Anche questo governo ha scelto di elargire a tutti i neo-diciottenni il famoso bonus da 500 euro, spendibile in cultura.

“Cultura” che è un termine molto ampio, in cui ricade un po’ di tutto. Fino ad un paio di mesi fa non era nemmeno chiaro se sarebbe stato rinnovato. Prima è stato detto che era una buona idea, poi che era pessima ed andava tolto, poi che era ok, ma a patto di ridimensionarlo (quindi stop ad acquisto di CD o biglietti di concerti, di cui alcuni… in discoteca!), e così via con dichiarazioni discordanti.
Ma, alla fine, nonostante le tante parole, i nati nel 2000 avranno un buono pressoché identico a quello dei ’99, la leva precedente. Insomma, potranno andare su Amazon, comprare libri, CD, comprare i biglietti del Reload, comprare musica registrata o pagarsi corsi di teatro, di danza, di musica o di lingue straniere, andare al cinema e a visitare un museo, ma solo se è statale o tra quelli privati che aderiscono. Ad esempio, cari lettori del 2000, se vorrete salire sulla Mole con la fidanzatina, non ve lo accettano (quindi informatevi bene, prima di arrivare ignari alla cassa come ha fatto il sottoscritto).

L’iter per averlo è abbastanza semplice: basta registrarsi sul sito 18app.italia.it entro il 30 giugno 2019, crearsi un profilo SPID e confermare la propria identità digitale (con annessa la coda alla Posta se siete sfortunati) e poi è fatta.
Se non ci riusciste basta andare all’Informagiovani qui a Caselle per farsi dare una mano. Poi, aprendo il sito (scrivetevi la password perché ha un numero di cifre, simboli, lettere maiuscole e minuscole che la rende più sicura di quella per accedere a Fort Knox) troverete i vostri 500 bigliettoni in formato digitale e avrete la possibilità di creare buoni di qualsiasi importo da spendere direttamente o da convertire in altri buoni, ad esempio in buoni Amazon. Insomma una gran figata, si direbbe.
Eppure tanti non se lo sono filato nemmeno per sbaglio.

Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha avuto certamente una bella idea, ma qualcosa è andato storto. Inizialmente l’ex-governo aveva stanziato più di mezzo miliardo (580 milioni euro) per i primi due anni, ovvero 290 milioni all’anno, di cui nel 2018 solo 114 sono stati spesi.
E non è tutto: solo i 61% degli aventi diritto ha richiesto il finanziamento, e non lo ha nemmeno speso tutto. Come mai? Alcuni incolpano le pratiche “troppo lunghe” per ottenerlo, altri il fatto che non si possa comprare materiale elettronico (ma se mi potessi comprare un Pc nuovo, che razza di “bonus cultura” sarebbe?!) e altri ancora il fatto che si abbia poco tempo per spenderlo (fino alla fine dell’anno corrente: per esempio, chi lo ritira quest’anno ha tempo fino al 31 dicembre 2019).
La vera verità, però, è che c’è un disinteresse di fondo. Chi non comprava libri prima di ricevere il bonus cultura, ha continuato a non comprarli, mentre chi li comprava già senza bonus ha continuato a farlo, ma con i soldi del governo.
In molti, compreso l’autore, hanno comprato parte dei libri dell’università. I peggiori sicuramente sono quelli che lo hanno barattato o venduto su (non sto scherzando) il mercato nero. Già, perché esiste un mercato nero di bonus cultura. Ci si accorda col negoziante per scambiarlo con soldi contanti, lo si “vende” (nel senso che si vendono i codici per entrare nel sito e creare buoni) ad un amico per 300 euro, o si comprano libri nuovi e poi li si rivende, tutte cose ovviamente illegali o al limite della legalità.
Non è tuttavia lecito fare di tutta l’erba un fascio. Fino a che è cultura è giusto spenderlo. Si tratta di un investimento in formazione che forse un domani darà i suoi frutti, nonostante, almeno per quanto riguarda i prossimi anni, vada un po’ rivisto in funzione degli deficit riscontrati.

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