Cronache Marziane

Mc. Mes Meter, lo sceriffo della contea di Caselle Beach, nel Maine, se ne stava tranquillamente oziando sulla sua scrivania. Non che fosse un uomo pigro, anzi se c’era qualcosa da fare si faceva in quattro, nonostante la sua piccola statura. Ma in quel periodo a Caselle Beach non succedevano fatti importanti.
A parte qualche teppistello che rubava Gesù Bambino nel presepe in piazza, o che rovesciava qualche fioriera, non c’era niente che richiedesse l’intervento di questo cocciuto irlandese.

Caselle Beach è un piccolo e tranquillo paese sulla costa, a 38 miglia da Lincolnville. Popolato nella maggior parte da pescatori di aragoste; in estate si riempie di turisti. Alcune località sono famose per le spiagge di sabbia come Old Orchard o Ogunquit; altre per i parchi, come il Baxter State Park dove le alci sono numerose.

Invece Caselle Beach è famosa per la vicinanza con l’aeroporto, per le tegole che volano e per un vecchio rudere di stazione, dove secoli fa arrivava il treno carico di cercatori d’oro dalle montagne dell’Appalachian Trail. Ma quando l’oro fu sostituito dai Gratta e vinci, la linea ferroviaria venne abbandonata a se stessa.
Ora la contea rileverà la stazione, facendone forse un museo o una indispensabile sala Bingo.

Mc. Mes Meter era intento a leggere l’ultimo numero di Our Stones (Lose Nostre), il giornale locale dei costruttori di abitazioni, specializzati nella realizzazione di tetti e coperture varie. Era concentrato su un articolo riguardante una banda di motociclisti che imperversava nello Utah, gli Hellis Angels. Non facevano niente di male, andavano solo in giro per l’America a mangiare, bere e proporre la loro rivista mensile.

Squillò il telefono. Lo sceriffo trasalì, era da giorni che non suonava. Una voce anonima parlò lentamente.
– Ciao sceriffo. Guarda che a Caselle Beach avete un terrorista dell’Isis. Si tratta di Mohamed Pautasso, quello che abita sulla Settima Strada, al 93. Me ne sono accorto perché due sere fa è arrivato un camion: l’ho sentito subito perché, come sai, Caselle Beach dopo le ore 21 è molto tranquilla e non si sente volare una mosca.
Mi sono insospettito e ho guardato dalla finestra: hanno scaricato diverse casse di armi e le hanno seppellite nel suo grande orto. Forse stanno organizzando qualche attentato. Vai subito a vedere. –

Mc. Mes Meter era un uomo razionale, e non credeva alle notizie false come quelle che imperversano su quell’orrendo carrozzone chiamato Internet. Ma era anche lo sceriffo, e nonostante la segnalazione anonima, doveva prendere una decisione. Prima di tutto veniva l’incolumità dei suoi cittadini.

La vecchia Dodge Monaco del ‘74 dormiva impolverata nel garage. Era un’auto di altri tempi, e proprio per questo, funzionava perfettamente. Nonostante l’età, quando occorreva, il motore Chrysler V8 di 440 pollici cubici scaturiva tutti i suoi 375 CV, seminando in un attimo potenti e sofisticate Audi o Bmw.
D’accordo, non era tecnologica e moderna: l’autoradio aveva le audiocassette (Mc. Mes Meter adorava quelle dei Creedence) ed i sensori di parcheggio erano un materasso incollato sul paraurti posteriore.
Il navigatore era formato da una serie di mappe cartacee della zona, e il rilevatore di stanchezza era una vecchia quercia subito fuori Caselle Beach, dove lo sceriffo si addormentava sotto la sua fresca ombra.

Ma le casse della contea di Caselle Beach non potevano permettersi l’acquisto di una nuova auto, anche perché tutti i soldi erano impegnati per la costruzione di un ennesimo inutile enorme centro commerciale.
Comunque la Dodge andava veloce come il vento. E velocemente arrivò a casa di Mohamed Pautasso.

Mohamed era seduto sulla sedia a dondolo, intento a bere una Bud. Era molto tranquillo.

