Alzi la mano chi per un attimo ha pensato che Torino potesse davvero ottenere l’organizzazione delle Olimpiadi invernali del 2026…
Io, modestamente, ho sempre pensato che non ci fosse la volontà politica di proporre la propria candidatura a livello comunale. Premetto che il sottoscritto non è un fautore delle grandi manifestazioni sportive, perché portano, spesso, a spreco di risorse pubbliche e danni ambientali. Non sono neanche un appassionato di sport invernali, salvo poi guardare qualche gara olimpica quando gareggiano i nostri atleti.
Però le Olimpiadi c’erano già state a Torino nel 2006 e furono, tutto sommato, gestite abbastanza bene (rapportandole ad altri eventi simili), oltre ad aver fatto da volano mondiale alle nostre vocazioni turistiche, allora alle prime armi.
Quindi, partendo dal presupposto che gli impianti c’erano già e che, anzi, sono stati da allora sottoutilizzati (salvo qualche eccezione) perché no? Peccato che, mi ripeto, a livello politico comunale non mi pare di aver mai visto una volontà netta e ferma, anzi! Il M5S che sostiene (?) la sindaca Appendino è sempre stato piuttosto diviso sull’argomento, quindi come si può portare avanti una candidatura al CIO se il Comune capofila non è convinto di farla questa Olimpiade?
Tutto il lavoro svolto dalla Camera di Commercio e dal suo presidente Vincenzo Ilotte per preparare il dossier è stato solo tempo perso e spreco di risorse. Sarebbe stato più corretto dire subito che non c’erano la volontà e le intenzioni di imbarcarsi in una simile impresa, per nulla facile: ma l’abbiamo già fatto e per Torino era stata una festa continua e l’occasione di farsi conoscere al mondo, togliendosi addosso quella patina di grigiore e di stantio che qualcuno sta ora cercando di rimettere al suo posto.
Sembra quasi che si stia lavorando per favorire l’egemonia milanese, come se Milano non avesse già abbastanza influenza di suo. E certamente il cambio di Governo nazionale non ha di sicuro favorito il Piemonte.
Anche il Coni se ne è pilatescamente lavato le mani in più occasioni: prima imponendo la candidatura a tre, dove però Milano doveva essere capofila per vendere il suo brand, poi non facendo nulla per supportare la candidatura torinese. Ovvio che Milano-Cortina e lo strapotere lombardo-veneto leghista (seppur il sindaco milanese sia piddino, ma è stato bravo a tirare acqua al mulino della città che amministra) hanno fatto fuori Torino, la cui Amministrazione non ha fatto più di tanto per restare in gara.
Il nostro understatement di stampo anglossassone ci ha fregato ancora una volta, ma ad una parte della politica piemontese sta bene così: non facciamo alzare troppo la testa a Torino ed il Piemonte, continuiamo a tagliare fondi a cultura, sport ed altri eventi.
Ci siamo messi in testa di avere una vocazione turistica, ma quando mai: speriamo che gli elettori se ne ricordino nelle prossime tornate di chi sembra stia lavorando per il bene di Milano e non di Torino. Non è questione di campanilismo, ma di non essere presi per i fondelli. Altrimenti tanto vale chiedere direttamente l’annessione alla Lombardia: invece di consentire al Verbano di indire un referendum per il passaggio al di là del Ticino, facciamolo proprio a livello regionale. Almeno risparmieremo un po’ di soldi delle indennità di cadreghe e cadreghini e ci preserveremo da ulteriori delusioni. Oppure che parta la macroregione tanto ventilata dalla Lega qualche anno fa: almeno sappiamo che la testa è nel capoluogo meneghino con buona pace di tutti.
A proposito, uno dei motivi per cui è stato scelto il tandem Milano-Cortina è che hanno promesso che non utilizzeranno un euro di soldi pubblici, ma faranno tutto con fondi privati! Davvero? Staremo a vedere.
Peccato Torino, hai perso un’occasione d’oro per tornare sotto i riflettori, ma se una parte dei torinesi stessi non crede nel tuo futuro e nel tuo rilancio, siamo messi proprio bene.

 

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