Andar Per Sagre

Con affetto, vi giunga ancora un augurio di Buon Anno, sicura che sarà l’ultimo di una lunga serie iniziata verso la mezzanotte del 31 dicembre scorso e, in secundis, siccome il 2019 si prevede di particolare intensità, un “sereno anno” in extremis fa sempre bene.  Tra le tante feste, religiose e nazionali, spalmate sui 365 giorni del calendario, quella della notte di San Silvestro è, a mio parere, la più difficile da gestire perché ci coglie, qui nell’italico emisfero nord, in pieno inverno e, anche con i cambiamenti climatici in corso, implica una preparazione più attenta e meno raffazzonata che per un Ferragosto. Ci vuole un luogo caldo che ci ospiti almeno fino a qualche ora prima del countdown; una casa o un ristorante o un rifugio dove sederci intorno ad un tavolo per consumare il cenone. A Ferragosto basta un cortile, un giardino, una spiaggia… anche un prato per un semplice ma ricco pic-nic ed il gioco è fatto. Se si è presa la decisione di unirsi alla folle folla di un Capodanno in una grande città, occorre decidere per tempo cosa indossare per stare caldi, ma al contempo essere liberi nei movimenti. Il 15 agosto basta il costumino se si è al mare; pantaloncini e maglietta se in giardino: al limite un golfino sulle spalle per il primo fresco della sera. Bella differenza.

“Dove andiamo a Capodanno quest’anno?” è il tormentone che incomincia verso i primi di settembre con i miei amici di camper. Le variabili sono i giorni del “liberi tutti” e il Generale Inverno che potrebbe mettere in crisi il viaggio. Per la fine del 2018 avevamo a disposizione, per diversi motivi, pochi giorni perciò il raggio d’azione era limitato. Dopo svariate “cene di lavoro” sul tema, la scelta è caduta su … Casella! Proprio così: da Caselle a Casella.
E dove diavolo è?, vi chiederete. Sperduta nell’entroterra sopra Genova, tra i boschi selvatici ed impervi in una di quelle vallette che dal mare si spingono nell’interno e di cui non si intravede la fine. A 31 km dal capoluogo ligure. E’ un paesino di 3000 anime sulla destra del torrente Scrivia ai piedi di Monte Maggio. Come tanti villaggi situati in zone strategiche di passaggio, la sua storia è fatta di conquiste, di invasioni, di cambi repentini di proprietari.
Nell’Ottocento ebbe un grande sviluppo turistico grazie alla costruzione di case e ville dei più bei nomi della borghesia genovese, tanto da darle l’appellativo di “piccola Svizzera”. Da qui la necessità della costruzione della ferrovia Casella-Genova inaugurata nel 1929 e ancora oggi funzionante. Ecco il motivo della nostra scelta. A scartamento metrico , il trenino, composto al massimo da due piccoli vagoni, affronta curve e coste impegnative prima di raggiungere Genova in un’oretta di viaggio. Durante i 24 km di tragitto sono numerose le fermate, a richiesta, da cui si dipanano percorsi escursionistici e cicloturistici di notevole interesse: forti, rifugi e santuari.
Negli ultimi chilometri appaiono all’improvviso, dopo la solita curva, la città ed il mare là in fondo.  La stazione d’arrivo è in Piazza Manin, verso lo stadio Marassi tanto per capirci. Scendete dalla scalinata principale, imboccate via Assarotti  in discesa verso il porto, attraversate Piazza De Ferrari e vi troverete in un quarto d’ora circa di cammino lento e contemplativo al Duomo, in pieno centro storico. Ora la scelta è tutta vostra: porto vecchio con Acquario e relativi musei? Carrugi alla ricerca di via del Campo cantata da De André? La città è sempre affollata da turisti e varia umanità, come tutte le città portuali; ma la polizia è presente e vigile.

