Comune”. Ed ancora: “(…) Dal 1 gennaio 2018 inoltre i dipendenti del C.I.M. diverranno dipendenti del Comune di Mappano”. Come si può ancora leggere nella delibera approvata dal Consiglio Comunale di Caselle (del tutto simile a quella approvata da Borgaro): “Con deliberazione dell’Amministrazione Consorziale n. 11 del 23.06.2017, a seguito dell’invito del Sindaco del Comune di Mappano, si è stabilito di approvare (…) accordo con la nuova municipalità, continuando ad avvalersi del C.I.M sino a nuove convenzioni o altre forme di organizzazione”.
Si fa poi riferimento ad una nota, protocollata il 4 dicembre, del sindaco di Mappano che “propone il trasferimento del personale e dei beni mobili del Cim, con decorrenza 01.01.2018”.

La dichiarazione in materia del sindaco di Caselle Luca Baracco: “La votazione di questa delibera è un passaggio storico per la nostra comunità.
Dopo tanti anni di legittima esistenza, il Consorzio è stato chiuso, ma è stato un atto dovuto, in ossequio all’istituzione della nuova municipalità di Mappano. Non è stato di certo un nostro capriccio: non era più giustificabile, in osservanza al principio dell’invarianza di spesa, la duplicazione di costi.
Da sei mesi, Mappano ha un suo Consiglio Comunale ed una Giunta: la Corte dei Conti ci avrebbe sicuramente chiamati in causa, Caselle e Borgaro, per assumerci la responsabilità di questo uso improprio di fondi pubblici.
Poi non capisco lo scalpore: è da mesi che discutevamo, nell’assemblea dei sindaci, dello scioglimento del CIM a fine anno e il collega Grassi era d’accordo con noi. Non capisco cos’è cambiato nel frattempo”.

Il punto di vista del collega borgarese Claudio Gambino: “Che il CIM sarebbe stato sciolto alla fine del 2017 si sapeva già da almeno 6 mesi (anche di più veramente se vogliamo essere onesti), con la nascita del Comune di Mappano, e Grassi era d’accordo: non capisco ora questo suo atteggiamento nei nostri confronti. Oltretutto basta fare un’analisi per capire di cosa si occupava il Consorzio fino al 31 dicembre scorso: la partita dei servizi scolastici e la manutenzione del verde pubblico.
Ora, a Borgaro, ma mi risulta che a Caselle sia lo stesso, ad occuparsi della scuola sono tre persone: un’impiegata, una caposettore e l’assessore. Oltretutto, il grosso del lavoro è a settembre, quindi per quest’anno scolastico il servizio è già a posto: si può quasi dire che viaggi da solo.
Il verde? In inverno è fermo, se ne riparla a maggio… Mi sembra si stia facendo molto rumore per nulla. Inoltre, dal 1° gennaio 2018 come possiamo giustificare alla Corte dei Conti una duplicazione dei costi? A Mappano ora esiste un’Amministrazione comunale ed una Giunta: bisogna solo cominciare a camminare da soli”.

L’accusa del collega mappanese Francesco Grassi: “La chiusura del CIM? certo che siamo d’accordo, ma con tempi ragionevoli e a norma di legge. Le delibere votate da Borgaro e Caselle il 21 dicembre sono state una forzatura inaccettabile: ci eravamo sentiti solo il giorno prima e poi? Cosa è successo? Perché questa chiusura improvvisa? Servivano, e servono, almeno altri sei mesi: abbiamo dichiarato a più riprese la nostra disponibilità, ovvia, ad assorbire le funzioni ed i sei dipendenti del CIM.
Anche la Città Metropolitana ed i nostri consulenti legali concordano sul fatto che queste delibere non stanno in piedi, se non altro a livello temporale”.

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