Recentemente, in Sala Cervi a Caselle, c’è stata una conferenza dell’Unitre che aveva come titolo “La leggenda di Fausto Coppi: quando il Piemonte era la culla del ciclismo italiano”. Moderatore il giornalista Franco Bocca, de La Stampa di Torino. Presenti, con le loro testimonianze, alcuni protagonisti di quei tempi eroici dello sport piemontese: Pino Favero, di Settimo Torinese, gregario di Coppi; Valter Martin, vincitore della Milano-Torino nel 1961; Franco Balmamion, di Nole Canavese, vincitore di due Giri d’Italia.

“Cose Nostre” ha intervistato proprio quest’ultimo, il campione che sapeva vincere il Giro senza mai conquistare una tappa.

Cominciamo dalla storia del cognome, qual è quello giusto?
“Il cognome di famiglia è Balma Mion, con le due parti staccate. Ma quando cominciai a gareggiare, mi ripetevano che un vero corridore per restare nella memoria delle gente deve avere un nome breve, d’impatto. Allora io diventai Balmamion. Un capriccio che mi è costato non poche grane: oggi i documenti devo firmarli due volte. E poi, ho mia figlia col cognome attaccato e mio figlio col cognome staccato: disguido d’ anagrafe a Torino”

E’ vero che la mamma non voleva che facessi il corridore e ti aveva stracciato il primo tesserino?
“Sì, è vero. Ma bisogna capirla, ero l’unico figlio maschio. Quando mamma mi trovò il tesserino, lo strappò. Ma io l’ho incollato con lo scotch.

La mamma, rassegnata dopo le prime vittorie del figlio, è vero che ti diceva  “Vinci, ma va piano”?
“Si, è vero, quello mi ripeteva. D’altra parte sapete che ho perso mio padre che avevo tre anni. E un ragazzo che viene su senza il papà ragiona di più con la sua testa. Ero maturo prima di altri. Portavo i soldi a casa e non dovevo rischiare nulla. E facevo certi conti: prima di rischiare in bici ci pensavo due volte, non ero di quelli che si buttano in discesa.”

Su Franco Balmamion ci sono due biografie, di cui una in inglese, “The Eagle of the Canavese”, pubblicata nel 2008. Vero?
“Nel 2002 è uscita la prima biografia, “Il campione silenzioso”, del giornalista di Ciriè Bruno Bili. Poi qualche anno dopo mi ha contattato questo ragazzo inglese, Herbie Sykes, che fa il giornalista sportivo e ora abita a Torino, che ha scritto l’altra, pubblicata nel 2008.”

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