La storia di questo mese è un auspicio ed un augurio di buon inizio per tutti, consapevoli che il futuro non lo si indovina ma  lo si disegna con contorni mai nitidi e netti, nelle scelte quotidiane, negli incontri voluti o casuali che la vita ci riserva. Il  futuro tiene in mano le chiavi del domani ma sono le radici del passato a tenerlo in piedi.”Comincia adesso da dove sei. Usa quello che hai. Fai al meglio quello che puoi. Che altro ti serve ?” dice un detto zen. La storia di Edoardo Guglielmetto è fatta di tutto questo: di una famiglia, di “maestri”, di scelte coraggiose, di sacrificio e dedizione,  di uno sguardo aperto ed entusiasta verso ciò che sarà.

“Sono nato a Ciriè – racconta Edoardo-  ma ho sempre abitato a Caselle. Ho una sorella maggiore di nome Elena, soprannominata “Jaja”, a cui sono molto legato e seguo come una guida/sherpa.

Prima di iniziare la scuola dell’infanzia ho avuto l’opportunità di trascorrere molto tempo con i nonni materni e paterni e questo ritengo mi abbia influenzato nella  inesauribile voglia di esplorare il mondo: si sa i nonni sono quelle persone che con un piccolo gesto, ti aprono il “portone” delle meraviglie!

Per ognuno di loro ho un sacco di ricordi, per esempio mi rivedo bambino con i  nonni paterni nei pomeriggi  trascorsi a preparare la marmellata di albicocche cercando i “giuvanin”, oppure, con quelli materni  nelle giornate passate nell’orto e, come dimenticare la  mia prima volta in bici senza rotelle… ma questi sono solo flash, potrei raccontare per giorni e giorni senza mai smettere.

Ma la mia vita, fin da piccolo è stata vissuta intensamente anche nella mia seconda casa: Sestriere. Grazie alla passione di mio papà, trasmessa a tutta la famiglia, ho fin da subito potuto assaporare il mondo magico della montagna, sia in inverno che in estate. Ho messo gli sci ai piedi per  la prima volta nel Natale ‘99 e da quel giorno non li ho più tolti….

Anche degli anni della scuola elementare  ho un sacco di ricordi a cui spesso penso.

L’estate della seconda elementare fu speciale: ero diventato così “grande” da poter finalmente andare a Pialpetta. La baita, il Don, gli animatori,  la polenta con lo  spezzatino, il fascino della montagna, furono vere esperienze di autonomia e di vita.

A scuola sono sempre andato volentieri e l’ho sempre alternata con lo sport, grazie  soprattutto ai miei genitori che mi hanno costantemente sostenuto in spostamenti, impegni e spese, ma anche grazie ai “maestri di vita” che ho incontrato nel mio percorso, che mi hanno trasmesso passione, sacrificio e dedizione: da Alessandro Riba, direttore tecnico del T.C.  Caselle, mio caro amico e stimolatore oltre che maestro, a tutti gli allenatori dello Sci Club Sestriere (da Clody, Omar, Pulce, Giurda ed Ala) con cui ho potuto condividere e accrescere la mia passione per la neve.

La sveglia alle 5 del mattino, il freddo delle piste alle 6:30,  i pomeriggi post-sci passati a studiare,  le bufere,  le lezioni con gli allenatori: sono state  tutte esperienze che mi hanno insegnato che se si ama veramente qualcosa si è disposti a rischiare e a sacrificarsi.

La terza superiore al Liceo Scientifico Internazionale ad indirizzo cinese presso l’Umberto I  fu impegnativa e mi propose un altro bivio: dedicare più tempo allo sci , accantonando un po’ la scuola, per testare le mie reali possibilità agonistiche a livello nazionale, oppure no? Non fu facile  ma decisi di far prevalere la scuola, naturalmente ripromettendomi che lo sci avrebbe sempre fatto parte del mio DNA. E così è stato: nel novembre 2016 ho ottenuto la qualifica di Maestro di Sci.

Durante la quinta superiore venne il momento di decidere cosa fare da grande e scelsi la facoltà di Ingegneria Meccanica al Politecnico di Torino.

