Nell’ultimo Consiglio Comunale dello scorso 25 marzo, l’argomento è stato oggetto di un’interrogazione. L’iniziativa è stata del consigliere di Caselle Futura Andrea Fontana: nel cimitero comunale di Caselle, a differenza di altri di località vicine (Ciriè, San Maurizio), attualmente non esiste né cinerario, né area attrezzata per la dispersione delle ceneri, a disposizione delle famiglie che hanno scelto la cremazione per i loro defunti.

Al consigliere Fontana ha risposto l’assessore Giovanni Isabella, che ha fra le sue deleghe i servizi cimiteriali: “La cosa è fattibile; tempo fa era già stato reso disponibile, da un operatore del settore, uno studio preliminare; è stata inoltre già da noi individuata, all’interno del nostro cimitero comunale, la posizione dell’area da attrezzare per la dispersione ceneri”.

Il tema posto dall’interrogazione non è così di nicchia, come qualcuno potrebbe pensare. La scelta delle esequie con cremazione è infatti in continuo aumento. A Torino le cremazioni hanno ormai numericamente sorpassato le sepolture tradizionali, per via anche della scarsità di loculi, che inoltre spesso si rendono disponibili solo in locali sotterranei, sgraditi alla clientela.

A Caselle, invece, c’è una buona disponibilità di loculi, e questo è uno dei fattori che contribuisce a tenere più bassa l’incidenza delle cremazioni, rispetto a Torino e prima cintura. Su circa 120 cerimonie funebri all’anno che mediamente si tengono a Caselle, circa un terzo optano per la cremazione. E il trend è in crescita.

Parliamo quindi di circa 40 cremazioni che originano da Caselle, e che in genere si appoggiano, per l’operazione di incenerimento, sul tempio crematorio più vicino, quello di Mappano (gli altri, presenti nell’area metropolitana, sono a Torino e Piscina).

Una volta che l’urna con le ceneri, dopo qualche giorno dalla cerimonia del commiato, viene restituita ai familiari, i casellesi che le vogliono portare al nostro cimitero occorre che dispongano di cappelle familiari, oppure loculi, oppure cellette, per depositarvi l’urna. Altre due opzioni, previste dalle leggi vigenti, sono “il conferimento nel cinerario comune” o “la dispersione in natura all’interno del cimitero”. Ebbene, queste due opzioni, a Caselle, non sono finora disponibili. E a questo si ovvierebbe con la realizzazione dei manufatti oggetto dell’interrogazione del consigliere Fontana.  

Nelle due foto qui allegate si può vedere quanto realizzato al cimitero di San Maurizio Canavese: in primo piano si vede la roccia ove si svuota l’urna delle ceneri, che vengono poi dilavate da appositi getti d’acqua; in secondo piano si intravede la colonnina esterna del cinerario comune.

Nella seconda foto è visibile il muretto con le targhette ove devono, obbligatoriamente, essere resi noti i nominativi dei defunti le cui ceneri sono state portate lì: lo prevede la normativa di legge, a giusta tutela della memoria condivisa delle persone all’interno della comunità.

Per completezza di trattazione, è da ricordare, infine, che le ceneri dei defunti cremati, secondo la normativa italiana, possono essere anche conservate in famiglia, oppure disperse nel terreno (ad almeno duecento metri da manufatti edilizi) o nelle acque: il tutto osservando delle formalità burocratiche e regolamenti locali. Queste ultime opzioni (sia la conservazione in casa che la dispersione all’esterno dei cimiteri) non sono peraltro consentite dalla Chiesa Cattolica, che potrebbe rifiutare la cerimonia funebre religiosa se venisse a conoscenza che le ceneri del defunto non verranno poi conservate in luogo sacro.

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