Una piazza sconosciuta. Nella toponomastica, capitano cose strane. Talvolta, ad esempio, il nome ufficiale assegnato ad una via, o ad una piazza, non attecchisce. Due esempi classici, a Torino: piazza della Repubblica e piazza Carlo Emanuele II, dove siano pochi lo sanno, mentre non avrai difficoltà ad essere indirizzato se chiedi di Porta Palazzo e di piazza Carlina. Stessa cosa capitava, fino a qualche anno fa, per piazza Baldissera. Per i più, era un indirizzo sconosciuto; quasi tutti la conoscevano, semplicemente, come stazione Dora. Ci si arrivava, dal centro, da corso Principe Oddone, già allora abbastanza “incasinato” come traffico, e a stazione Dora si andava per imboccare il sottopasso che ci portava ai trenini della Ciriè-Lanzo.

Baldissera, chi era costui. Antonio Baldissera, nato a Padova nel 1838, morto a Firenze nel 1917, era un generale del Regio Esercito. Governatore militare dell’Eritrea, respinse l’esercito etiope dopo la disfatta di Adua. Lo vediamo nell’immagine qui riportata. Mi piacerebbe immaginarlo oggi su un piedistallo al centro della rotonda, mentre guarda sconsolato verso via Cecchi gli spacciatori impudenti.

Come era una volta, la piazza. Diciamocelo pure, non era un granché neanche allora. Più che una piazza, era uno snodo di traffico, come ben appare dalla foto qui riportata, degli anni 90. Sulla sinistra, si intravede il fabbricato della stazione delle ferrovie statali. Sopra, incombeva la sopraelevata, che scavalcando la ferrovia raccordava, corso Mortara, a sinistra, con corso Vigevano, a destra.

I lavori del Passante.  Con i lavori di interramento del Passante ferroviario, da metà anni 90 fino a tutta la prima decade successiva, la fisionomia del posto è cambiata in maniera profonda. Sia sopra, che sotto. Sopra, sono stati rimossi: il fascio di binari della Torino-Milano, l’edificio della stazione, i due cavalcavia disposti ad anello, fatti così per consentire anche le inversioni di marcia.

Profonde le modifiche nel sottosuolo. Per attraversare la piazza, e sottopassare i binari delle ferrovie di stato, la Torino-Ceres disponeva di una galleria, pochi metri sotto il piano stradale, ad unico binario, in asse con la via Saint Bon parallela a via Cecchi; i convogli ferroviari la attraversavano arrivando dalla stazione capolinea posta su corso Giulio Cesare. Questa piccola galleria, inutilizzata dal 1988 quando il tratto finale della Torino-Ceres fu abbandonato, è tuttora esistente, ed alimenta ancora adesso fantasie su un possibile riutilizzo.

Ma torniamo ai lavori del Passante. A seguito della decisione, presa nel 2007 (sindaco Chiamparino), di far passare le canne ferroviarie sotto la Dora, il manufatto interrato realizzato sotto piazza Baldissera assunse una struttura su più piani. Nel piano più profondo, due gallerie ferroviarie parallele ciascuna con doppio binario: in una galleria transita l’Alta Velocità, nell’altra i convogli SFM (Servizio Ferroviario Metropolitano). Nel piano sopra, uno scatolone vuoto costituisce la “predisposizione” per la possibile futura realizzazione, sotto la rotonda, di un sottopasso stradale Mortara-Vigevano, in direzione est-ovest; di fianco a questo scatolone, tangente alla rotonda, abbiamo già citato la piccola galleria abbandonata della Torino-Ceres.

La nascita della megarotonda. Siamo a settembre 2012. I lavori del Passante, che per oltre 15 anni hanno diviso in due i quartieri nord di Torino, sono finalmente conclusi. Le FF.SS restituiscono le aree in superfice alla Città. L’Amministrazione Comunale, sindaco Fassino, decide che il primo varco, a riaprire i collegamenti est-ovest, sia in corrispondenza di piazza Baldissera. Nasce così la rotonda, inizialmente con un numero più limitato di immissioni. Negli anni successivi viene montato il nuovo ponte sulla Dora, che consente di aprire il Viale della Spina verso piazza Statuto, mentre a nord viene demolito l’ex cavalcaferrovia di via Stradella, ormai inutile. Per passaggi successivi si giunge così all’assetto attuale, che vede convergere sulla rotonda 6 direttrici di traffico: Principe Oddone, Mortara, Stradella, Venezia, Vigevano, Cecchi.

Gli ingorghi e le polemiche. Fin dagli anni scorsi il flusso di traffico che mostrava maggiori difficoltà ad essere smaltito era quello in ingresso da corso Vigevano. Dopo quest’ultima estate, con l’apertura a nord di corso Venezia, i tempi di attraversamento sono diventati più lunghi. Ci sono stati di recente ingorghi macroscopici, con imbottigliamenti durati ore. Le polemiche sui giornali e sui social sono montate. L’Assessora al Traffico Lapietra, messa sotto accusa, dopo alcune soluzioni di ripiego rivelatesi inefficaci, ha deciso di chiudere al traffico, dal 15 novembre, l’immissione da corso Venezia. Un provvedimento tampone, che ovviamente non risolve il problema.

Ora è in corso uno studio, chiesto al Politecnico di Torino, e svolto anche con l’ausilio di droni, per capire meglio la dinamica degli ingorghi e studiare possibili interventi migliorativi.

Conclusioni. Per il breve termine, attendiamo le risposte dal Politecnico, ma è difficile pensare a ricette miracolose. Sul medio termine (2020-2021), la vera svolta si avrà con la conclusione del cantiere di corso Grosseto, che ora sta procedendo spedito ed in linea col crono-programma. Con la conclusione di quei lavori, avremo un duplice effetto positivo, per automobilisti ed utilizzatori del trasporto pubblico. Per i primi, la riacquisita agibilità dell’asse Grosseto-Potenza alleggerirà la pressione sul Viale della Spina, che potrà quindi essere completato e raccordato direttamente con la superstrada per Caselle. Ma il vantaggio maggiore sarà per chi opterà per viaggiare con i mezzi pubblici: le due linee del SFM attestate su Caselle ci consentiranno di raggiungere Porta Susa in venti minuti. Passeremo ancora per piazza Baldissera, ma venti metri sotto la rotonda.

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