La sesta edizione di “Flashback”, svoltasi presso il Pala Alpitour, ha riunito circa cinquanta espositori -molti dei quali di fama internazionale- ed ha stupito il pubblico per la gran quantità e varietà di opere, appartenenti alle più svariate epoche.

Adam van Noort (Anversa, 1561–1641)
“Madonna con Bambino e San Giuseppe”
Olio su tavola

Luigi Caretto ha proposto una selezione dei dipinti presenti nella propria galleria, tra cui la “Madonna e Bambino con San Giuseppe” di Adam van Noort (Maestro di Rubens), eccellente figurazione barocca fiamminga con influenze provenienti dalla pittura italiana. Contemporaneo a van Noort, Kerstiaen de Keuninck è invece autore del “Paesaggio montano con Tobia e l’Angelo” –1615 ca.-, immaginaria veduta dominata da effetti contrastanti. Si ricordi altresì che, ai Maestri fiamminghi, è dedicato il progetto triennale “Flemish Masters 2018-2020”, durante il quale Anversa, Bruxelles, Bruges e Gent celebreranno Rubens, Bruegel il Vecchio e Jan van Eyck.

 I “Barconi da pesca su mare agitato” di Pieter Mulier il Vecchio –1640 ca.-, opera risalente invece alla Golden Age olandese, raffigura le insidie riservate ai naviganti.

La galleria Caretto e Occhinegro ha inoltre reso omaggio ai Primitivi fiamminghi, esponendo una “Vergine orante” -1550 ca.- dai delicati tratti e dal dolce sguardo, dipinta da Jan Massys.

Mazzoleni ha prediletto esempi di arte più recente: l’enigmatica “Bambina con bambola” –1929- di Felice Casorati è stata posta a confronto con “Uova su fondo verde” -1959-, mentre importanti movimenti artistici sono stati esemplificati attraverso autori rappresentativi.

Le serie di cerchi concentrici di Gianfranco Zappettini sono esposte affiancate alle affascinanti estroflessioni di Enrico Castellani ed Agostino Bonalumi; il taglio spazialista di Fontana è apparso come una frase lapidaria accanto ai più espressivi segni di Giuseppe Capogrossi e di Hans Hartung. Emilio Vedova è stato presentato sia nella veste neofuturista, in rapporto tanto con l’astrattismo meditato di Piero Dorazio quanto con l’algido gioco di riflessi di Getulio Alviani, sia quale espressionista astratto, insieme ad Afro e Giulio Turcato (“Paesaggio lunare”). Un’area è stata dedicata a Chagall, Savinio, de Chirico, Maurice Utrillo e de Pisis. Si sono potute altresì ammirare due sculture (Agostino Bonalumi e Arnaldo Pomodoro): un invito alla mostra “Equilibrium. Un’idea per la scultura italiana” ospitata nella sede torinese di Mazzoleni.

Ampio spazio è stato destinato alla scultura dalla Galleria del Ponte, la cui zona fieristica è stata allestita attraverso una scelta di opere pittoriche e plastiche caratterizzate da assonanze nella poetica, disposte in armonica successione. Tutte le creazioni spiccano per l’incisività del gesto artistico, associato ad una ricercata, parziale indeterminatezza.

I dipinti di Mario Merz, Aldo Mondino, Mario Davico, Carol Rama e Pinot Gallizio si sono alternati alle sculture di Franco Garelli, Mario Giansone, Quinto Ghermandi, Marina Sasso e Riccardo Cordero, fornendo un “assaggio” della mostra “Scultori. Oltre la figura. Oltre la scultura” a cura di Armando Audoli e Stefano Testa, allestita parallelamente in Corso Moncalieri 3.

La galleria Giamblanco ha presentato infine due bozzetti di Claudio Francesco Beaumont, datati 1750 ca., intitolati “Pirro riconquista l’Epiro” e “Pirro vendica la morte del figlio Tolomeo”, nati come modello per gli arazzi che avrebbero dovuto collocarsi a Palazzo Reale. I bozzetti, da cui furono tratte opere tessili che ora sono suddivise tra il Palazzo Reale di Torino ed il Palazzo del Quirinale a Roma, completano la collezione torinese esposta al Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama.

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