I permessi a costruire
Adesso è ufficiale. Ne ha dato notizia il sindaco di Caselle nel corso del Consiglio Comunale del 17 giugno. Il venerdì precedente, 14 giugno, era infatti partita dagli uffici comunali la lettera con cui si comunicava alla ditta SATAC, titolare del procedimento amministrativo, che i primi permessi a costruire, relativi alle opere previste sulle Aree ATA, erano disponibili al ritiro.

Secondo la prassi, il ritiro di ogni permesso a costruire è condizionato al preventivo pagamento di quanto dovuto come contributi al costo di costruzione od oneri di urbanizzazione. Pagamento al Comune che può avvenire in unica soluzione, oppure rateizzato, previo rilascio di fidejussioni a copertura delle rate successive. Si parla di permessi a costruire al plurale, in quanto ne viene emesso uno per ciascuna delle singole sotto-opere in cui il Caselle Open Mall (COM) è suddiviso, e per ciascuna delle infrastrutture connesse, quali principalmente gli adeguamenti stradali.

Il rilascio non avviene quindi in un’unica soluzione temporale. In questa prima fase dovrebbero essere  rilasciati i permessi a costruire per i fabbricati del COM interni al comprensorio già di proprietà SATAC, esclusi quelli che ricadono all’interno della fascia di rispetto del pozzo della Montrucca; per questi ultimi bisogna aspettare il via libera da SMAT, che arriverà a valle del periodo di prova dei nuovi pozzi al Malanghero. Anche per le opere stradali esterne, comportanti necessità di esproprio, il rilascio dei permessi a costruire avverrà al termine della procedura espropriativa.

I soci che controllano Aedes (e SATAC)
La società SATAC, che è titolare delle licenze commerciali e proprietaria dei terreni su cui è in progetto il COM, è a sua volta controllata al 100% dalla società Aedes, un’immobiliare quotata in borsa dal 1905, entrata nel regime SIIQ nel 2018. Aedes SIIQ è a sua volta controllata, con poco più del 51%, da un patto di sindacato fra tre soggetti: la famiglia Amenduni, la famiglia Roveda e la Sator del finanziere Matteo Arpe, ognuno per una quota pari a un terzo. Tale patto di sindacato è esercitato tramite apposita società, denominata Augusto. La Sator, già lo scorso marzo, aveva annunciato formalmente, seguendo le modalità previste dal patto di sindacato, la decisione di vendere la propria quota, entro il prossimo dicembre. Era quindi necessario, per i soci, trattare su come procedere, specie per quanto riguarda la necessità di trovare gli ingenti capitali necessari per sostenere in particolar modo l’ingente investimento richiesto per il progetto di Caselle (circa 360 milioni di euro).

Il nuovo accordo fra i soci per un aumento di capitale da 50 milioni
In data 1 luglio 2019 un Comunicato Stampa Aedes ha reso noto che è stato raggiunto un accordo  fra i soci dell’azionista di controllo Augusto per il rafforzamento patrimoniale di Aedes SIIQ, previsto dal Piano Industriale. Tale piano prevede un aumento di capitale in opzione ai soci della società per complessivi 50 milioni di euro, da eseguirsi, orientativamente, entro il mese di novembre 2019. Lo stesso Comunicato prevede l’avvio della procedura di vendita di Augusto e/o della partecipazione in Aedes SIIQ successivamente al completamento del rafforzamento patrimoniale.

Aedes SIIQ è quindi in vendita?
Aedes è ufficialmente in vendita, così ha scritto Il Sole 24 Ore del 2 luglio, commentando una notizia del giorno prima. In realtà non è proprio così. Nello stesso articolo infatti l’AD di Aedes Giuseppe Roveda puntualizza: “Il patto di sindacato sottoscritto all’ingresso di Sator in Aedes nel dicembre del 2014, rinnovato a gennaio 2018 e in scadenza a gennaio 2021, prevedeva che se uno dei soggetti avesse voluto disinvestire dal 3 dicembre 2019 avrebbe obbligato gli altri a uscire. Abbiamo così conciliato le esigenze di un socio di Augusto con le esigenze industriali della società, che deve crescere”.

“Lo sviluppo di Caselle è il progetto più significativo – prosegue poi Roveda – esso richiede un investimento di 360 milioni di euro, che prevediamo di sostenere da soli con l’aiuto di strumenti finanziari (equity preferred) per poi mantenerlo in proprietà al 100% e gestirlo”.

Da queste parole sembra emergere una chiara intenzione, da parte di Roveda, di continuare a portare avanti in prima persona il progetto del COM di Caselle.

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