Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha nominato 25 nuovi Cavalieri del Lavoro. Tale onorificenza, istituita nel 1901, viene conferita ogni anno, in occasione della Festa della Repubblica, a imprenditori italiani che si sono contraddistinti nei cinque settori: agricoltura, industria, commercio, artigianato, attività creditizia e assicurativa.
Tra i requisiti necessari per poter essere insigniti di tale onorificenza sono: l’aver operato nel proprio settore in via continuativa e per almeno vent’anni con autonoma responsabilità; l’aver contribuito in modo rilevante, attraverso l’attività d’impresa, alla crescita economica, allo sviluppo sociale e all’innovazione.
Tra i 25 nominati vi è Carlo Ilotte, classe 1940, amministratore unico e fondatore della 2A Spa, che ha uno stabilimento in via Tetti dell’Oleo, a Villaretto di Borgaro.
La 2A Spa è nata nel 1973 ed è attiva nei settori della pressofusione in alluminio e della componentistica tessile per la produzione di chiusure lampo e dei relativi macchinari e impianti. L’azienda nacque proprio nel settore delle chiusure lampo ed fu tra le prime ad avviare rapporti commerciali con la Cina di Mao Tse Tung.
Nel 1973, Ilotte lasciò l’incarico di direttore commerciale della Remmert e decise di ripercorrere le orme del padre nel settore delle cerniere lampo. Ma per essere competitivi, in un settore dominato allora dalle aziende del Estremo Oriente, furono necessari l’incontro con l’ingegner Franco Duprè e due anni di studio per progettare una nuova macchina che ebbe una resa produttiva venti volte superiore a quelle esistenti.
Nel 1989 nacque la Fonderia 2A, specializzata nello sviluppo di componenti in alluminio per l’industria automobilistica. L’export vale ancora ora il 90% circa del fatturato. Ad oggi occupa, complessivamente, circa 550 dipendenti ed ha sei stabilimenti: tre nel Torinese (Borgaro, Santena e Villastellone), tre all’estero (uno negli Stati Uniti e due in Cina, di cui uno in compartecipazione).
Cose Nostre ha incontrato il cavalier Ilotte per una breve intervista.

Cavalier Ilotte, cos’ha provato quando ha saputo del conferimento? Se lo aspettava?
“Sinceramente non me lo aspettavo, anche perché in lizza c’erano personaggi molto più importanti di me. Siamo rimasti in tre piemontesi (oltre a Ilotte, hanno ottenuto l’onorificenza il biellese Alberto Barberis Canonico, industria tessile, e Luciano Cillario, cuneese, industria grafica; ndr). Ovviamente mi ha fatto molto piacere. Credo che sia piaciuto molto il mio curriculum alle istituzioni, che abbiano capito la parte “umana” della mia attività: il cercare sempre di creare nuove opportunità di lavoro, il non ricorrere mai al licenziamento, il tentativo di innovare sempre per restare sul mercato.”

 Si sente realizzato dalla sua carriera imprenditoriale?
“Sì, mi sento davvero molto realizzato. Un grosso aiuto mi è stato dato dalla famiglia. Credo di avere  due figli splendidi: una è avvocatessa, l’altro ingegnere. Posso dire che l’educazione che ho cercato di trasmettergli ha funzionato. Sono molto grato a loro, ma debbo essere molto grato anche ai miei dipendenti, alla vecchia guardia soprattutto, visto che siamo ancora qui oggi…”

Perché, nonostante l’apertura di stabilimenti in Cina e negli Stati Uniti, mantiene tre stabilimenti produttivi nel Torinese?
“E perché non dovrei? La base della 2A è qui e lo sarà sempre. Il Centro Ricerche è qui, l’innovazione è qui… Sono stato costretto dal mercato a delocalizzare parte della produzione, altrimenti non avrei concluso i contratti con alcuni clienti: non avrebbero comprato merce prodotta solo in Italia. Invece aprendo questi stabilimenti all’estero, ho potuto portare del lavoro anche negli stabilimenti “storici”. Purtroppo funziona così: la globalizzazione e la finanza ti obbligano a fare determinate scelte. Le piccole e medie imprese italiane sono fortemente penalizzate.”

A chi vuole dedicare questa onorificenza?
“Ai miei genitori ed alla mia famiglia. Mio padre era un uomo fantastico: è stato uno dei primi imprenditori italiani a produrre cerniere lampo. Mi ha insegnato la positività, l’amore per l’industria e la vita di fabbrica. Qualcuno dei dipendenti della vecchia guardia, gli ultimi rimasti, ancora si ricorda quando passava in fabbrica e si fermava con tutti gli operai a scambiare due chiacchiere: io cerco di fare lo stesso, perché il dialogo con i dipendenti è importante. Mia moglie che mi supporta da ben 54 anni; ed anche i miei figli se la meritano.”

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.