FortissimaMenteWEBQualche settimana fa ho visto un film, dove il cagnolino di famiglia festeggiava il suo compleanno con tanto di torta e di regalo ed al momento della sua morte veniva omaggiato con un funerale ed un discorso commemorativo.
Il film era comico, esagerava e ridicolizzava la situazione, ma la tendenza a trattare l’animale da compagnia come un piccolo umano è sempre più diffusa. Per coccolare gli animali non si bada a spese: il fatturato per l’acquisto di prodotti per loro cresce e negli Stati Uniti ha superato quello dei giocattoli. La spesa per gli animali aumenta perché ne abbiamo sempre di più e l’industria è incentivata a proporre prodotti originali, ci invoglia a comprarli presentandoci gli animali come amici alimentando la nostra propensione a sentirli come esseri che hanno emozioni, pensieri ed intenzioni simili a quelli umani.

Anche gli animali ricevono il loro regalo a Natale o al compleanno mentre al cambio di stagione vengono equipaggiati di nuovi abiti, sembra però esagerato festeggiare anche con loro il giorno di San Valentino! Alcuni proprietari testimoniano di provare più affetto per il loro animale che per il loro partner ed è capitato che decidessero di concludere una relazione sentimentale a causa di dissidi sull’animale.
Ci si chiede che cosa stia succedendo: pare che gli animali stiano prendendo il posto dei bambini o del partner.

Sta cambiando la società e ora gli animali sostituiscono dei rapporti umani poco appaganti o spenti, come quelli con i figli: ne abbiamo sempre meno, li facciamo tardi e viviamo molto più a lungo una volta che loro sono usciti di casa rispetto ad un tempo. Non è un caso che le fasce d’età che investono di più sugli animali, sia economicamente che affettivamente, sono gli anziani ed i giovani che per scelta rimandano la convivenza e la genitorialità. Alcuni studiosi hanno paragonato la relazione uomo-animale a quella genitore-figlio, perché sia il bambino che l’animale da compagnia hanno bisogno di cure continue, e l’umano tende ad adottare con l’animale comportamenti che adotterebbe con un bambino, ad esempio rivolgendosi a loro con un linguaggio infantile.

Gli animali riescono a colmare un desiderio di relazione e amicizie che le persone non sanno più trovare nei propri simili. I proprietari di animali finiscono quindi per parlare a fine giornata con il loro cane piuttosto che con un amico. Inoltre il rapporto con gli animale è più semplice di quello con le persone: non si litiga, non ci si sente rimproverati o criticati. Questo porta ad umanizzare gli animali attribuendo a loro sentimenti e significati del comportamento che daremmo alle persone, ad esempio: “è morto un gatto e l’altro rimasto si aggira irrequieto per la casa, forse sta soffrendo per il lutto anche lui…”.

Spesso le persone pensano che non ci sia nulla di male a viziare i propri animali, invece se si esagera si rischia di fare dei danni. Si può finire per avere dei problemi di convivenza, con cani che aggrediscono il padrone perché non ne riconoscono la leadership, oppure cani che diventano obesi perché ricevono troppe ricompense alimentari. C’è un aumento nella richiesta di interventi da parte dei comportamentalisti (che sarebbero gli psicologi degli animali) e di ansiolitici per i cani perché stanno diventando sempre più aggressivi. Il cane ha bisogno di avere dei limiti, regole, routine che devono essere stabilite dall’uomo. Va contro l’istinto dell’animale ricevere affetto incondizionato, ad esempio è dannoso non punirlo quando ha un comportamento errato pensando “poverino, non lo ha fatto apposta”. Se l’animale percepisce che il suo padrone è insicuro, diventa confuso, squilibrato e può manifestare un eccesso di ansia o aggressività.
Ad esempio, se un cane è spaventato dai fuochi d’artificio e noi lo accarezziamo per calmarlo (come potremmo fare con un bambino), lui percepisce che approviamo il suo comportamento confuso e la prossima volta lo ripeterà. La stessa cosa vale per l’ansia da separazione: se il cane si dispera quando mi allontano e io lo coccolo, lui non imparerà mai a consolarsi da solo. La stessa cosa vale per i gatti, che si agitano quando perdono la loro routine e questo può essere interpretato dai padroni come un’emozione: ad esempio se muore un gatto e l’altro si aggira per casa inquieto, non è perché soffre per il lutto, ma perché ha perso una routine e ci vuole tempo per stabilirne una nuova.

La maggior parte decide di tenere un animale per sentirsi amati. Non sempre si tratta di persone sole, ma vogliono ancora più affetto di quello che hanno già. Cercano però una relazione diversa, ad esempio una relazione di accudimento quando non hanno un cucciolo umano di cui occuparsi, oppure un affetto da parte di qualcuno che non ci abbandonerà mai. È chiaro che se si cerca di soddisfare bisogni di questo tipo con una relazione con un animale, il rischio è di confondersi e trattarlo come un umano!

Per maggiori informazioni visita il sito: www.psicoborgaro.it

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