Tutti gli amanti di musica, anche quelli che ne hanno solo una vaga idea, conoscono l’esistenza di un’indivisibile “triade viennese” formata dai nomi di Haydn, Mozart e Beethoven; la triade gloriosa che inventò, si può dire, il classicismo.  Eppure quasi tutti, mentre pronunciano i loro nomi, fanno l’errore di considerare Haydn il minore fra i tre.
I motivi che lo condannano a questo eterno ruolo di “terzo” stanno forse nella sua vita, che procedette tranquilla ed operosa fino a tarda età senza conoscere episodi drammantici, e nel suo catalogo, vastissimo, con brani di eccezionale valore senza però che nessuno svetti emblematico come un “unicum” (salvo forse il grande Oratorio “La Creazione”).

Franz Joseph Haydn nacque nel 1732 a Rohrau, una cittadina della bassa Austria al confine con l’Ungheria, da una famiglia modestissima: imparò la musica dal padre, un carradore che strimpellava l’arpa di casa, e si fece le ossa come cantore nella chiesa locale, insieme al fratello Michael lui pure molto dotato. Col cambio della voce iniziò la dura gavetta per guadagnarsi il pane in bande e orchestrine che suonavano alle fiere paesane o, nei casi fortunati, alle feste nelle case dei nobili.

Con uno strenuo lavoro da autodidatta il ragazzo cercava di attivare le sue potenzialità, ma aveva bisogno di un maestro: fondamentale fu perciò l’incontro a Vienna col grande teorico della scuola napoletana Nicola Porpora, che lo prese al suo servizio come valletto e lo sottopose a un’istruzione severa, quasi brutale, ma approfonditissima. La sua bravura al violino attirò l’attenzione prima del conte Morzin e poi del principe Nikolaus Esterházy, che lo volle con sé (1766) come Kapellmeister nel suo castello presso Eisenstadt.

Per quasi trent’anni la vita di Haydn  si svolse da stipendiato in questo ambiente ristretto ma raffinato. Il principe manteneva un’intera orchestra sinfonica oltre a una compagnia di canto, e lui era chiamato a sfornare a getto continuo musiche vocali, da camera, sinfoniche, da chiesa, raggiungendo picchi di fantasia compositiva che sbalordivano il pubblico di amatori costituito da parenti e invitati del principe.

Sul piano privato ad Haydn capitò pressappoco ciò che accadde a Mozart: innamoratosi senza successo di una ragazza, si rassegnò a sposarne la sorella; ma, al contrario di Mozart, il suo fu un matrimonio infelicissimo. Restò tuttavia un uomo gioviale, ottimista, con un accentuato senso dell’humour, capace di inesauribili scherzi e di sorprese musicali: fu infatti il primo a sostituire il “minuetto” con un analogo tempo in forma ternaria denominato “scherzo”.

Durante i passaggi da Vienna si fece amico con Mozart, con cui suonò in quartetto e da cui ricevette l’omaggio dei “sei quartetti dedicati a Haydn”. Per il giovane genio ebbe parole memorabili di ammirazione: “Io vi dico innanzi a Dio che vostro figlio è il più grande compositore che io conosca”: così disse a Leopold, padre di Mozart. Morto il principe Esterházy, Haydn si ritrovò libero e in grado di accettare lucrosi accordi con l’Inghilterra, dove la sua musica era nota e stimata, e nel corso degli anni ’90 alle sinfonie già circolanti (ne scrisse 104) aggiunse le famose dieci per Londra, che sono un miracolo di equilibrio, bellezza ed invenzione. Gli anni londinesi segnarono il suo trionfo internazionale: messo in condizione di dirigere grandi orchestre, in sale da concerto con pubblico pagante, ricevette attestati di stima d’ogni tipo, tra cui il dottorato “ad honorem” dall’Università di Oxford: rispose scrivendo i suoi due grandiosi oratori “La Creazione” e “Le Stagioni” ispirati dalla cultura britannica.

Fecondo creatore, ma soprattutto grande inventore di stili e di forme, Haydn viene giustamente considerato il “padre” sia della sinfonia che del quartetto. Di questi due grandi rami dell’albero-musica fissò infatti le coordinate definitive e con mano sicura e grande brillantezza stilistica delineò esempi validi tuttora.

Al suo ritorno a Vienna, era ormai diventato una specie di icona vivente. In bocca a tutti circolava  affettuosamente un’espressione attribuita a Mozart – “papà Haydn” – che fu adottata persino dal giovane Beethoven, il quale per un certo periodo fu suo (riottoso) allievo. Ormai malato, Haydn morì nel maggio del 1809 durante i tristi giorni dell’assedio della città da parte delle truppe francesi. Sembra che le sue ultime parole siano state per tranquillizzare i servitori durante il violento bombardamento.

Napoleone, che adorava la sua musica, inviò un picchetto d’onore davanti alla sua porta affinchè nessuno disturbasse i suoi ultimi momenti.

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