Noi “sette amici di camper”, avendo due giorni pieni a disposizione, abbiamo potuto aderire a tutte due le opzioni, cominciando dal famoso Acquario, con annesso Museo del mare, Biosfera e visita al sommergibile Nazario Sauro (con tanto di caschetto in testa). Il biglietto acquistato on line (48€) ci ha dato la possibilità, oltre che di saltare la fila, di visitare tutto anche in giorni diversi, avendo validità 1 anno dalla prima convalida. Non mi soffermerò sull’Acquario che certamente conoscerete; lasciatemi solo dire che è emozionante sfiorare (si fa per dire..) la pancia della foca giocherellona che si appoggia al vetro per divertirsi con un laccio rosso mosso da un bimbo incredulo; o sentire i “Mamma, c’è Nemo!” o “Guarda, quella è Dori!” dei bambini davanti alla vasca dei pesci tropicali.  
Beh, un po’ bambina mi sono sentita anche io di fronte alle evoluzioni di uno dei discendenti di Flipper, il delfino dei telefilm della nostra “Tv dei ragazzi”.  
Spenderò due parole in più per il Museo del mare che merita la pena visitare con molta calma. Innanzitutto calcolate 4 ore circa per la visita, perché il museo si srotola su quattro piani a tema e perché alcune sezioni sono multimediali e interattive: potrete esserne protagonisti non solo visitatori. Al piano terra, dopo le sale dedicate al Porto di Genova antico e a Cristoforo Colombo, sarete immessi nell’armeria della Darsena dove vi è una fedele ricostruzione di una Galea del 1600, lunga 40 mt e alta 9 mt a poppa, sulla quale, schiacciando dei tasti-video, sarete accolti come schiavi, forzati o “buonavoglia” che ne costituivano l’equipaggio con trattamenti ovviamente diversi: potrete provare la fatica della voga forzata, manovrando un remo pesantissimo. Il primo piano è dedicato agli antichi globi e atlanti, sfogliandoli in modalità virtuale come un vero comandante di veliero, e ai mostri marini dell’immaginario marinaro. Al secondo piano vi accoglie la zattera originale dentro la quale Ambrogio Fogar e Mauro Mancini rimasero in balìa dell’oceano per 74 giorni e vi immedesimerete nei personaggi affrontando “dal vero” una terrificante tempesta oceanica in 4D a bordo di una scialuppa. Il terzo piano è da vivere con molta partecipazione, perché particolarmente attuale: è dedicato all’emigrazione.
All’ingresso riceverete i fac-simile di un passaporto e di una carta d’imbarco, diventando un emigrante italiano dell’inizio secolo scorso. Vi troverete sulla banchina ad attendere l’imbarco e poi, all’ufficio passaporti: infilando il vostro documento in un apposito lettore, saprete la vostra identità virtuale e la destinazione. Vi assicuro che è emozionante. Salirete sulla nave ricostruita in ogni sua sezione: nella mensa della classe economica voci narranti vi racconteranno cosa veniva servito; sedendovi su alcune cuccette sentirete la storia di chi ci ha dormito. Tutto è tratto da documenti veri, scritti e testimonianze dell’epoca. Ma come sappiamo bene la ricerca di un mondo migliore dove vivere e sperare non si è fermato con la fine del 1900. Ecco che cambiano i visi e i Paesi di provenienza, le lingue, i costumi e si passa all’attualità. Alla fine di questo lungo percorso veramente multimediale sul passaporto vi verrà impresso un timbro.

Potrete anche provare a pilotare una nave nel porto di Genova grazie ad un simulatore o prendere il brevetto di pilota di un sommergibile. All’ultimo piano gli allestimenti si riferiscono a tempi più recenti con fotografie e testimonianze di vip e star del cinema del XX secolo in crociera e vi troverete a salire a fatica sul ponte dell’Andrea Doria già in fase di affondamento. Su su in cima dalle terrazze Coederici e Mirador ammirerete Genova nel suo splendore. Credetemi ne uscirete forse stanchi , ma arricchiti nell’animo. A Calate De Mari vi suggerisco anche una visita che non ho avuto il tempo di compiere: Dialogo nel buio. Una mostra-percorso sensoriale dove compiere un viaggio in totale assenza di luce. A piccoli gruppi si è accompagnati da guide non vedenti, nella massima sicurezza, in un’esperienza straordinaria con l’invito a sperimentare come la percezione della realtà e la comunicazione possano essere molto più profonde e intense in assenza di luce. Idee e percezioni non visive che appartengono alla cultura dei non vedenti diventano il punto di partenza per scoprire l’invisibile intorno a noi.
Mi sono ripromessa di tornare a Genova per compiere quest’esperienza e rivisitare il Museo del Mare con la giusta calma. Sarei curiosa e felice di conoscere le vostre impressioni in caso decideste di seguire il mio suggerimento.

