La commemorazione della Festa della Liberazione 2019 è avvenuta in una giornata particolarmente piovosa e fredda per la stagione.
Ciò non ha però impedito una buona presenza dei casellesi lungo tutta la giornata, fatto assai positivo, visto il momento storico di “smemoratezza” e di revisionismo storico sul periodo del ventennio fascista.

Presente la Giunta Baracco al completo, i consiglieri del Movimento 5 Stelle, l’Arma dei Carabinieri, la Polizia Locale, la Protezione Civile, numerose associazioni con i loro gonfaloni. Come sempre, l’accompagnamento è a cura della Filarmonica “La Novella”.
Stride un po’ l’assenza alla manifestazione mattutina delle scuole, che comunque, come ricordato dalla presidentessa dell’ANPI caselle, Giuseppina Chieregatti, hanno lavorato parecchio in aula.

A rimetterci, per le condizioni meteo incerte, è stata parte della manifestazione pomeridiana: infatti è stato annullato il percorso ciclo-culturale, mentre il resto delle attività è stato spostato alla Sala Fratelli Cervi.

Il programma della mattinata è stato invece rispettato: dopo il ritrovo in piazza Europa e la deposizione della corona, si è proseguito con la funzione religiosa. Dopodiché, è stato costituito il corteo che si è diretto, come da consuetudine, verso il Giardino della Libertà di via Suor Vincenza.
Qui si è tenuto il saluto della Chieregatti che ha esordito con un po’ di amarezza, ma anche di cruda realisticità: “Siamo qui riuniti questa mattina per commemorare la Festa della Liberazione e possiamo far finta di nulla; oppure siamo sinceri con noi stessi ed ammettiamo che c’è sempre meno gente che partecipa, con un’età media sempre più alta”. “Non possiamo perciò fare solo memoria”, ha proseguito l’esponente dell’ANPI, “anche perché bisogna rammentare e spiegare ai giovani cos’è stato il fascismo: non era solo violenza, ma anche manipolazione dell’informazione e del consenso. Una manipolazione che sembra sia ricominciata in questo ultimo periodo. Facciamo attenzione perché durante il ventennio, oltre alla violenza ed alla eliminazione sistematica degli oppositori, di qualsiasi natura essi fossero, vi era il controllo dell’informazione e dell’educazione. Perciò non permettiamo che ciò accada di nuovo”. Anche perché nell’era dei “social media”, manipolare l’informazione (ed, in un certo qual modo, l’educazione) è paradossalmente ancora più semplice: basta vedere la mole di notizie, non sempre controllate e verificabili, che circolano e con esse le cosiddette “fake news”.

L’orazione ufficiale è toccata poi al sindaco Luca Baracco che ha iniziato chiedendo a sé stesso ed ai presenti se fosse ancora necessario celebrare il XXV Aprile: “Secondo il sottoscritto, abbiamo bisogno eccome, oggi più che mai, di festeggiare e ricordare quanto accaduto il 25 aprile del 1945. E mi sembra doveroso ricordare che la libertà è stata ridata a tutti gli italiani, perciò, paradossalmente, anche a coloro che inneggiavano al fascismo e che quindi avevano collaborato, attivamente o passivamente, a toglierla al resto della popolazione. La Resistenza ha avuto la visione che un mondo nuovo, diverso e libero, fosse possibile”.
Ha continuato il primo cittadino: “Spiace leggere sui giornali che in alcuni Comuni le istituzioni non hanno voluto organizzare le manifestazioni commemorative perché divisive. O che non è stata invitata l’ANPI, custode, insieme ad altre associazioni, della memoria storica di quegli eventi fondamentali per la nascita della nostra Repubblica. Spiace sentire determinate affermazioni da parte di autorevoli esponenti del Governo, tra cui il ministro dell’Interno Salvini, secondo cui il 25 aprile sarebbe superato, retaggio di un mondo che non esiste più, fatto di derby tra fascisti e comunisti, da qui la sua decisione di non partecipare a qualsivoglia celebrazione. Spiace soprattutto alla luce di reiterati episodi di rigurgiti neofascisti, con tanto di manifestazioni pubbliche: l’episodio dello striscione esposto il 24 aprile a Milano, a pochi metri da piazzale Loreto, inneggiante a Mussolini, da parte di presunti ultras laziali e interisti è incommentabile e preoccupante”.
“Il 25 aprile divisivo? Certo che lo è”, ha concluso Baracco, “lo è tra gli italiani democratici e chi non lo è! Non si può non festeggiare la liberazione di un popolo dopo vent’anni di orrore e oppressione”. Oltretutto il movimento partigiano era composto da uomini e donne che non erano solo rappresentanza delle idee comuniste, ma vi erano socialisti, cattolici, azionisti, repubblicani, liberali, monarchici, ebrei, protestanti. Le mille anime che poi hanno dato vita alla Costituente.

La commemorazione mattutina si è poi conclusa, come da tradizione, al cippo di strada Leini, posto al confine tra i due Comuni, dove il 29 aprile 1945, cinque patrioti (tra cui un quindicenne) caddero colpiti dalle truppe tedesche in ritirata. Qui Baracco ha ripetuto brevemente i concetti espressi poco prima, mentre la sindaca di Leini, Gabriella Leone, ha posto l’accento sul fatto che il cippo è stato fortemente voluto dall’UDI (Unione Donne Italiane), rimarcando l’importanza del ruolo delle donne nella lotta partigiana, “in un periodo in cui si sta cercando, da parte di qualcuno di far passare l’idea secondo cui il posto delle donne è a casa, a fare le mogli e le mamme. Un concetto caro proprio agli ideologi della follia fascista. Fa rabbrividire il fatto che Verona abbia ospitato il congresso mondiale di questi retrogradi e che vi abbiano partecipato diversi esponenti di spicco del governo attuale”. Vorrei concludere questa modesta cronaca del 25 aprile casellese con uno scambio dialettico avvenuto tra il senatore missino Giorgio Pisanò ed il senatore della sinistra Vittorio Foa. Pisanò disse a Foa: “Ci siamo combattuti da fronti contrapposti, ognuno con onore, possiamo darci la mano”. Foa gli rispose: “È vero abbiamo vinto noi e tu sei potuto diventare senatore, avessi vinto tu io sarei ancora in carcere”. Il 25 aprile è divisivo? Certo, tra questi due mondi lontanissimi.

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