7 gennaio 2019, Roma, cimitero monumentale del Verano, pomeriggio. Non è l’inizio di una sceneggiatura purtroppo, ma la contestualizzazione di una grave aggressione avvenuta sotto gli occhi delle forze dell’ordine ai danni di due collaboratori del settimanale “L’Espresso”.

Cosa stava accadendo nel cimitero? La commemorazione dei morti dei fatti accaduti il 7 gennaio 1978: in un agguato davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano, vennero uccisi due giovani militanti (Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta) con colpi d’arma da fuoco da parte di estremisti di sinistra; qualche ora più tardi, un altro attivista (Stefano Recchioni) venne ucciso durante gli scontri scoppiati con le forze dell’ordine.

Un triste episodio di anni assai difficili, dove l’aggressione, e talvolta, l’omicidio, degli avversari politici da parte delle reciproche fazioni estremistiche era una cosa quasi normale.
Da allora, ogni anno, estremisti di destra si ritrovano per commemorare i morti: se ricordare chi non c’è più è un loro diritto, non dovrebbe però essere consentito, dalle istituzioni, di farlo in maniera pubblica.
Perché? Esiste ancora il reato di apologia del fascismo nel codice penale del nostro Paese? Beh, se esiste, quanto accade pubblicamente al Verano ogni anno è un reato. Perché? Perché si inneggia al duce ed al fascismo, con tanto di saluti romani a tutto spiano; e se qualcuno, come i due cronisti (il giornalista Federico Marconi ed il fotografo Paolo Marchetti), prova a documentare quanto avviene, arrivano minacce, insulti e botte… Perché tanta acredine nei confronti di chi fa solo il proprio mestiere? Beh, oltre al fatto che costoro non sanno cosa sia il confronto democratico ed il rispetto del prossimo, oggi come ottant’anni fa, un motivo “pratico” c’è: tra gli assalitori dei due malcapitati ci sarebbe un certo Giuliano Castellino, uno dei ras di Forza Nuova nella capitale, sottoposto al regime di sorveglianza speciale, ma presente alla commemorazione sotto gli occhi della Digos.

Forza Nuova, Fiamme Nere, addirittura la ricostituita Avanguardia Nazionale (movimento disciolto negli anni Settanta perché ritenuto eversivo e rifondato da alcuni esponenti dell’epoca come se nulla fosse): la galassia neofascista presente e pronta ad aggredire i testimoni della manifestazione, con calci, schiaffi ed insulti.
Tali personaggi hanno persino avuto l’ardire, con le forze dell’ordine a breve distanza, di farsi consegnare schede di memoria e documenti dai due cronisti. E’ evidente come si stia, sempre più, sottovalutando il pericolo della rinascita e dell’avanzata di questi movimenti di estrema destra, neofascisti e neonazisti, apertamente nostalgici del ventennio sciagurato che ci ha condotto in una spirale di aberrazione, odio e guerra.

Possibile che tutto sia diventando normale? Le nostre coscienze si sono annacquate a tal punto da non riconoscere il pericolo latente? Basta un nulla per ricadere nel caos, nella sopraffazione e nella negazione dei diritti: è successo, perché vogliano rischiare che accada di nuovo?
In Germania i neonazisti sono già arrivati in Parlamento… Non sottovalutiamo il pericolo, non bisogna abbassare la guardia. Perché per perdere la nostra democrazia e la nostra Repubblica fondata sul sangue versato da tanti patrioti basta davvero poco: basta non fare nulla, oggi come novant’anni fa. L’inazione è sufficiente, ma stavolta non potremmo dire che non lo sapevamo.

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