Nella vicina Leinì, nel dicembre scorso è stato inaugurato uno spazio teatrale ricavato da un porticato sporco e abbandonato da anni, in pieno centro città, di fianco al Palazzo Comunale, in piazza Vittorio Emanuele II.
Un piccolo gioiello, 200 posti, all’avanguardia nelle tecnologie e che, nel giro di pochi mesi ha già raggiunto grandi successi e un’ottima notorietà anche al di fuori del territorio comunale. Il suo nome? Teatro Pavarotti.
Abbiamo posto alcune domande al sindaco di Leinì, Gabriella Leone, sull’argomento.

Sindaco, perché la realizzazione di un teatro in una cittadina come Leinì?
“La realizzazione del teatro è stata una grande sfida vinta. Ci sono solo duecento posti: è piccolo ma, a detta di molti, bello. A ciò si aggiunga la possibilità di visitare, finalmente, la vicina torre dei Provana: sono già moltissime le persone che l’hanno fatto, dopo tanti anni di chiusura. Secondo me, è un bel segnale di ripresa della città dopo anni un po’ tristi per i noti motivi giudiziari. Ma le sfide non finiscono qui: il prossimo passo sarà il recupero dello storico Palazzo Comunale, l’ex castello dei Provana. Nel frattempo stiamo razionalizzando gli spazi ed abbiamo spostato parte degli uffici comunali nella centrale e bella Villa Chiosso. Il teatro è sempre stato una realtà culturale importante per Leinì, infatti prima della nascita del Teatro Pavarotti, gli spettacoli si tenevano nel cineteatro parrocchiale. Con la chiusura estiva, ne approfitteremo per effettuare alcune modifiche e migliorie. Secondo noi è un piccolo gioiellino: nel porticato esistente, in precedenza si teneva il mercato, poi per lungo tempo, è diventato poco più di una piccionaia.”

Perché la scelta di intitolarlo al maestro Luciano Pavarotti?
“La scelta dell’intitolazione al celebre tenore ha suscitato malumori in Consiglio comunale a suo tempo e, sinceramente, non ne capiamo il motivo: ci veniva chiesto di scegliere una personalità leinicese, ma Pavarotti era un cantante famoso in tutto il mondo, o no? Abbiamo scoperto che non esistono altri teatri intitolati a lui, se non a Modena, sua città natale. A dieci anni dalla sua scomparsa, ci sembrava una scelta giusta e, oltretutto, abbiamo chiesto l’”autorizzazione” alla fondazione che ne porta il nome.
D’altronde abbiamo pensato a suo tempo che la voce potesse essere il filo conduttore del nostro “folle” progetto, quindi chi meglio di Pavarotti? Oltretutto, la sua voce è stata un esempio di come si possano superare le barriere ed aprirsi a contaminazioni tra stili diversi.
A seguito anche della visita informale della signora Nicoletta Mantovani nell’aprile scorso, è nata una collaborazione con la Fondazione Pavarotti, collaborazione che sfocerà negli eventi del 22-23 settembre.”

Quindi, qual è il vostro obiettivo?
“Il nostro obiettivo, come Amministrazione era, ed è, quello di proporre ai cittadini leinicesi (ma non solo ovviamente), una serie di eventi culturali di ambiti diversi: si è passato dalla musica classica al Cirko Vertigo, sempre con la sala esaurita. Vogliamo ampliare l’offerta culturale, anche con musica gospel e, magari, la proiezione di film. Naturalmente la sala è anche a disposizione delle realtà associative locali. Abbiamo ottenuto una parte dei fondi necessari alla realizzazione, circa 750 mila euro, partecipando ad un bando regionale, per il restauro della torre e del porticato. E’ stato un mezzo miracolo, perché i fondi arrivarono in marzo e dovevano essere utilizzati in tempo brevissimo per non perderli.
I nostri predecessori alla guida del Comune avevano già un progetto per chiudere il porticato, ma non avevano pensato alla realizzazione di un teatro: la nostra idea è stata, credo, considerata vincente per l’ottenimento del cofinanziamento. Abbiamo così potuto realizzare una sala polivalente del costo di 1,7 milioni di euro nel pieno centro storico di Leinì, riutilizzando una struttura in stato di semiabbandono e riportando agli onori del mondo anche la torre.”

Concludendo, una domanda sorge spontanea: perché a Caselle, che è una città molto simile a Leinì sotto molti punti di vista, non si riesce a realizzare qualcosa di simile, sia come struttura, sia come offerta culturale?
Sarà compito di Cose Nostre porre prossimamente la domanda alla nostra Amministrazione.

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