La professoressa Claudia Burzio è una cittadina leinicese, ma da diversi anni è docente di Lettere alla Scuola Secondaria di Primo Grado “Demonte” di Caselle. Verso la fine dello scorso anno scolastico ha scoperto di essere seriamente ammalata: un carcinoma. Ovviamente, le è crollato il mondo addosso, ma non si è arresa. L’anno scolastico appena conclusosi lo ha dovuto “saltare” tutto, per potersi curare adeguatamente. La “prof”, come sicuramente la chiameranno i suoi studenti, è caparbia e, dopo il primo momento di ovvio sconforto, ha reagito alla malattia. Ha cominciato a scrivere una sorta di diario della sua esperienza con il male, per capire, per sdrammatizzare, per fissare le emozioni, magari per “esorcizzarlo” un po’: un diario, per certi versi, terapeutico.

Poi, in una delle molte notti insonni, si è imbattuta su internet nella Fondazione “Edo ed Elvo Tempia”, una Onlus biellese che si occupa di lotta ai tumori. Come si può leggere sul loro sito, “il Fondo Edo Tempia  è nato nel 1981 dalla ferrea volontà di un padre colpito nei suoi affetti più cari: la perdita del figlio Edo, di trentacinque anni, per melanoma. Elvo Tempia seppe elaborare il suo dolore e ne trasse la forza di darsi un obiettivo ambizioso: creare una associazione  per contribuire con incisività alla battaglia contro il cancro, secondo l’ultimo desiderio espresso dal figlio”. Di cosa si occupa quindi questa fondazione? “Fin dalla sua costituzione ha avviato e quindi sviluppato tutte quelle attività che hanno contraddistinto i suoi trentasette anni di storia, in particolare i programmi di screening (mammografico, citologico e colon-retto), le borse di studio per medici e infermieri, la prima équipe interdisciplinare di cure palliative domiciliari, la psiconcologia, il supporto all’Asl di Biella, il sostegno alle famiglie bisognose, il Registro Tumori (nato nel 1995), e altre attività e progetti volti alla promozione e alla salute dei cittadini”.

Tra le “altre attività”, una in particolare colpisce la Burzio: il concorso fotografico-letterario “Gim, paladino di un sogno”. Si può partecipare a questo concorso (giunto alla sesta edizione) con un racconto, una poesia, una fotografia. Nella categoria dei racconti, quella dove la professoressa è arrivata seconda, vi erano tre sottocategorie: professionisti della sanità, volontari e pazienti. La premiazione è avvenuta il 15 giugno nell’Ospedale degli Infermi di Biella. Le parole della Burzio: “Ho deciso di partecipare per come era presentato questo concorso: il cancro come campo da gioco. Ho partecipato con un mio racconto e sono arrivata seconda, il mio testo finirà su di un libro collettivo. Incredibile… E’ stata una bella esperienza che mi ha fatto conoscere un mondo e delle persone stupende. Una pratica mi ha colpito molto: cercano di lavorare con i racconti, sostenendo le tesi della medicina narrativa, ed anche questo libro collettivo servirà allo scopo”.

Per l’Enciclopedia Treccani, la medicina narrativa è “una metodologia che stimola la narrazione, da parte del paziente, del proprio stato di malattia, nell’intento di dare senso e quindi sollievo alla sofferenza, di favorire la creazione di un rapporto di fiducia e comprensione tra malato e personale medico e di capire il quadro patologico individuale”. Una nuova metodologia per “vivere” ed affrontare la malattia quindi, sia per il paziente, sia per il personale sanitario, da affiancare alle indispensabili terapie farmacologiche ovviamente, ma che da sole possono non essere sufficienti.

La Burzio crede molto in questa pratica: “Nel Biellese è molto diffusa, ma anche l’ospedale di Ciriè ha cominciato ad utilizzarla e, mi creda, è molto utile e costruttiva”. La lotta della professoressa sta procedendo con ottimi risultati e a settembre potrebbe tornare in cattedra, a fare il mestiere che ama, più forte di prima… “Mi auguro proprio di esserci”, conclude la docente, “e voglio ringraziare tutti quelli che mi sono stati vicini in questa battaglia, compresi i miei ragazzi. Anche se non appena darò i primi compiti ed i primi voti, credo proprio che cominceranno a cambiare idea!”. Un grosso in bocca al lupo “prof” e sicuramente la rivedremo in cattedra!            

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