Per raggiungere Casella (187 km da qui) potete seguire semplicemente l’autostrada A21 e la A7 da Tortona. Uscire a Busalla  ed imboccare la SP 226 che in circa 13 minuti vi porta al traguardo. Oppure seguire la A21 fino a Tortona poi divagare fra le Colline tortonesi alla ricerca del Timorasso, vino dal colore giallo paglierino, che si abbina gradevolmente con antipasti caldi e freschi, primi piatti anche di marcata sapidità e preparazioni a base di carni bianche sole o accompagnate da legumi e verdure. Se invecchiato è ottimo con i formaggi stagionati, ma diventa anche un vino da meditazione. Che dite, si può fare?


Ora, come da manuale, qualche spunto qui nei dintorni

Savigliano (CN)

Muses – Accademia Europea delle Essenze

19 gennaio: Atelier del cosmetico
Basato sulla creazione di una crema mani nutriente, realizzata con ingredienti dalle utili proprietà idratanti, per proteggere dal freddo. Ore 11.

3 febbraio: Charms floreali
Per essere sempre alla moda ed indossare gioielli unici composti da voi con fiori recisi ed essiccati. Un laboratorio veramente creativo.

10 febbraio: Essenza d’Amore
Visita sensoriale. A fare da guida saranno la voce, il tatto, la vista e l’olfatto. Sarete invitati a mettervi in gioco sperimentando una visita insolita ed originale. Ore 10 e ore 15.

10 febbraio: Atelier del profumo
Possibilità unica di creare una magica combinazione profumata per lui e per lei. Ore 11.

16 febbraio: Inedito profumo; reinventa il tuo scampolo
Nuovo laboratorio, che consentirà di creare un oggetto unico: uno scampolo profumato ed impermeabile, utile come tovaglietta o per avvolgere oggetti cari. Si scoprirà come impiegare meno plastica e creare meno rifiuti. Tornerete a casa con il vostro panno personalizzato.

Aosta

Carnevale storico della Coumba Freida

19 gennaio: Valpelline

2 febbraio: Bionaz

9-10 febbraio: Allein
Carnevale legato al passaggio di Napoleone attraverso il Colle del Gran San Bernardo nel maggio del 1800. I costumi sarebbero quindi la trasposizione allegorica delle uniformi francesi. L’orso che spunterà nel corteo rappresenta l’avvicendarsi delle stagioni.
Nei costumi le code dei muli servono a scacciare le correnti nefaste, gli specchi respingono gli spiriti maligni.
Il colore rosso simboleggia la forza ed il vigore per superare le disgrazie. Orario programma: 14.30-20.

Aosta – 30 e 31 gennaio
Fiera di Sant’Orso

Momento d’incontro per vivere e riscoprire le tradizioni della Valle d’Aosta.
Artigiani, imprese, produttori si riuniscono per due giorni nel centro storico.
Una festa in cui legno, pietra ollare, ferro e tessuti sono i protagonisti.
La festa culmina nella Veillà, la veglia nella notte tra il 30 ed il 31 gennaio che vede le vie del centro illuminate e piene di gente fino all’alba sfidando il freddo dell’inverno valligiano.

Pino Torinese (TO) – 15 febbraio
Una terrazza sul cielo

I visitatori potranno accedere al Museo dello Spazio interattivo e assistere alla proiezione live  del Planetario digitale sul cielo della sera. E’ possibile prenotare l’apericena se in possesso del biglietto dell’evento scrivendo a [email protected]

TorinoFino al 24 febbraio
Palazzo Promotrice delle Belle Arti

The Art of the Brick
La mostra dell’artista di fama mondiale Nathan Sawaya ha elevato i mattoncini più conosciuti al mondo dell’arte contemporanea, trasformando questo gioco di costruzioni amato da tutti i bambini in strumento capace di costruire ed ispirare opere grandiose. Orari 10-18.

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