Com’è ormai noto, i Comuni di Caselle e Borgaro hanno deliberato lo scioglimento del CIM (Consorzio Intercomunale Mappano) con l’approvazione di due documenti nel corso dei due Consigli Comunali tenutisi il 21 dicembre scorso.
Nella stessa data, il sindaco di Mappano, Francesco Grassi, ha inviato una lettera (ai quattro Comuni cedenti e, per conoscenza, agli Enti superiori) avente per oggetto “Richiesta urgente di chiarimenti nel merito della cessazione e scioglimento del CIM – Continuità dei servizi”.
Una missiva per niente “tenera”, dove si rinfaccia ai Comuni cedenti di non aver dato riscontro alla controproposta di protocollo d’intesa (inviata il 4 dicembre) da sottoporre poi alla Città Metropolitana.
Si riporta poi di aver appreso dagli ordini del giorno dei Consigli della proposta di chiusura del Consorzio “in modo unilaterale e a nostro avviso illegittimo nei modi e nei tempi”, come si può leggere nella lettera, “senza aver previsto i necessari e corretti adempimenti di legge con decorrenza 31 dicembre 2017 con un preavviso di soli 10 giorni ricadenti in periodo di festività”.
Proseguendo nella lettura: “Una chiusura non controllata del CIM potrebbe generare interruzione e turbamento alla continuità dei servizi”. Addirittura, per Grassi i due Comuni non sarebbero stati legittimati a chiudere il consorzio unilateralmente, ai sensi della Legge istitutiva del Comune di Mappano, in quanto solo la Città Metropolitana potrebbe deliberare in tal senso.
La chiusura della missiva ha poi fatto infuriare i due sindaci: “Con la presente si avvisa infine che qualora si manifestassero azioni che abbiano come conseguenza il turbamento, sospensione o interruzione dell’erogazione dei servizi del Comune di Mappano, agiremo in tutte le sedi competenti a tutela dei diritti e degli interessi legittimi dei cittadini”.

Le parole di Grassi: “Certo che siamo d’accordo sulla chiusura del CIM, ma i tempi e i modi andavano concordati.
Mi sembra che si siano infilati in un vicolo cieco con queste delibere. A noi interessa evitare il blocco dei servizi: Mappano deve funzionare, altrimenti ci muoveremo come riterremo più opportuno per tutelare la nostra comunità. Il personale a nostra disposizione non è sufficiente e loro lo sanno benissimo: speriamo in loro risposte tempestive”.

La risposta del sindaco di Caselle, Luca Baracco: “Interruzione di servizi? E perché mai?
Innanzitutto vorrei ricordare che il CIM non era “obbligatorio” neanche prima della costituzione del nuovo Comune: è stata una libera scelta dei Comuni di Caselle e Borgaro per ottimizzare l’erogazione di alcuni servizi ai cittadini dell’allora frazione. Ripeto, alcuni servizi: essenzialmente scuola e “verde”. Ora il Comune di Mappano esiste, da sei mesi, ed ha dipendenti propri, oltre a dover assumere i sei dipendenti dell’ex CIM: è ora che cominci a gestire in proprio i servizi di cui necessita.
Se poi ha bisogno di un supporto, noi ci siamo: basta firmare delle convenzioni. Però il CIM non aveva più ragione d’essere: era diventato un costo inutile”.

Il punto di vista del collega borgarese, Claudio Gambino: “Avendo noi chiuso il CIM Mappano sarebbe, ipoteticamente, senza servizi? Ma stiamo scherzando? E’ un’affermazione assurda! E’ ora che il nuovo Comune si attivi e cominci a camminare con le proprie gambe: devono cominciare ad affrontare le varie questioni in autonomia, a partire dall’erogazione dei servizi. Se poi hanno bisogno di aiuto, nessuno dei Comuni cedenti si è di certo tirato indietro, ma bisogna sedersi ad un tavolo e firmare delle convenzioni: tutto qui.
Siamo anche disponibili a delle anticipazioni di cassa se hanno problemi di liquidità, ma da gennaio non possiamo più permetterci questa duplicazione dei costi derivante dal CIM”.

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