Una Voce Poco FaIl 18 giugno è stata presentata la stagione 2018-2019 del Teatro Regio. L’appuntamento è sempre il più atteso e frequentato tra le varie presentazioni di cartelloni musicali che hanno luogo in città nei mesi primaverili, e vede regolarmente una fitta partecipazione non solo di professionisti del settore, ma anche di pubblico affezionato.
Quest’anno, tuttavia, il foyer del toro era davvero stracolmo: è evidente come la “tempesta” che ha investito il teatro nei mesi scorsi (se ne è parlato in questa rubrica sul numero di maggio) abbia catalizzato l’attenzione di tutti coloro che hanno a cuore la vita musicale cittadina, e li abbia resi curiosi di scoprire di persona il volto dei nuovi dirigenti (il sovrintendente William Graziosi e il direttore artistico Alessandro Galoppini) e il biglietto da visita con cui si sarebbero presentati ai torinesi, cioè il nuovo cartellone del teatro.
Un cartellone che guarda in maniera pressoché esclusiva alla grande tradizione dell’opera italiana, di cui porta in scena alcuni dei titoli più rappresentativi e amati dal pubblico, abbandonando, almeno per il momento, le linee di programmazione più sfiziose che avevano caratterizzato le stagioni firmate da Gaston Fournier-Facio: il festival tematico incentrato su un’opera di rara esecuzione, che coinvolgeva tutte le istituzioni concertistiche torinesi; il progetto opera barocca; i progetti Janacek-Carsen e Strauss-Carsen.
Il progetto musical trova in un certo senso continuità in Porgy and Bess di Gershwin, unico titolo non italiano, insieme al balletto Romeo e Giulietta di Prokof’ev, dell’intero programma.
Tra ottobre e giugno si ascolteranno opere tra le più celebri di Rossini (L’italiana in Algeri), Bellini (La sonnambula), Donizetti (L’elisir d’amore), Verdi (Rigoletto, Il trovatore, La traviata), Puccini (Madama Butterfly), Mascagni (Cavalleria rusticana, abbinata al balletto La giara su musica di Alfredo Casella).
Non mancano un’opera indirizzata alle scuole, Pinocchio di Valtinoni, e il tradizionale galà di danza con Roberto Bolle nei giorni che precedono il Capodanno.
L’unica vera rarità sarà costituita dalla prima ripresa moderna di Agnese (1809), dramma semiserio di Ferdinando Paer, compositore di quella generazione di mezzo tra Sette e Ottocento che ebbe grande successo in vita ma nel corso del Novecento è stata pressoché dimenticata e ancora attende una sistematica riscoperta.

Occorre precisare che una stagione lirica non si organizza da cima a fondo in un mese e mezzo, e che, quindi, di ciò che sarà proposto, una buona misura era stata definita dalla precedente direzione del teatro, la quale aveva già deciso di propria iniziativa una svolta della programmazione a favore di titoli di più immediato richiamo rispetto ai cartelloni degli ultimi anni.
Tuttavia, senza dubbio i nuovi dirigenti hanno proseguito il lavoro su questa linea, cancellando quelle opere che maggiormente rischiavano di non trovare riscontro al botteghino.
Emblematico è il caso dello spettacolo inaugurale, per il quale, in luogo della prevista, rarissima, Siberia di Umberto Giordano, è stato scelto Il trovatore. La ragione è stata chiarita in conferenza stampa: a uno spettacolo per il quale si prevedeva di avere un bilancio rosso per ciascuna recita, se ne è preferito uno che dovrebbe generare un moderato guadagno rispetto ai costi vivi. Dal punto di vista gestionale, la scelta è più che giustificata (ricordiamo che il Teatro Regio ha evitato di chiudere in rosso il bilancio 2017 solo grazie a un intervento straordinario delle Fondazioni bancarie). Dal punto di vista artistico, non si può certo contestare che una stagione sia dedicata al teatro d’opera italiano, patrimonio immenso che gli italiani avrebbero bisogno di conoscere meglio e ascoltare assai più di quanto facciano; tuttavia, per valorizzare tale patrimonio è opportuno non limitarsi a eseguirne i titoli già universalmente noti: per questo, la presenza di Agnese è una fiammella preziosa che lascia ben sperare in scelte culturalmente attente per le stagioni future. Inoltre, quando si portano sul palcoscenico titoli di grande repertorio, è necessario che si distinguano per la qualità delle scelte esecutive e degli interpreti: se una Bohème (prendiamo un titolo a caso che non fa parte del cartellone del Regio) non ha ragioni per differenziarsi dalle tre-quattro Bohème allestite nei teatri che operano nel raggio di qualche centinaio di kilometri, né dalle decine di edizioni discografiche di quest’opera, diventa una produzione di routine da teatro di provincia.
È un rischio che un grande ente lirico non deve assolutamente correre. Sfogliando l’opuscolo della stagione 2018-2019, sorge il dubbio che non tutti gli spettacoli dispongano di un cast del livello cui il Regio ha abituato negli ultimi anni. Ma è giusto dar credito al teatro e alla sua nuova direzione, ed esprimere i giudizi a posteriori, avendo fiducia che chi firma il cartellone di un teatro d’opera tenga sempre presente la missione culturale di cui è responsabile.


