Alla fine il capitolo si sta chiudendo. Il tanto contestato, soprattutto da Mappano, impianto di compostaggio Amiat di Borgaro, zona industriale Tetti dell’Oleo, sta per essere trasformato e portato a “nuova vita”.
Sempre da parte dell’Amiat-Iren, ma con un futuro privo di odori e puzze che tanti problemi avevano comportato per i cittadini mappanesi (soprattutto), borgaresi e casellesi (in minima parte). L’azienda ha infatti presentato un progetto di riconversione da circa 15 milioni di euro, in attesa delle necessarie, ma che appaiono scontate, autorizzazioni da parte di Città Metropolitana.
Autorizzazioni che, una volta ottenute, daranno il via alla ristrutturazione dell’edificio nei primi mesi del 2019 ed un ritorno alla produttività, presumibilmente, per il 2020. Previste compensazioni, circa 900 mila euro, per i tre Comuni coinvolti: quasi 566 mila euro per Borgaro, oltre 249 mila euro per Mappano, circa 90 mila per Caselle. Sarà un impianto ad “emissioni odorigene”, praticamente, zero perché Amiat intende realizzare un impianto per la valorizzazione della raccolta differenziata: vetro, plastica, carta, con esclusione perciò di lavorazioni legate alla parte organica dei rifiuti.
Un paletto posto per ottenere il via libera saranno le opere di mitigazione sul Rio Mottone. La dichiarazione del sindaco di Borgaro, Claudio Gambino: “Finalmente si sta per chiudere una questione annosa e spinosa. L’impianto di compostaggio fa ormai parte del passato, insieme ai suoi problemi di emissioni odorigene fastidiose. Come ci è stato infatti illustrato da Amiat, l’impianto verrà riconvertito, previa concessione di autorizzazione da parte della Città Metropolitana, in un impianto industriale ad alta intensità tecnologica: verranno qui ricevuti e lavorati la plastica, il vetro e la carta raccolti nei Comuni di tutta la Provincia. Una volta trattati, i rifiuti verranno rivenduti, diventando quindi una risorsa. Ma stiamo comunque parlando di rifiuti inerti, quindi pressoché privi di odori, che è sempre stato il problema principale dell’impianto di compostaggio. Stando così le cose, il nostro parere non può che essere favorevole ed otterremo anche delle compensazioni ambientali”.

Quali le tempistiche? “In queste settimane si terrà la conferenza dei servizi in Città Metropolitana”, prosegue Gambino, “e si metterà a punto il tutto. Con il via libera, i lavori di ristrutturazione e conversione dovrebbero partire nei primi mesi del 2019. E probabile che la riapertura dell’impianto avverrà nel 2020. Attualmente l’impianto di compostaggio, com’è noto, era chiuso e veniva utilizzato, fino allo scorso anno, come sito di stoccaggio dei rifiuti. E’ un’operazione, secondo questa Amministrazione, importante che mette fine allo sciagurato avvento della lavorazione del compost sul nostro territorio”.

Il commento di Giovanni Isabella, assessore all’Ambiente di Caselle: “Alla fine la faccenda compost sembra si stia definitivamente chiudendo con la trasformazione dell’impianto borgarese in una piattaforma di ricevimento e lavorazione di plastica, carta e vetro, perciò tipologie di rifiuto senza emissione di odori. Sarà un impianto che non necessiterebbe, vista proprio la tipologia di rifiuto, di compensazioni, ma che raccoglierà l’immondizia prodotta in tutta la provincia (vista anche la prossima trasformazione dei Consorzi di Bacino: si prospetta infatti l’esistenza di due soli consorzi per tutta la Regione), perciò l’azienda ha comunque deciso di erogare delle compensazioni, anche solo per l’ammaloramento dell’asfalto causato dai camion che transiteranno sui nostri territori: soprattutto Borgaro e Mappano e, in minor misura, Caselle. Concludendo, per la nostra Amministrazione è un accordo, tutto sommato, alla meno peggio”.

Ma i più dubbiosi sulla conversione rimangono i mappanesi: argomento che verrà trattato in un articolo a parte.

 

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