Percorsi circa cinquanta chilometri dalla nostra città raggiungiamo in fondo alla Val d’Ala il caratteristico villaggio di Balme (1432 m). Il suo comprensorio ad ovest si estende, su di un esteso piano denominato Pian della Mussa, sino ai confini con la Francia.

 

Balme

Il piano, sicuramente sede di un lago in un passato remoto, misura circa quattro chilometri di lunghezza per un chilometro e mezzo di larghezza è di indubbio interesse naturalistico, sicuramente apprezzato turisticamente per il suo manto erboso che conforme all’avanzare delle stagioni si adorna di fiori di ogni colore e per il suo generoso innnevamento invernale.

Il suo posizionamento rispetto al livello del mare è compreso tra le quote di 1650 m al suo inizio ed i 1850 m al suo estremo occidentale. Dominato da alte cime quali l’Uia di Ciamarella (3676 m), l’Uia di Mondrone (2964 m), l’Uia Bessanese (3604 m) è un comodo e ameno punto di partenza sia per interessanti ascensioni alpinistiche sia per facili escursioni al Pian Ciamarella, al Ghicet di Sea, al Passo delle Mangioire.

Prima di sollecitare il lettore ad avviarsi per gustare di persona quanto letto, è doveroso un breve riferimento ad alcuni dei luoghi di interesse offerti dal comune di Balme: la chiesa parrocchiale della Santissima Trinità consacrata nel 1775; la Cappella della Sindone, vecchio edificio anteriore al XV secolo dove autorevoli studi ritengono sia stata ospitata la Sacra Sindone nel 1535 in occasione del suo trasferimento da Chambery a Torino; la casaforte del Rucias, enorme struttura difensiva costituita da corridoi, locali ad uso abitativo, stalla, cantine e passaggi sotterranei.
Prima della costruzione della strada provinciale, che determinò alcune demolizioni, dalla casaforte si poteva raggiungere il forno, il lavatoio, la fontana, la cappella senza mai uscire all’aperto evitando così di esporsi alle copiose nevicate di un tempo; la Gorgia, un salto di alcune decine di metri che la Stura compie proprio al centro del paese.
Garantito il solletico alle estremità quando dal ponte che la supera se ne ammira la sua massima portata d’acqua; il Museo delle guide alpine, documenta l’origine e lo sviluppo di questo paese di montagna protagonista dell’alpinismo torinese. Custodisce foto d’epoca, attrezzature, cimeli, manifesti e documenti. Inoltre vi sono sezioni dedicate all’ambiente, alla flora, fauna, minerali e alla cultura locale francoprovenzale.
Entrando in paese superiamo la chiesa parrocchiale, poi proseguendo poco oltre troviamo alla sinistra una piazza dove è possibile posteggiare l’auto. Ritornati sulla strada la risaliamo verso il fondo del paese, superiamo prima la casaforte poi sempre alla sinistra alcune indicazioni ci indirizzano ad attraversare la passerella sulla gorgia e passare sul versante destro orografico della valle immettendoci così sulla pista dedicata all’ingegner Adolfo Kind.

Un tratto innevato della pista Kind

La pista costruita nel 2004 appositamente per coloro che salgono al piano a piedi, con gli sci o con le ciaspole, sostituisce l’antica famosa mulattiera, famosa per essere stata il primo itinerario sciistico italiano. Fu percorsa nel dicembre 1896 dall’ingegnere svizzero Kind in compagnia del tenente Luciano Roiti utilizzando per la prima volta in italia il nuovo attrezzo: gli sci.
Tratti pianeggianti si alternano a tratti di salita: si superano Castàss, Bougoùn, l’altare celtico poi il luogo denominato Arposa dìi Mort; seguono due piloni votivi poi il Pian della Mussa.
Percorriamo tutto il piano diretti al rifugio Città di Ciriè che raggiungiamo comodamente in novanta minuti circa da Balme.
All’inizio dell’ultimo strappetto prima del rifugio su di una roccia in bella vista vi è una targa a ricordo del canto “La Montanara” che qui al piano ebbe origine.
Fu nel luglio del 1927 che l’alpinista Toni Ortelli (1904 – 2000), al ritorno dalle sue escursioni, sentendo il canto in un’osteria di Balme e successivamente dalla voce di un pastorello all’alpe dell’Uia di Ciamarella decise di trascriverne sia il testo che la musica: “Lassu per le montagne / fra boschi e valli d’or / fra l’aspre rupi echeggia / un cantico d’amor / – “La montanara ohè!” / si sente cantare, / “cantiam la montanara e chi non la sa?” / – La sui monti dai rivi d’argento / una capanna cosparsa di fior / era la piccola, dolce dimora / di Soreghina, la figlia del Sol”. Tradotta in oltre cento lingue fece il giro del mondo, a Stoccolma fu cantata in aula in occasione dell’assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Salvatore Quasimodo.
Immersi nello scenario cerchiamo i suoi riferimenti più significativi, individuata la Bessanese ritorna in mente la cronaca di un fatto successo molti anni fa: un originale viaggio di nozze intrapreso in mongolfiera da Joseph Charbonnet, francese cinquantenne residente a Torino e la sua giovane moglie Anna Demichelis, diciottenne. Compagni di viaggio Giuseppe Botto, di anni trentuno, cognato dello sposo ed un giovane garzone d’officina Costantino Durando, di anni diciotto.
Nel secondo giorno di viaggio, a causa delle avversità atmosferiche la mongolfiera alzatasi da Piobesi si schiantò sul fianco della montagna. Il Charbonnet trovò la morte scivolando in un crepaccio, la moglie ed i compagni dopo molte difficoltà si salvarono e raggiunsero il Pian della Mussa.
A testimoniare l’evento è un quadro dedicato dalla giovane vedova alla Madonna ed esposto nella galleria “delle grazie” del santuario della Consolata di Torino. Ottobre 1893.

Cartografia: IGC 1:50000 Valli di Lanzo e Moncenisio

 

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