QUESTA ESTATE AL BOTTEGHINO…

A Torino: Dal 3 al 19 settembre MiTo-Settembre Musica, il festival organizzato in condivisione con Milano: l’inaugurazione è il 3 al Regio di Torino, con la Royal Philharmonic Orchestra, diretta da Marin Alsop, e un programma dedicato ai Balletti Russi che comprende Traumerei di Schumann, il Concerto per violino e pianoforte di Cajkovskij (solista Julia Fischer) e L’uccello di fuoco di Stravinskij.
Seguono una sessantina di appuntamenti in città, quest’anno studiati declinando in molteplici forme il fil rouge “Danza”. Tra i concerti più interessanti si segnalano: l’8 alle 16, nella chiesa di San Filippo, l’oratorio Esther di Handel. Il 13 al Regio “Passioni”, Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra di Cajkovskij e suite dal balletto Romeo e Giulietta di Prokof’ev, con l’Orchestra del Teatro Regio diretta da Vasily Petrenko e la pianista Elisso Virsaladze. Il 15 alle 16 a San Filippo l’Academia Montis Regalis, diretta da Alessandro De Marchi, propone pagine sacre di Antonio Caldara. Sempre il 15, alle 21, al Regio è ospite la Filarmonica della Scala, diretta da Chung, con il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra (solista Seon-Jin Cho) e la Sinfonia n. 7 di Beethoven. Il 16 al Regio la Filarmonica del Teatro Regio, diretta da Gianandrea Noseda, propone pagine di Johann Strauss, Richard Strauss e Ravel. Il 18, all’auditorium Rai, l’OSN Rai, diretta da Stanislav Kochanovsky, è protagonista della prima italiana di Azul, pezzo per violoncello e orchestra di Osvaldo Golijov (solista Enrico Dindo); segue la Sinfonia n. 4 di Brahms.

Festival estivi: il principale festival musicale piemontese sono le Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore, che si svolgono a Stresa e nelle località circostanti, fino al 27 luglio e dal 23 agosto al 9 settembre. Sono previsti programmi che spaziano attraverso le epoche e le culture, si segnalano: il 23 agosto concerto con gli allievi della locale Accademia di canto dedicato alla follia nell’opera. Il 24 agosto la European Union Youth Orchestra, diretta da Gianandrea Noseda, propone pagine di Bernstein, Choipin e Cajkovskij. Il 28 agosto il Concerto Italiano, diretto da Rinaldo Alessandrini, interpreta un’antologia di madrigali di Monteverdi. Il 9 settembre Peter Pan, musical di Leonard Bernstein, con Cristina Zavalloni, Nicola Ulivieri, l’attore Pierpaolo Preziuso e la Filarmonica del Teatro Regio diretta da Noseda.

Numerosi i festival lirici in tutta la penisola; ci si limita a citare i nomi di alcune località dalle quali poter risalire online ai programmi: Verona (allestimenti spettacolari all’Arena), Macerata, Torre del Lago (Puccini), Pesaro (Rossini), Martina Franca (rarità).

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