T. SCHUTTE, Fratelli

Molto bene ha fatto la galleria Tucci Russo di aprire nuovamente una sede a Torino definita Chambres d’Art; luminoso e accogliente luogo d’incontri d’arte e di mostre.

La “vernice” ha consentito di vedere e studiare le opere dello scultore Thomas Schutte (1954, Oldemburg), autore che abbiamo avuto modo di conoscere nel 2012 a Torino e Rivoli; nel 2005 gli viene assegnato il Leone d’Oro in occasione della 51° Biennale di Venezia.

Le opere esposte in via Davide Bertolotti 2, spaziano dai quattro “Fratelli” (alluminio laccato) per riprendere le sculture ideate negli anni ottanta “Mann in Matsch Mit Fahne e Mit Hut”, vale a dire uomini con le gambe imprigionate nel fango “incapaci di avere autonomamente il proprio equilibrio e di muoversi”; in effetti, l’allegoria del fallimento dell’uomo moderno.

Ma accanto ai bronzi, lo Schutte espone la ceramica “Fake Flag”, vessillo di uno stato immaginario e alcuni acquerelli su carta lieti nella raffigurazione d’immagini floreali abbandonate nell’oscurità dello spazio (2018).

E’ presso la galleria Giampiero Biasutti – Studio d’arte del 900 (v. Della Rocca, 10) che s’ammira un gruppo di dipinti di Aligi Sassu (1912-2000) dedicato esclusivamente al tema dei Caffè, popolati per lo più da figure femminili ora invitanti, ora “in posa” oppure riprese durante astratte conversazioni.

Un dipinto di grande dimensione “colorato” con incredibile luminosità accoglie il visitatore; tela che conferma il desiderio di Sassu di vivere un sogno incendiato di colori.

Ripetutamente presente alla Biennale dal 1928 in poi (sedicenne appena), Aligi Sassu realizza la serie degli “Uomini rossi” presentati per la prima volta alla Bottega di Corrente nel 1941, successivamente a Lugano nel 2001.

Nè si dimentichi che a questo artista è stato affidato l’incarico di disegnare scene e costumi per i Vespri siciliani in occasione della riapertura del teatro Regio di Torino nel 1973.

Le opere esposte da Biasutti sono tutte convincenti, ricche di sentimenti, emozioni e silenzi, giocate sempre sui colori prediletti (i rossi, i gialli, gli arancioni) utilizzati con energia e originalità di espressione.

A. SASSU, Caffè

Ai celebri caffè Guerbois, Michelangelo, Greco considerati ormai parte della storia delle Arti, s’aggiungono dunque i “Caffè Sassu” ampiamente citati nell’autobiografia “Un grido di colore” (1998).

Ma il mondo dell’arte tocca anche le residenze sabaude; infatti nella Palazzina di Caccia di Stupinigi – la mostra è curata da Domenico Papa – dialogano con i settecenteschi arredi le sculture di Giacomo Manzù (Fauno), una culla in bronzo dorato evocante i piccoli principi, i curiosi ritratti di Mao Tse-tung e Hitler (Gherard Demetz), i busti realizzati in cera o bronzo da T-yong Chung.

Una bella apertura di stagione per Torino; il palazzo della Regione ospita altresì una rassegna tutta al femminile poiché dedicata alle “Regine dei Numeri”, vale a dire le donne matematiche dal mondo antico all’età contemporanea.

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