– Buongiorno sceriffo. Cosa posso fare per lei? –
–  Mohamed, facciamo così: o mi dici quello che sai, oppure ti porto a marcire in galera.- 
(Inciso: le prigioni in America erano vere prigioni, dove i condannati scontavano fino all’ultimo giorno per il male che avevano fatto, non come da noi che le prigioni sono pensioni a due stelle dove i criminali si fermano al massimo una settimana).
Mohamed rimase stupito:  – Sceriffo ma cosa sta dicendo? Non ho fatto niente. Lei vede troppa televisione e mangia troppo succo d’acero. Se Caselle Beach è noiosa, non è certo colpa mia. –

Detto questo, Mc. Mes Meter fece qualche telefonata. Nel giro di mezz’ora, la Settima Strada venne chiusa e arrivarono mezzi e forze dell’ordine di ogni tipo: FBI, DEA, Nucleo Antiterrorismo, Boy Scout, Marines, Navy Seals, la De Filippi e Corpi Speciali dell’Esercito. Mohamed Pautasso venne ammanettato.
Nel suo grande orto (circa 5.000 mq) entrarono grossi TIR, e scaricarono 5 enormi escavatori CaterPirlar, 8 scavatrici più piccole e una decina di detenuti con pala e piccone, tra i quali qualche politico locale.
Sotto il comando di un capocantiere, (“uno” solo, diversamente da noi che abbiamo il controllore del controllore del controllore dei lavori) tutti quanti iniziarono a scavare ovunque, in questo grande terreno.

Lo sceriffo guardava soddisfatto con aria di sfida Mohamed, il quale invece osservava tranquillo.
Ogni singola zolla venne setacciata, rivoltata, controllata e ancora setacciata con reti sempre più piccole, fino a farla passare in una zanzariera. Lavorarono talmente bene che la zolla più piccola aveva le dimensioni del cervello di un pedofilo. Ma non trovarono niente. Nessuna cassa, nessuna arma, nemmeno una pistola ad acqua. Il capo dell’FBI allora diede l’ordine di cercare anche nei vasi e nella lettiera del gatto. Niente.

Squillò il vecchio Motorola dello sceriffo. Era il Governatore in persona. Lo sceriffo impallidì.

– Mc Mes Meter, vecchio mio. Ma cosa sta combinando? –
– Ehm… Governatore, ho avuto una segnalazione importante e affidabile, stiamo provvedendo…. –
– Mc Mes Meter, lei ha scombussolato un intero paese della contea per una telefonata anonima. Ma si rende conto? Caselle Beach è sempre stato un paese perfetto, pulito, senza una buca. E lei lo sta rovinando. Se ci tiene alla poltrona, risolva entro le ore 20.00. E tenga lontana la Stampa. –
– Sicuramente Governatore, entro le 20.00 sarà tutto sistemato. –

Mc. Mes Meter andò dal capocantiere Pino ‘u muratore: – Bene, qui abbiamo finito. Mettete tutto a posto. Deve ritornare tutto come prima, come se non fossimo mai venuti qui. Ottimo lavoro, bravi. –

Poi andò da Mohamed Pautasso.

– Mohamed, aspetta, ti tolgo le manette. Ascolta. Ci conosciamo da una vita. Ricordo ancora quando arrivasti nella nostra comunità con la tua numerosa famiglia. Vi accogliemmo tutti e vi aiutammo. Ora aiutami tu. Cosa mi nascondi? Ho il Governatore alle costole. Non voglio tornare a dirigere il traffico.
Abbiamo rigirato il tuo terreno come un calzino. Non abbiamo trovato niente. Dove sono le armi? –
– Caro Mc. Mes Meter. Lo so che non le avete trovate. Perché non ci sono. –
– Cosa? Come sarebbe a dire??? –
– Non ci sono mai state armi. Né terroristi. Ho fatto io la telefonata anonima. –
– Mohamed stai scherzando? Perché avresti fatto tu la telefonata? –
– Vedi sceriffo, io ho sempre avuto la passione per l’orto e il giardinaggio. Mi è sempre piaciuto coltivare, accudire e consumare i frutti del mio lavoro. Ma sono diventato vecchio e stanco. Anche le forze sono diminuite. Se avessi dovuto arare di nuovo il mio terreno, avrei impiegato almeno una settimana. Ma voi avete impiegato un giorno, l’avete arato, rastrellato e levigato. Ora è pronto per la semina.-

Mc Mes Meter era una statua di sale, pallido come la portiera bianca della Dodge. Il capo dell’FBI Selupescu non riuscì a trattenersi e rotolò sotto un tavolo, con una ridarola preoccupante.

E Mohamed, ridendo come un matto: – Grazie a tutti. L’efficienza di Polizia e FBI di questo paese è notevole.
Passa a trovarmi quest’estate, ti regalerò una borsata di tumatiche.-

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