La Delibera di Giunta n.16 del Comune di Mappano ha causato un vero e proprio putiferio. L’aver richiesto un parere legale sull’eventuale impugnamento al TAR dei bilanci dei quattro Comuni cedenti, proprio mentre erano ripartiti i tavoli tecnici in Città Metropolitana, ha fatto saltare tutto per aria. Infatti i sindaci di Borgaro, Caselle, Leinì e Settimo hanno prima chiesto il rinvio del tavolo preparatorio con i propri funzionari previsto per mercoledì 14, poi quello (che doveva vedere la presenza dei primi cittadini) “ufficiale” previsto per venerdì 16.

A poco è servita la sospensione temporanea della delibera “incriminata” proposta dal sindaco Grassi, anche perché, normativamente, non esiste la possibilità di sospendere un atto del genere: o lo si annulla, o si procede. La sensazione è che questa volta l’Amministrazione mappanese abbia esagerato e si sia arrivati ad  uno strappo di non facile ricomposizione. Il problema è che a rimetterci saranno i cittadini mappanesi (e non solo).

A seguire, il lungo e articolo comunicato stampa di Grassi: “Da quando l’attuale Amministrazione di Mappano è stata eletta ha sempre cercato e cerca tutt’ora, di trovare una soluzione concertativa con i comuni cedenti nonostante questi abbiano causato per via giudiziaria il rallentamento dell’istituzione del comune di Mappano che poteva essere nato già nell’anno 2010.

Dopo essere riusciti a far saltare due referendum nel 2009 e nel 2010 e ad impedire le prime elezioni amministrative nel 2013 indette dal prefetto dopo l’istituzione del comune di Mappano avvenuta il 31 gennaio del 2013, mantengono a tutt’oggi un forte atteggiamento ostruzionistico sia presso il TAR sia presso la Corte dei Conti con iniziative legali volte da una parte, all’annullamento della legge istitutiva del comune di Mappano e dall’altra, ad impedire il suo avvio non consentendo il trasferimento del personale e delle risorse economiche introitate fino alla fine dell’anno 2017.

Trovo alquanto singolare che venga accusato il comune di Mappano di non favorire un clima di collaborazione quando è sotto gli occhi di tutti il tentativo di bloccare la definizione dei rapporti conseguenti all’istituzione del comune di Mappano minacciando ulteriori ricorsi anche contro la necessaria delibera di riparto della città metropolitana.

Il comune di Mappano si è fatto promotore di varie proposte di concertazione sul tema del trasferimento del personale e del riparto  dei beni in proporzione alla popolazione e al territorio scorporati, culminate in una proposta di protocollo di Intesa presentata all’inizio di dicembre, alla quale non è stata data nessuna risposta come del resto anche alla proposta di protocollo d’Intesa presentata in Regione il 14 luglio 2017.

L’impressione che abbiamo, e che speriamo non corrisponda a verità è che semplicemente i comuni cedenti stiano ancora cercando di annullare la legge istitutiva attraverso il ricorso tuttora presente al TAR e nel frattempo stiano cercando di trattenere le risorse introitate dai cittadini di Mappano dal 2013 al 2017 senza rendere conto delle spese effettivamente sostenute a favore di Mappano.

Una volta approvata la delibera definitiva di riparto della città metropolitana, ormai urgente ed indifferibile, restiamo comunque disponibili ad approfondire un accordo che permetta un ordinato trasferimento del personale e delle risorse spettanti al comune di Mappano senza per questo creare situazioni di eccessiva difficoltà ai comuni cedenti, nonostante tutte le iniziative legali mantenute a nostro danno non abbandoneremo mai il tavolo della concertazione e restiamo disponibili a un giusto accordo che salvaguardi tutti e cinque i comuni.

Per favorire un clima di distensione, sospendiamo immediatamente l’effetto della nostra delibera di impugnazione dei bilanci dei comuni cedenti fino al tavolo di venerdì in città metropolitana e se ci sarà in quella sede il via libera alla delibera di riparto della città metropolitana ci asterremo dal chiedere la sospensione cautelare dell’efficacia dei bilanci”.

Il duro commento del sindaco di Caselle, Luca Baracco, solitamente molto diplomatico: “Sono, e siamo, senza parole. Partiamo dalla sospensione della delibera? Una delibera di Giunta non si può sospendere. Non è prevista dall’ordinamento questa possibilità: una delibera si porta avanti o si revoca, punto! Come avremmo potuto partecipare alla riunione in Città Metropolitana se eravamo sotto la minaccia del “se le cose vanno per il verso che diciamo noi bene, altrimenti procediamo con la delibera”?
Alla luce dei precedenti incontri, persino Città Metropolitana aveva parlato di almeno un mesetto per sistemare la questione dei riparti, Mappano voleva forzare la mano e risolvere in 48 ore a loro favore? Mi dispiace, ma non ci stiamo… La revoca delle delibera sarebbe stato un atto politico forte da parte di Grassi a dimostrazione della volontà di collaborare con gli altri Enti: tanto può ripresentarla quando vuole… Non avendolo fatto, si è assunto la piena e totale responsabilità di far fallire il tavolo delle trattative.
La nostra netta presa di posizione, intendo stavolta singolarmente come Comune di Caselle, dovrebbe far riflettere l’Amministrazione mappanese: noi non abbiamo ricorsi contro di loro, ma ora basta! La misura è colma: pur con sfumature diverse -(e ancora una volta Caselle aveva la posizione più “morbida” -, abbiamo deciso compatti di non partecipare ad una trattativa dove noi Comuni cedenti andavamo disarmati, mentre Mappano si presentava , dichiarandolo ai quattro venti, con la pistola puntata ed il colpo in canna.
La situazione sta diventando grave”. 

 

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