Caselle, che fare della vecchia stazione? La parola ai cittadini

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Finalmente qualcosa si muove, per il recupero dell’edificio della vecchia stazione ferroviaria di piazza Matteotti.

Un edificio che fra poche settimane, il primo dicembre, compirà 151 anni di vita. Era infatti il primo dicembre del 1868 quando venne inaugurata la tratta Torino-Venaria-Caselle della linea ferroviaria Torino-Ciriè-Lanzo. Per i successivi 130 anni la stazione svolse egregiamente il suo ruolo, e al suo interno transitarono diverse generazioni di casellesi, che per lavoro o studio facevano i pendolari verso Torino o verso Ciriè. Durante il periodo bellico, i suoi locali ospitarono anche gli sfollati scappati dai bombardamenti su Torino.

Poi, il primo maggio 1999, la chiusura, per l’inizio dei lavori di interramento della ferrovia. Un nuovo edificio moderno, costruito poco più a valle (ma mai entrato nel cuore dei casellesi) sostituì la vecchia stazione.

Da allora, per vent’anni, l’abbandono e il lento degrado. Il Comune veniva sollecitato ad intervenire, ma lo scaricabarile fra i diversi enti (demanio ferroviario, Regione, GTT) complicava ogni ipotesi di recupero.

La svolta, recente, si è avuta il 28 febbraio di quest’anno: in quel giorno, su un tavolino piazzato all’aperto in piazza Matteotti, è stato firmato il verbale di consegna, da GTT al Comune di Caselle, dell’edificio, a valle della stipula qualche giorno prima di una convenzione di comodato d’uso, di durata venticinquennale. “Questo 28 febbraio costituirà una data importante per la nostra comunità” – dichiarò allora il sindaco Luca Baracco – una data che pone termine a un percorso lungo e complesso. Lo testimonia la presenza di alcuni miei predecessori, che abbiamo voluto invitare a presenziare a questo momento. Si apre ora una nuova sfida per la nostra comunità. Quella di riqualificare questo edificio per dargli una seconda vita. Apriremo nelle prossime settimane una raccolta di idee da cittadini, associazioni, comitati, per ragionare insieme sui possibili riutilizzi e trovare la soluzione più utile. Contiamo nel corso del 2019 di espletare le procedure propedeutiche alla ristrutturazione dell’edificio, per passare ai lavori nel 2020. Parliamo di un impegno economico intorno ai 600.000 euro”.

Nelle settimane e mesi successivi, sui social, in maniera spontanea sono piovuti commenti e suggerimenti, talvolta pertinenti, ma spesso del tutto incompatibili con dimensioni e caratteristiche dell’edificio.

Ora, finalmente, sul sito del Comune è apparso un avviso pubblico, indirizzato alla cittadinanza, che spiega come presentare i suggerimenti, ponendo qualche giusto paletto.

Nell’avviso si spiega che attraverso la riconversione della struttura si desidera restituire alla collettività un immobile di notevole pregio architettonico, libero su quattro lati, disposto su due piani fuori terra. Nel progetto di ristrutturazione saranno mantenute le strutture portanti ed i muri di tamponamento, rimossi gli intonaci interni ed esterni, sostituiti gli impianti termici, idrici ed elettrici, oltre alla realizzazione di nuove pavimentazioni. Si prevede altresì il rifacimento totale del tetto, la sostituzione integrale dei serramenti, e l’abbattimento delle barriere architettoniche. Le proposte dovranno tenere conto che la soluzione di riuso manterrà invariata la configurazione architettonica a noi pervenuta, considerando altresì che l’uso non dovrà comportare finalità di lucro o commerciali.

Le proposte devono essere presentate, tramite la compilazione di un apposito modulo, e consegnate a mano (all’Ufficio Protocollo di piazza Europa, o all’URP di via Cravero, o alla Biblioteca Civica di Palazzo Mosca) o tramite email.

Fra tutti i suggerimenti pervenuti entro il 31 dicembre 2019, data di scadenza del sondaggio, l’Amministrazione si riserva la facoltà di scegliere la nuova destinazione d’uso dell’edificio.

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