Piazze AmicheGabriele Di Francesco, autore dell’articolo proposto questo mese, l’abbiamo conosciuto sei anni fa.
Era il marzo del 2012, festeggiavamo i 40 anni del giornale organizzando qui a Caselle il primo Incontro Nazionale dei giornali di Pro Loco. Lui, che di mestiere fa il professore universitario, intervenne allora in qualità di direttore della giovane testata [email protected], della Pro Loco della cittadina di Sant’Omero.

Gabriele  Di  Francesco  al 1° Incontro Gepli

L’editoriale con cui aveva accompagnato la nascita del suo giornale ci piacque tanto che divenne l’articolo di apertura della sovracopertina speciale che accompagnava il numero di marzo di Cose Nostre.
Negli anni successivi Gabriele è stato una presenza fedele ed importante degli appuntamenti annuali GEPLI, fra cui la terza edizione da lui ospitata a Sant’Omero, in concomitanza con la succulenta Sagra del Baccalà, per la quale la cittadina sui colli teramani è giustamente famosa.

 


 

Presentosa ad un cuore creata per il G8 all’Aquila

“Portava agli orecchi due grevi cerchi d’oro e sul petto la Presentosa: una grande stella di filigrana con in mezzo due cuori”. Così Gabriele d’Annunzio nel romanzo “Il Trionfo della morte” pubblicato nel 1894, battezza uno dei più singolari gioielli abruzzesi, descrivendo insieme la prorompente sensualità di un’avvenente bellezza abruzzese, forse quella di Barbara Leoni con la quale viveva momenti di estasi sul promontorio dei trabocchi, a San Vito Chietino, dove situava le vicende dei protagonisti Giorgio e Ippolita.
Nella natura selvaggia, sono quei cerchi d’oro e quella grande stella di filigrana a riscattare la poesia, la nobiltà e anche l’orgoglio dell’Abruzzo, regione ben rappresentata per lontane origini e tradizioni dalla cultura dei maestri orafi, da Nicola da Guardiagrele al sulmonese Nicola Piczulo fino alla dinastia dei Di Rienzo di Scanno e agli artigiani orafi contemporanei (Italo Lupo e Armando Di Rienzo).

Presentosa con doppio cuore

La Presentosa, ricca per l’invenzione e la lavorazione accurata più che per il metallo, oro o argento generalmente a basso titolo, è un crogiuolo di simboli, di valori tradizionali ma anche di valenze scaramantiche.
Si tratta dunque di una grande stella di filigrana quasi sempre con uno o due cuori al centro, legati spesso da una mezzaluna o una chiave e talvolta con piccoli rossi rubini incastonati a raggiera. La tecnica della filigrana consiste nell’intrecciare un doppio filo di metallo prezioso in forma di oblique spighe di grano (di qui il termine filigrana).
“Il gioiello è un pegno d’amore, un portafortuna, un viatico di fede e di affetto, uno scacciamalocchio e con l’aggiunta di pietre preziose al centro, il laccio di un amore indissolubile”, come scrive Annalisa Cignitti, storica dell’arte, nel suo blog e come fa rimarcare l’antropologa Adriana Gandolfi, studiosa di oreficeria abruzzese.

 

Il libro sulla presentosa di Adriana Gandolfi

La storia della Presentosa è romantica come tutte le storie leggendarie in cui si manifestano i sentimenti più profondi dell’animo umano. In essa si ritrova l’essenza della gente d’Abruzzo, in cui lo spirito forte e indomito di chi è abituato a lunghe ed estenuanti transumanze si fonde con la dedizione e la dolcezza per la famiglia e con la nostalgia della propria donna e della propria casa.
Il dono della stella è pegno d’amore e testimonianza di sacralità. Ad ispirare il ciondolo pare sia stato il rosone aquilano di S. Maria di Collemaggio, con la magnificenza dei suoi raggi e la potenza dell’oculus: è l’occhio della fede che rifulge e si espande di luce.
Il ciondolo si offriva in dono, era un “presente” (da cui il nome) che nella sua valenza sacra proteggeva gli affetti più cari, dava fortuna a chi l’indossava con la promessa di felicità e d’amore, la sicurezza di una prospera vita comune.
A simboleggiarlo oltre che i due cuori centrali e vicini, il laccio, il legame a forma di piccola mezzaluna che li lega insieme. Un simbolo questo molto antico, con valenze pagane: è la mezzaluna sacra a Diana, l’origine della vita, la rappresentazione della fertilità femminile nel suo ciclo di rinascita di 28 giorni e della verginità, attributo che, unito alla castità, diviene immagine cristiana della Vergine Immacolata.

 

Un pegno di fedeltà dell’uomo nel partire, poi divenuto simbolo di accettazione e accoglienza da parte della famiglia acquisita.
Segno visibile di fedeltà sacralizzata e potente amuleto contro le avversità della vita, attirerà le forze del male per avvilupparle nelle spire filigranate del gioiello.
Nessuna strega o maga con i loro incantesimi potranno vincere la forza della Presentosa, un amuleto nato dalla promessa e dalla fedeltà d’amore. Due cuori centrali e vicini con un laccio a forma di mezzaluna che li unisce per sempre.

Gabriele Di Francesco 
docente di Sociologia presso
l’Università di Chieti/Pescara


 

La scheda della presentosa

Che cos’è? La presentosa è un gioiello tradizionale femminile abruzzese, generalmente in oro o in metallo placcato oro indossato dalle donne nelle occasioni di festa.

Quando è nata? Le prime notizie attestate sulla produzione del monile risalgono ad un periodo compreso fra il 1804 e il 1816, quando compare per la prima volta nei documenti come bene dato in dote alle spose; le prime fabbriche sorgono ad Agnone (appartenuta all’Abruzzo fino al 1811) ed a Guardiagrele.

Dove viene prodotta ora? In laboratori artigianali in diverse località abruzzesi, fra cui in particolare Guardiagrele, Scanno, Pescocostanzo, Sulmona e L’Aquila.

Come viene montata? Il gioiello viene attaccato a dei ganci per orecchini, oppure su una collana per essere messa in bella vista sul petto.

Che significato ha la presenza dei cuori? Una teoria, non condivisa però da molti studiosi, vuole attribuire il ciondolo con un solo cuore alle nubili, quello con due cuori alle fidanzate e quello con due cuori con mezzaluna alle maritate.

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