Il sindaco di Mappano Francesco Grassi è passato dalle parole ai fatti. O meglio lo ha fatto attraverso uno studio legale che cura gli interessi del Comune di Mappano.

Com’è arcinoto, le delibere prenatalizie dei Consigli Comunali di Borgaro e Caselle che hanno avvallato lo scioglimento del CIM (Consorzio Intercomunale Mappano) al 31 dicembre 2017 non sono affatto andate giù a Grassi che aveva minacciato, nel Consiglio mappanese tenutosi il giorno successivo, azioni legali a tutela dei suoi cittadini in caso di interruzioni nell’erogazione dei servizi a seguito delle suddette delibere e chiedendone il ritiro delle stesse.
Ed in data 4 gennaio ha inviato una diffida scritta ai due sindaci tramite lo studio legale torinese Ferrara.
Una lettera stringata, in cui si può leggere quanto segue: “Mi riferisce il mio assistito (il sindaco di Mappano; ndr) che le Vostre Amministrazioni hanno provveduto a sciogliere unilateralmente il Consorzio Intercomunale di Mappano, senza aver previamente richiesto al medesimo alcun parere, né averne concordato le modalità, al fine di non determinare pregiudizi allo stesso Comune di Mappano e alla popolazione residente.
Si rileva l’illegittimità amministrativa e sostanziale dei Vostri provvedimenti di scioglimento del CIM, inoltre si osserva che tali atti hanno causato e stanno causando l’interruzione di pubblici servizi, anche di natura essenziale, con grave danno alla popolazione del comune di Mappano”.
Un testo assai forte, che si conclude così: “Alla luce di quanto sopra dedotto, Vi invito e diffido ad annullare immediatamente in autotutela i provvedimenti di scioglimento unilaterale del Consorzio Intercomunale di Mappano – CIM, nonché a concordare con il mio cliente le modalità di estinzione del predetto Ente, al fine di non recare pregiudizio alla popolazione mappanese a causa dell’interruzione di servizi pubblici anche di natura essenziale.
In difetto, comunico che il Comune di Mappano ha già provveduto a conferirmi mandato per tutelarlo nelle opportune sedi giudiziarie”.

Ovviamente la diffida non è piaciuta affatto ai due sindaci.
Il commento di Luca Baracco, sindaco di Caselle: “Siamo senza parole. Anche perché ritengo assolutamente infondate le motivazioni su cui si basa la diffida inviata. Hanno citato l’interruzione di pubblici servizi, come un fatto già avvenuto.
Ma a noi non risulta proprio: quali sarebbero questi servizi non erogati dal 1° gennaio? Lo dimostrino! Poi torno a ripetere per l’ennesima volta che il consorzio era un organo nostro, di Caselle e Borgaro, per erogare servizi alla frazione mappanese.
Ora la frazione non esiste più, perciò il CIM non serve più: perché dovremmo chiedere il permesso di chiudere qualcosa di nostro a terzi? Dovrebbero semplicemente cominciare ad erogare i servizi che fornivamo tramite il consorzio: d’altronde è una funzione propria di tutti i Comuni, perciò anche di quello di Mappano.
Hanno anche “ereditato” i sei dipendenti che erano in capo al CIM: li regolarizzino e comincino a lavorare per i propri cittadini”.
La dichiarazione di Claudio Gambino, sindaco di Borgaro: “Cominciamo ad essere davvero stufi. L’erogazione dei servizi ai cittadini mappanesi spetta al Comune di Mappano: è lapalissiano.
E’ anche cominciato il 2018, altro motivo in più. Troppo comodo riversare sui Comuni cedenti le proprie colpe: l’Amministrazione mappanese deve tirare su le maniche e cominciare a lavorare.
Non possono continuare a pretendere che altri facciano il loro lavoro: se poi hanno bisogno di una mano, basta che lo dicano e noi ci siamo, ma trovo davvero ridicolo che Borgaro e Caselle non possano chiudere un loro consorzio che non ha più ragione di esistere. Anzi, proprio se non l’avessimo chiuso avremmo corso il rischio di problemi legali, o meglio contabili.
Dal 1° gennaio dovrebbero cominciare anche ad avere entrate fiscali: si mettano intorno ad un tavolo e decidano cosa devono e cosa vogliono fare.
Loro sono gli amministratori di Mappano dal giugno 2017, legittimamente eletti dai cittadini”.

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