Durante il primo anno di Università,  ho svolto la mia prima stagione invernale da Maestro di Sci, collaborando con la Scuola Nazionale Sci Sestriere. Penso sia stato uno degli inverni più impegnativi e gratificanti: grazie all’opportunità e alla fiducia datami dallo Sci Club, ho seguito un gruppo di 10 “Aquilotti” di età dai 3 ai 5 anni. Naturalmente i momenti per “tirare due curve” in velocità non sono mancati, ma le emozioni che mi ha regalato l’insegnamento sono indescrivibili. Non dimenticherò mai l’ultimo giorno della stagione passato  a piangere in mezzo ai  miei dieci “Aquilotti”.

Grazie ai miei genitori ed al Convitto “Umberto I” ho avuto la fortuna di viaggiare molto: Stati Uniti, Marocco, mezza Europa, Australia e Cina.

Quest’ultima  è stata per me una meta speciale. Sono stato a Shanghai  tre volte con il Convitto a studiare lingua e cultura cinese. Quando ripartivo per far ritorno a casa, sentivo dentro di me di aver “tralasciato qualcosa da fare” e mi dicevo “Io qui prima o poi  ci tornerò!”

La passione del Viaggio con la “V” maiuscola, vera e propria esperienza di vita, penso sia un gene ereditario: nel 2007 ho visto partire per la prima volta mia sorella  Elena per un’esperienza all’estero e da quell’anno, altre 7 volte,  per 7 anni , fino a vederla trasferirsi in Francia. Ogni volta che se ne andava si mescolava in me un guazzabuglio di emozioni: gioia per lei e tristezza e  malinconia per me che restavo ad aspettarla. Mi consolava l’idea che, quando sarebbe tornata, anche solo per pochi giorni, mi avrebbe portato in dono  un pezzo di quel mondo lontano che tanto mi affascinava. Questo è uno dei motivi per cui, durante il primo anno al Politecnico, ho deciso di partecipare al Progetto POLITONG, che prevede di frequentare il secondo anno presso l’Università di Tong Ji a Shanghai, in Cina, con corsi in lingua inglese. Un motivo per ritornare nello Stato del Dragone e cercare di colmare quella “sensazione di incompiuto” avuta anni prima.

Sto vivendo la mia esperienza da studente extra-Erasmus qui a Shanghai. Quando se ne sente parlare da chi l’ha già vissuta è una cosa, viverla è tutt’altro.

Prima della partenza ero entusiasta ma arrivato qui, sapendo di aver lasciato a 9.000 km di distanza famiglia, affetti importanti, amici e che ero atteso  da 10 mesi di prove e difficoltà mai vissute precedentemente, non nego di aver avuto pensieri contrastanti sulla decisione presa.

Tuttavia, giorno dopo giorno, sto convincendomi che quello che sto vivendo sarà per sempre, un’esperienza fondamentale per il mio futuro. Rifletto sull’opportunità che mi è stata data, sto stringendo amicizia con i miei “compagni di avventura” e metto in pratica ciò che mia sorella mi ha trasmesso e che lo sport mi ha insegnato: non mollare mai! Spero di “imparare” molto da quest’anno, sia a livello universitario che a livello personale.

Shanghai è una metropoli di 20 milioni di abitanti, distribuiti su circa 6.300 km quadrati, 14 linee della metro. Per fare un paragone, in Piemonte vivono 4,7 milioni di persone su 25.400 km quadrati, il resto immaginatelo voi.

Fortunatamente il mio campus si trova a 40 km dal centro città ed ha un grande parco che sicuramente non può sostituire l’immagine dei nostri campi coltivati, ma almeno “colora” di verde.

In questo momento se mi chiedessero cosa vedo nel mio futuro, non saprei definirlo, non c’è nulla di così chiaro e certo.

Però viaggiando, sto comprendendo quanto sia affascinante la “diversità” e fondamentale il “rispetto” tra popoli e culture. In un mondo che sta andando sempre più verso la globalizzazione, credo sia fondamentale preservare le proprie origini in modo tale da continuare a lasciarlo il più variopinto possibile! Che mondo sarebbe  se fosse tutto di un colore solo?

Qualsiasi avventura mi riserverà il futuro, saranno le  mie origini e il bagaglio delle mie esperienze ad essere i miei colori preferiti.”

Un proverbio cinese dice: “Vi sono due cose durevoli che possiamo sperare di lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali”.

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