Il mondo di Naz“Siamo sicuri che lei sia proprio Baudino?” Lo scrittore che si è appena accomodato nel bel salotto di Elena Accati e che risponde al nome di Mario Baudino, mi guarda un attimo perplesso, poi sorride e ribatte che con un cognome come il suo, così diffuso, la sua identità qui in Piemonte è già piuttosto protetta.

Ha scritto per Bompiani ”Lei non sa chi sono io” e il titolo che a primo acchito, evoca minacce pseudomafiose, è invece un’allegra carrellata di autori che per vari motivi hanno scelto di cambiare identità: dal desiderio di tutelarsi allo snobismo, dal gioco alla necessità, per motivi economici o di persecuzione razziale.

Naturalmente tutto è partito dalla più recente e famosa caccia a chi si nasconda dietro il “nom de plume” di Elena Ferrante che agita da tempo il piccolo mondo della scrittura d’elite. Io ho scoperto la Ferrante …in Canada: scaffali traboccanti dei suoi libri tradotti in inglese mi hanno fatto sentire piccola, piccola. Appena tornata in Italia ho letto con molto interesse i suoi libri, a partire da “L’amica geniale”, senza minimamente pormi il problema se il suo vero nome fosse quello in copertina: era brava, appassionante e tanto mi bastava.

Negli ambienti letterari però, il fatto di questo invidiabile successo di vendite e l’assoluta assenza di un volto, di una presenza ai premi e alle manifestazioni aveva creato leggende a non finire. Chi sarà Elena Ferrante? Un uomo? Una donna? Forse è Anita Raja. Lo racconta Baudino nell’ultimo capitolo: pare che seguendo la traccia del denaro ricevuto in gran quantità per il suo lavoro alla casa editrice E/O dalla Raja, moglie dello scrittore Starnone, si sia stabilito che la vera Ferrante è lei, ma non credete che sia già risolta la questione.

La moglie di un’eminenza grigia dell’editoria, presente accanto a me nel salotto della Accati, ha escluso che si tratti della Anita Raja perché: “Ma no quella non sa scrivere, è una traduttrice!” ha proclamato! E qui mi è parso di vedere una Stefania  Bertola, ottima traduttrice di Sophie Kinsella, autrice di molti testi di Luciana Littizzetto, ma anche scrittrice di romanzi di successo, aleggiare intorno piuttosto infuriata… Insomma, fino a che non c’è un’ammissione pubblica o come successe nel caso di Romain Gary, vincitore del Goncourt, una lettera postuma a rivelare l’identità, non è data certezza. L’intento di Baudino, giornalista e scrittore torinese, è scritta nel sottotitolo: un’avventurosa ricognizione di cause e di conseguenze umane e letterarie del celarsi sotto uno pseudonimo.

Ogni capitolo ci svela misteri e segreti di questo gioco a nascondino che spesso è una sorta di voyeurismo: l’autore guarda un altro se stesso che agisce e si espone e finisce per desiderare che i lettori comincino a sospettare chi sia veramente, soprattutto se ha successo, come nel caso di Walter Scott, autore della fortunata serie di romanzi storici (tutti conosciamo almeno Ivanhoe) che si rivelò solo nel 1927 dopo oltre vent’anni di anonimato, ma che da molto tempo non era più sconosciuto , se la Austen nel ‘14 si lamentava che continuasse a “rubare il pane” con i suoi successi agli altri scrittori. In molti casi però si tratta di scrittrici che per essere accettate e lette, fingono di essere uomini, come le sorelle Austen, di cui Baudino va a cercare anche sorprendenti descrizioni fisiche documentate negli epistolari o l’autrice de “L’histoire d’O.” Dominique Aury rivelatasi solo negli ultimi istanti della sua lunga vita, che usava lo pseudonimo  Pauline Réage per poter trattare argomenti “osé”.

I nomi che vengono presentati in questo libro sono celebri e spesso di loro conosciamo appunto solo gli pseudonimi e non ci preoccupiamo affatto di memorizzare il nome vero: Carlo Collodi, Alberto Moravia, Joseph Konrad, Pablo Neruda, Voltaire, Umberto Saba, Pessoa (una valigia di pseudonimi), Romain Gary, Karen Blixen, Simenon, George Orwell, Jane Austen e le sorelle,  Alcofribas Nasier, Henri Beyle, Isak Dinesen, Claire Morgan. Baudino si diverte a passare dietro le quinte dello spettacolo, per vedere i retroscena, le segretezze da camerino, le emozioni vere imbrigliate  per lasciare emergere quelle rappresentate e noi ci divertiamo a leggere le sue pagine. In fondo-dice Mario Baudino- oggi è di gran moda per tutti, con i social, inventarsi una identità ideale, creare addirittura artisti, modelle da 500mila follower.

E a me vien da sorridere pensando a come nascono equivoci anche solo con le foto del profilo fb: quante volte mi sono ritrovata a parlare con persone decisamente diverse da quelle virtuali! Il guaio è che una volta inventato un altro da sé è difficilissimo rinunciare alla maschera che protegge e lascia libertà d’azione.

A proposito avete notato che mi firmo Nazarena e solo quando sono burocraticamente costretta …Nazzarena? Internet ligio al dovere, mi registra con due identità.


Mario Baudino (1952), giornalista della “Stampa”, ha pubblicato romanzi e saggi, tra i quali ricordiamo “Voci di guerra” (Ponte alle Grazie, 2001), “Il mito che uccide” (Longanesi, 2004), “Per amore o per ridere” (Guanda, 2008), “Il gran rifiuto” (Longanesi, 1991; ripreso da Passigli nel 2009), “Ne uccide di più la penna” (Rizzoli, 2011), “Lo sguardo della farfalla” (Bompiani, 2016).

 

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