Appunti di Vanni

“L’unica regola del viaggio è:
non tornare come sei partito. Torna diverso
”.
Anne Carson, poetessa e saggista canadese

 

Che gli Stati Uniti siano ricchi di parchi naturali è risaputo, ma nell’ovest troviamo anche alcuni tesori che parlano di Storia e approfittando del mio ultimo viaggio con Anja Wenger voglio raccontarveli.

Mesa verde

Il Parco nazionale di Mesa Verde è un’area protetta degli Stati Uniti e dal 1978 Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. È situato nello stato del Colorado con una superficie di oltre 200 chilometri quadrati comprende un’area in cui sono presenti i resti di numerosi insediamenti costruiti dagli antichi Popoli Anasazi. Così venivano chiamati dai popoli Navajo che si insediarono dopo di loro e significa “gli antichi”.

Si tratta di villaggi costruiti all’interno di rientranze della roccia, o cliff-dwellings. Nonostante i più antichi insediamenti all’interno del parco risalgano a non oltre 800 anni fa, la regione era abitata dagli Anasazi già dal VI secolo. Questi primi abitanti di Mesa Verde, di cui non si conosce né l’origine né il nome, vivevano inizialmente in abitazioni a pozzo formanti piccoli villaggi disposti su una superficie piuttosto vasta. Nell’arco di 500 anni essi affinarono le loro abilità costruttive e realizzarono grandi insediamenti con edifici su più livelli costruiti con fango e pietre. In questi villaggi sono presenti, oltre ad edifici ad uso abitativo e magazzini, anche delle costruzioni comunitarie ad uso cerimoniale chiamate kivas. A partire dall’inizio del XII secolo gli Anasazi iniziarono a costruire i loro villaggi all’interno di rientranze della roccia, realizzando gli insediamenti visibili oggi, e raggiunsero in quell’epoca il loro periodo di massimo splendore. Nonostante gli scavi archeologici non abbiano ancora fornito elementi tali per ricostruire nei dettagli la loro storia, i numerosi reperti consentono di avere un’idea abbastanza chiara del loro stile di vita e della loro cultura. 
Avevano una notevole abilità nel realizzare manufatti in terracotta, come recipienti, ciotole decorate con motivi geometrici e altri oggetti probabilmente con funzioni rituali, così come canestri ottenuti intrecciando fibre vegetali. Si ritiene che queste attività artigianali fossero praticate soprattutto dalle donne, che si tramandavano le conoscenze tecniche di madre in figlia.

Il motivo dell’abbandono degli insediamenti da parte degli Anasazi non è ancora stato chiarito. Tra le ipotesi possibili vi sono i mutamenti climatici che avrebbero causato una scarsità di risorse tali di impedire la sopravvivenza in quei luoghi, oppure il verificarsi di forti tensioni a livello sociale.
Dopo essere stati lasciati dai loro originari abitanti, i villaggi costruiti nella roccia caddero in uno stato di abbandono e furono riscoperti solo nel XVI secolo da popolazioni Navajo, a cui si deve anche il nome Anasazi, con cui si indicano le popolazioni che avevano in precedenza abitato la regione. 
Gli esploratori spagnoli che cercavano una pista tra Santa Fe e la California furono i primi a raggiungere la regione di Mesa Verde, che chiamarono così per i suoi tavolati ricoperti di alberi. Essi comunque non videro i villaggi abbandonati costruiti nelle rientranze della roccia.
Alcuni cacciatori e cercatori si inoltrarono nella regione e uno di questi riferì delle sue osservazioni nel 1873. L’anno seguente accompagnò il noto fotografo William Henry Jackson attraverso il Mancos Canyon ai piedi di Mesa Verde. Qui Jackson fotografò uno degli insediamenti nella roccia. L’interesse suscitato da questa ed altre pubblicazioni portò a formulare proposte per uno studio del sito archeologico. Nel frattempo alcuni allevatori iniziarono ad insediarsi nella Valle. Alcuni inoltrandosi a Mesa Verde osservarono un maggior numero di edifici in pietra e di maggiori dimensioni. I membri della famiglia Wetherill furono i primi a comprendere le potenzialità turistiche della regione. Essi raccolsero numerosi reperti che in parte rivendettero alla Historical Society del Colorado e in parte conservarono come collezione privata ma furono i primi a documentare i loro ritrovamenti.

Uno dei più primi visitatori della regione fu una giornalista del New York Times, Virginia McClug, la quale si impegnò per l’istituzione del parco nazionale.
Un altro fotografo, Frederick Chapin, visitò Mesa Verde nel 1890 e pubblicò un libro le cui fotografie fecero conoscere al grande pubblico Mesa Verde.

Il 29 giugno 1906, il presidente Theodore Roosevelt istituì il Parco nazionale di Mesa Verde per “preservare le opere dell’uomo”, dopo Yellowstone fu il secondo parco statunitense ad essere istituito.
All’interno del parco sono presenti circa 400 siti, si tratta per la grande maggioranza di insediamenti molto piccoli. I più grandi sono appena una dozzina e tra questi rientrano i più celebri, tra cui il Cliff Palace, il Balcony House e il Spruce Tree House.

Anja a Cliff Palace

Il “Cliff Palace” è il più grande insediamento costruito nella roccia di tutto il Nordamerica. Si trova in una rientranza profonda 27 metri e alta 18 ed è costituito da 220 ambienti, tra cui 23 kivas, dei quali solo una trentina conservano le tracce di un focolare. Questo fa presupporre che le abitazioni fossero costituite da più ambienti tra loro collegati e che alcuni di essi fossero adibiti a magazzini.
“Long House” è il secondo insediamento di Mesa Verde per dimensioni, situato nel settore occidentale del parco.

Spruce Tree House

“Spruce Tree House” è sicuramente l’insediamento che si trova nel migliore stato di conservazione ed è il terzo grande villaggio, costituito da 130 ambienti e 8 kivas.
Si ritiene che possa essere stato abitato da circa 80 persone.

 

 

Balcony house

“Balcony House” fu scoperto nel 1881, per poter visitare l’insediamento è necessario scendere all’interno del canyon per 30 metri per poi risalire verso gli edifici costruiti nella cavità della roccia mediante una scala a pioli di 10 metri.

“Square Tower” con la torre che dà il nome all’insediamento è la più elevata costruzione di Mesa Verde, fu occupato tra il 1200 e il 1300 d.C.

Vanni a Square Tower

Il sito di “Mug House” fu scavato e studiato negli anni ’60 dall’archeologo Arthur Rohn, è formato da 94 ambienti posti su quattro livelli e comprende una grande kiva.

La grande esposizione agli agenti climatici ma soprattutto gli incendi boschivi rappresentano una continua minaccia per i valori culturali del parco. Tuttavia, sono in atto politiche di gestione per proteggere le risorse nella massima misura possibile.

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