Le associazioni sul territorio sono, oltre che un importante nucleo di aggregazione, anche un possibile punto d’incontro e di scambio tra generazioni diverse. Alla fine del 2017, il panorama associativo casellese  ha visto la nascita di Homo Ludens, associazione culturale senza fini di lucro, che promuove lo sviluppo socio-educativo attraverso l’attività ludica. Homo Ludens organizza partite gratuite e aperte a tutti “en plein air”, con tavolini e scacchiere lungo via del Teatro (sede dell’associazione) durante le fiere cittadine; a dicembre ha giocato sulla scacchiera gigante in Piazza Boschiassi; ha aderito a “Girogiocando” in Piazza Falcone e alla Festa dello Sport, occupando, con scacchiera e pedine giganti, i portici di Palazzo Mosca e ha partecipato alla “Sina dle quat ca“ dove sono stati premiati per il loro operato i soci Mariella Tosi e Pasquale Larocca, promotore del progetto “Allena la mente” dedicato ai ragazzi.

Roberta Fornaciari, la giovane presidente di Homo Ludens, ha voluto raccontare l’importanza di condividere una comune passione, dando voce ai soci della sua associazione:

“L’associazione” – racconta Roberta – è costituita da appassionati di scacchi che hanno costruito con tenacia e passione l’idea di un circolo di giocatori che, durante la gara, sono la perfetta combinazione tra un monaco buddista e una tigre siberiana e, ovunque si trovino, giocano come  fossero a casa loro.
Il mio incontro con gli scacchi è nato nel tempo, inizialmente la conoscenza di questo mondo si limitava al famoso match del secolo tra Fisher e Spassky, nulla di più finché, frequentando Giurisprudenza, durante un  esame di Filosofia del diritto, non conobbi quel genio del professore Amedeo Conte  che mi fece scoprire l’essenza di questo gioco: “Le regole degli scacchi sono costituite sia dai pezzi che dal gioco, e dalle mosse, le quali sostanziano il gioco stesso, come il pedone degli scacchi, che, a differenza dell’omonimo pedone della strada, è la somma delle sue regole. Senza regole non ci sono gli scacchi”.

Roberta aggiunge: “Il desiderio di entrare in questa strategia così ferrea ed intricata restò tale per lungo tempo.
Passarono gli anni e si materializzò in due miei dipinti a tema scacchistico, una tela rappresentante Eva Kant che gioca con Diabolik e un’altra raffigurante la partita di Bart Simpson. Ma l’occasione per cimentarmi con la pratica scacchistica arrivò grazie al corso-base promosso dall’Unitre di Caselle. Nacque una vera passione la cui naturale conseguenza fu l’idea di creare nel nostro territorio un’opportunità di sport, arte e cultura per tutti i livelli e le età, che si evolse rapidamente in bella realtà grazie al tempo e alle sinergie di un team pregevole.
Per me gli scacchi rappresentano il gioco intellettuale per eccellenza; resto folgorata dalla bellezza fisica della scacchiera e dei suoi pezzi, m’ incuriosisce la psicologia del giocatore, la dinamica del gioco e l’agonismo dei tornei”.

Marinella Tosi, moglie di Domenico Musci, ricorda: “Mio padre insegnò a giocare a mio figlio Giuseppe ancora bambino, mentre io, in altre faccende affaccendata, non ho mai imparato. Mi è sempre rimasta la curiosità per questo gioco impegnativo e complesso e, quando ho avuto l’occasione di avvicinarmi  mi sono iscritta con grande interesse”.

Naomy Marchi, tra le socie più preparate, racconta: “Ho sempre amato il gioco in genere ma non avevo mai incontrato degli  amanti degli scacchi. Ho pensato più volte di provare, ma solo grazie al laboratorio dell’Università  della Terza Età, ho realizzato tale desiderio. Mi affascina tutto degli scacchi: le infinite possibilità di movimenti sulla scacchiera, l’importanza delle varie sfaccettature caratteriali al di là della predisposizione personale e poi l’aspetto estetico: pur non avendo mai giocato, ho acquistato durante i miei viaggi scacchi di paesi diversi.
Ma la ragione principale per cui spero di proseguire, è la convinzione che questo gioco sia, in particolare per i diversamente giovani, utilissimo per mantenere il cervello, poca o tanta ne sia l’entità, in allenamento.”

Pippo Ficara puntualizza: “Mi sono avvicinato agli scacchi per sfidare mia moglie… che vince (quasi) sempre ed è contenta!”.

