È curioso quanto lontana ci risulti una disgrazia quando non ci riguarda personalmente.

John Steinbeck

Quanto è vero.  E’ una considerazione che mi viene sempre più spesso, osservando le persone e cercando di carpire da atteggiamenti e discorsi quanto e come sono coinvolti in ciò che li circonda.

Viviamo in una era di assoluta autoreferenzialità, autocommiserazione, autogratificazione, in ogni luogo, avendo anche solo pochi attimi a disposizione, sala d’attesa del medico, sala d’attesa esami diagnostici, in coda alla cassa del supermercato, sulle strisce in attesa di attraversare, ogni occasione è buona per esternare lamentele, disfattismi, ingiustizie, malcontenti sulla nostra persona anche con chi ci è perfettamente estraneo, salvo poi interrompere e andarcene bruscamente e velocemente senza salutare lo sconosciuto/a che per un attimo magari ha anche provato ad ascoltarci.

Ecco la società del mordi e scappa, arraffa ciò che ti serve, non ti curare come e fino a quando.Urlatori di professione, se un nostro diritto viene leso o semplicemente messo in discussione, pronti alle più assurde giustificazioni se i nostri doveri dovessero diventare conclamati, assolutamente pronti a difendere ogni privilegio, anche a scapito di altri.

Alcune di queste considerazioni mi venivano, e non solo a me, sabato 27 durante la distribuzione delle “Arance della salute”. Giornata impegnativa, preceduta da tutta una serie di adempimenti burocratici, informazione pubblicitaria, formazione di un gruppo di volontari, reperimento risorse e molte preghiere ai piani altri per le condizioni meteo. E’ una prassi consolidata, sono passati 20 anni dal 31 gennaio 1998, la prima volta. Non fu una mia idea, una persona mi coinvolse, si fece carico dell’organizzazione per un po’, poi si defilò, io e altri rimanemmo, continuando a portare in piazza a Caselle l’ultimo sabato di gennaio, centinaia di reticelle di arance, per raccogliere fondi e sensibilizzare quante più persone possibile alla cura e ricerca oncologica.

Quante storie, facce tristi, sono passate, hanno raccontato, hanno pianto ricordando la loro storia recente, la storia di chi non c’è più o quella di chi ce l’ha fatta, in tutti i casi contribuire significa dare una speranza a chi sta lottando, ricordare chi non c’è più, ringraziare per quanto ricevuto.Una considerazione che con gli anni si è sempre rafforzata: contribuisce solo chi ci è passato, gli altri si sentono immuni?Partendo dal principio della libertà individuale, contribuire a queste iniziative, di qualsiasi genere, è un fatto di rispetto verso chi è meno fortunato, chi soffre, chi non ha più certezze, è semplice presunzione sentirci immuni o distanti.

E’ un luogo comune ma è anche una profonda verità: “senza la salute non si va da nessuna parte”. Ognuno contribuisce come può, c’è chi arriva con pochi spiccioli, chi lascia il suo contributo ma non vuole niente, “solo per esserci”. Poi c’è chi fa il giro largo. Sono semplici considerazioni, come tali vanno prese, senza la pretesa di essere migliori o peggiori di altri, semplicemente avendo bene in mente cosa possediamo, soprattutto le cose che non hanno prezzo, e di cosa potremmo perdere, solo allora possiamo avere il senso della condivisione e l’emozione che arriva dopo l’impegno.

Quest’anno nessuno ha tirato in ballo argomenti tipo: con la sperimentazione animale come siamo messi? Come possiamo essere certi che i nostri soldi andranno a buon fine? Perché il miele è cristallizzato? Di che colore sono le arance? A parte questo, il generoso cuore italico è parte integrante anche della popolazione casellese, questo ci dà lo stimolo per proseguire, “fare qualcosa” non servirà a cambiare il corso delle cose, darà soltanto la sensazione, molto piacevole, di averci provato.

Grazie a tutti voi, a tutta la macchina organizzativa che a cominciare dall’alba scarica, monta i gazebo forniti dalla Croce Verde, i tavoli e le sedie dell’amministrazione comunale. Noi, quest’anno decimati dai mali di stagione, abbiamo cercato di fare un buon servizio, speriamo di esserci riusciti!

Vi aspettiamo a maggio, per la festa della mamma con “l’Azalea della ricerca”.

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