Si dovrebbe dare idealmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, che sono stati uccisi per la sola colpa di essere nati, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento. Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno ha verso gli altri“- Liliana Segre. È partendo da questa riflessione che la scuola secondaria dell’IC di Caselle Torinese ha sviluppato un “Progetto Shoah” che contempla un percorso prolungato durante tutto il corso dell’anno scolastico. Il significato dei molti appuntamenti che vedranno i ragazzi impegnati in questo ciclo d’incontri e di attività, vorrebbe far comprendere loro che non è più sufficiente delegare la Memoria della Shoah a un solo giorno, ma occorre “ricordare” e “impegnarsi” ogni giorno per impedire che possa ripetersi.

Come ogni anno, nel Giorno della Memoria ancora instancabilmente ovunque ripeteremo: “per non dimenticare…”, “affinché non succeda mai più…”, e tanti altri moniti. Si citeranno episodi e testimonianze dai libri, si leggeranno poesie, si tireranno a lucido le sculture, ci saranno nuove installazioni, si organizzeranno seminari e conferenze, spettacoli, proiezioni di film e documentari, verranno posate corone di alloro e non mancheranno cerimonie pubbliche. Avvalorare il ruolo delle ricorrenze come questa è bene e necessario, ma non basta più! Dovremo renderci conto che assistiamo ogni giorno a piccoli e grandi olocausti: il mar Mediterraneo è oramai diventato il cimitero dei migranti,anche l’aria che respiriamo e il cibo che mangiamo sono invasi da piccoli e grandi veleni; l’omofobia e l’intolleranza hanno raggiunto livelli preoccupanti.  L’ennesimo caso di razzismo è capitato proprio pochi giorni fa. Sul  muro di un liceo di Ravenna è comparsa una scritta a bomboletta contro il preside di quella scuola, la scritta diceva: “Il preside è gay”. Il preside si è rifiutato di cancellarla commentando che i giudizi sugli “orientamenti esistenziali” non sono mai un insulto e che non intende ripulire il muro perché quelle parole restino come “pietra d’inciampo” per l’intelligenza umana. “L’intelligenza umana”. La mente oscilla dalle più grandi opere a manifestazioni di più bieca bassezza. Come ci ricorderanno i nostri nipoti per non aver saputo porre fine a questo generale olocausto? Come un ennesimo caso di nazismo? Siamo disarmati, confusi e impotenti di fronte a queste manifestazioni, oppure qualcosa in più si può fare? Certamente ricordare ogni giorno, come dimostra la Scuola di Caselle è importante. È utile per abbattere i pregiudizi, gli stereotipi e la cattiva politica. Ricordare serve a combattere l’assuefazione all’indifferenza, ecco perché è necessario che si ricordi quello che è stato il primo olocausto, l’eliminazione delle persone ritenute “non degne di vivere” e l’indifferenza che ha agito da sua complice.

La scuola di Caselle, che è impegnata da diversi anni a diffondere, fra le altre cose, la cultura dell’uguaglianza e della tolleranza, ha sviluppato quest’anno un programma della Memoria ricco di eventi, che gli alunni della scuola media svolgono in collaborazione con la Comunità Ebraica di Torino. Un modo efficace per accorciare le distanze e per capire il significato vero della Shoah. Il programma ha previsto i seguenti appuntamenti:

23 novembre: Incontro con gli alunni della scuola ebraica, presentazione del video “I giovani incontrano la Shoah”, conoscenza e condivisione.

28 novembre: Incontro in Sala Cervi con lo storico Claudio Vercelli che ha parlato di: “1938: Emanazione delle Leggi Razziali in Italia”

7 dicembre: Incontro con gli alunni della scuola ebraica per la preparazione dello Shabbat e della festa di Hanukkah.

16 gennaio: Visita alla Sinagoga e momento di condivisione e di riflessione.

 

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