Marco Macario Ban, giocatore “D.O.C” racconta: “Mi piacciono i giochi di strategia, gli scacchi lo sono per eccellenza e quindi è stato amore a prima vista fin dall’infanzia.
A 9 anni  ho imparato  le regole del gioco da mio cugino e le ho insegnate a mio padre Bruno, mio sfidante da sempre. A 18 anni, incontrai per caso, sul pullman  della Sadem, un ragazzo di 16 anni che giocava a scacchi e sfidava chiunque volesse giocare. Accettai la sfida e vinsi. Il sedicenne, impressionato dal gioco, mi invitò ad andare al Circolo di Ciriè, dov’era socio.
Accettai il consiglio e, dopo aver seguito un corso con ottimi risultati, partecipai al Torneo sociale Juniores dove vinsi con 8 punti su 9 partite battendo anche Silvano Saccona, che diventerà in seguito maestro di scacchi e, da anni, è  lo scacchista più forte delle Valli di Lanzo. Proseguii durante gli studi universitari classificandomi per le Universiadi italiane di Asiago dove conobbi l’ex campione del mondo Botvinnik e il campione del mondo in carica Kasparov. A 33 anni ho iniziato la mia vera carriera scacchistica e ho cominciato a partecipare a vari tornei internazionali conseguendo il livello 1N. La mia partecipazione ai tornei è terminata nel 2014, ne ho giocati dal 2002  ben 42:  mi posso ritenere soddisfatto. Dal 2018 sono iscritto a Homo Ludens e  dò lezioni ai soci vogliosi di migliorarsi”.

Guido Buri  sottolinea: “Ho iniziato il corso all’Unitre di Caselle, oggi sono vicepresidente di Homo Ludens e posso dire che l’esperienza è diventata, col passare del tempo, sempre più interessante”.

Claudio Battistella, tesoriere dell’associazione aggiunge: “Ho cominciato giocando alla Società Operaia in Via Mazzini a Caselle, dove ci si trovava nelle domeniche d’inverno. Eravamo un bel gruppo tra cui Cesare Milani, il miglior amico di mio fratello Giorgio. Mi batteva sempre, era bravissimo, ora  è da un bel po’ che gioca in Paradiso. Tutte le mie piccolissime vittorie le dedico a lui. E sappiate che siete i primi a cui lo racconto”.

Pasquale Larocca, promotore della formazione per i giovanissimi: “Era l’estate del 1969 quando il mio amico Nello mi propose “Giochiamo a scacchi?” “Figurati, non so neppure come siano fatte le pedine!”. Da vero amico non si diede per vinto, prese la scacchiera, vi sistemò delle specie di statuette e, con pazienza, mi insegnò le mosse e le regole del gioco. Ci sfidammo in numerose partite finché non decisi di dedicarmi ad altri giochi. Ho ripreso l’attività nel 2004 quando ho incontrato una persona speciale, Mario, un mio collega di lavoro, vero cultore di questo fantastico gioco. Mi ha invitato a giocare con lui al Parco Ruffini, dove esiste una bellissima area dedicata agli amanti degli scacchi, lì è scoccata la scintilla, che  da allora non si è più spenta”.

Enore Pitton ricorda: “La storia si ripete. Quando avevo 20 anni, il mercoledì sera era dedicato al gioco degli scacchi, proprio  come adesso. Quando lavoravo in Fiat vedevo molti colleghi giocare, così decisi di acquistare  una scacchiera ed iniziai ad allenarmi in casa di amici. Quando mi sentii pronto lanciai una sfida a due dirigenti reputati imbattibili: io contro loro due in simultanea, una partita vinta e l’altra finita in parità.  Da allora cominciai ad allenarmi frequentando un circolo scacchistico a Torino”.

Benedetto Carrara, amico di Enore aggiunge: “Tutto iniziò in una base militare del Veneto, alla fine  degli anni 60, ero tra gli avieri che, quando non erano ai radar, passavano il tempo giocando a scacchi: un bel diletto…ripreso nel 1975 per il Trofeo Agnelli. Dopo decenni l’amico Enore mi ha portato alla Forgia e poi a Homo Ludens. Mi piace  giocare ma anche molto seguire le strategie degli scacchisti più esperti.”

Norge Mantovani, uno dei soci più promettenti, racconta: “Avevo 20 anni quando vidi per la prima volta una partita a scacchi  di due gemelli in un bar di via Torino a Caselle, fui talmente  rapito dalla strategia del gioco che  da allora non ho più smesso di giocare. Ho frequentato il circolo di Borgaro e poi quello di Leinì ed ora sono approdato ad Homo Ludens”.

Aldo Croatto precisa: “Negli anni ’70 giocavamo in ufficio con le scacchiere 10×10 nel primo cassetto della scrivania. Un nostro collega si era costruito una scacchiera pensile appesa all’interno dell’anta dell’armadio a muro. Studiavamo la mossa e passavamo il foglietto al nostro avversario. E così via. Facevamo tornei che duravano giorni, se non mesi. Per anni non ho più giocato sino all’anno scorso. Ora avrei piacere di riprendere ma con tutta calma, perché questo è un gioco di meditazione. Dimenticavo: nell’ultimo torneo aziendale serio ho vinto l’acciuga, perché sono arrivato ultimo”.

E poi c’è il futuro, la mascotte del gruppo: Giovanni, il più giovane e promettente.

Pochi giochi si prestano come gli scacchi alla metafora filosofica: due armate, una oscura e l’altra luminosa, si affrontano da millenni in un eterno scontro ed oggi la sfida continua tutti i martedì e mercoledì sera a partire dalle ore 21 presso la sede, in Via del Teatro 13, per info: [email protected].          

Facebook: Associazione culturale casellese homo ludens

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