25 aprile, Festa della Liberazione. Ha ancora senso parlarne, celebrarne la ricorrenza, discuterne, litigarci?
Ogni anno il dubbio c’è, la commemorazione sembra sempre meno sentita, vista anche la presenza sempre più esigua, per ovvi motivi anagrafici, di testimoni diretti di quegli anni e di quegli eventi…
Molte scuole, in prima fila i nostri Istituti Comprensivi di Caselle e Mappano, ne parlano di Liberazione e Resistenza, di leggi razziali e campi di concentramento, ma sembra ormai che il fascismo ed il nazismo siano stati “sdoganati” dalla società e dall’opinione pubblica: gruppi neofascisti e neonazisti scendono in piazza, organizzano eventi, comizi, commemorazioni…
Sembra di essere tornati agli anni ’70, forse persino peggio, perché di partitini di estrema destra, che si rifanno, più o meno esplicitamente, al nazifascismo, che si presentano alle varie elezioni democratiche ce ne sono sempre di più. Forse il loro limite, e la nostra fortuna, è proprio questa: il numero elevato di liste, causato dalla diversità di vedute e/o dai protagonismi dei vari leader, che comporta l’ottenimento di pochi voti ed ancora meno seggi, a differenza di altre realtà del Nord ed Est Europa. Ed ogni volta che vedo i manifesti con l’elenco delle liste che concorrono alle elezioni mi sorge sempre lo stesso dubbio: ma la XII disposizione transitoria e finale della nostra Costituzione Repubblicana  è stata abolita e non ce ne siamo accorti? Che cosa recita? Che “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”.
Per carità, qualcuno potrà dirmi, e lo dico a me stesso io per primo spesso e volentieri, che già i primi articoli della Costituzione sono spesso disattesi, figuriamoci una disposizione in coda ad oltre centotrenta articoli…
Vero, probabilmente i nostri Padri Costituenti, dei veri e propri giganti in confronto ai nani politici del 2018, hanno sottovalutato il problema, che magari andava inserito in un articolo del nostro testo laicamente sacro a fondamento della Repubblica democratica.
Tornando alla giornata del 25 aprile 2018, il sottoscritto non ha potuto partecipare quest’anno alle commemorazioni di Caselle e Mappano per motivi di lavoro. Nel pomeriggio con la mia famiglia mi sono recato in centro a Torino: due episodi mi hanno colpito (in relazione al 25 aprile).
Il primo negativo: passando in piazza Castello, davanti ad un noto fast-food americano, ho incrociato un ragazzotto che se ne stava appoggiato di fianco all’ingresso dell’esercizio commerciale con aria di sfida. Berretto alla moda, sguardo strafottente, t-shirt nera.
Proprio la maglietta è stata la causa della mia irritazione: era raffigurato il faccione del duce, corredato da una delle sue frasi allucinanti. Il ragazzotto se ne stava lì, a cercare rogne, proprio il 25 aprile! Mi sarebbe piaciuto dirgli che se poteva indossare quella maglietta proprio in quella giornata era grazie al sangue versato da moltissimi italiani (molti ragazzi proprio come lui) per combattere proprio quel faccione che portava in giro…
A parti rovesciate sarebbe possibile? Assolutamente no! L’episodio positivo si è svolto poco dopo sempre nella medesima piazza: il concerto dei Modena City Ramblers ha riempito lo spicchio di piazza tra Palazzo Madama e il Palazzo del Governo regionale. La speranza è proprio l’ultima a morire…
Riassumendo: vale la pena festeggiare il 25 aprile anche nel 2018? Risposta personale: assolutamente sì! E mi torna alla mente una frase di Antonio Gramsci: “Odio gli indifferenti.
Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”.
Ed è proprio grazie all’indifferenza che il fascismo sta tornando: oggi come novant’anni fa… Dobbiamo vigilare e prendere una posizione, prima che sia troppo tardi.

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