E venne il giorno in cui Marsaglia si riprese Caselle.

Dalle urne delle elezioni amministrative 2022 è uscito un dato nettissimo e incontrovertibile: l’ex nostro sindaco non solo ha vinto, ha stravinto. Sfatando pronostici che volevano un esito incerto, fin dall’inizio dello spoglio delle schede s’è immediatamente capito come sarebbe andata a finire: contendenti doppiati e mai in lizza. Fosse stato un incontro di boxe, sarebbe stato sospeso per manifesta inferiorità degli avversari. Vero è che Beppe Marsaglia non può ignorare d’essere stato eletto soltanto dal 51,38 % degli aventi diritto e che il primo partito casellese continua a essere quello dei “ non votanti”, ma è altresì vero che gli assenti hanno sempre torto e che il mugugno da social continuerà, ahinoi e ahiloro, ad avere nelle politica un grado di incidenza pari a zero. Poco può consolare il fatto che rispetto ad altri comuni la percentuale dei non pervenuti sia inferiore alla media nazionale, visto che comunque in questa tornata i Casellesi si sono appressati alle cabine in misura minore rispetto alle amministrative del 2017, segno ulteriore d’uno scollamento tra palazzo ed elettori, segno ulteriore della sfiducia riposta nella classe politica nostrana. Caldo e referendum fattori discriminanti per spiegare un’affluenza a metà? Magari, in scarsa misura, possono pure c’entrarci, ma sarebbe un errore madornale non voler vedere che le cause vanno ricercate altrove.

E sì che le premesse per un afflusso ai seggi sembravano esserci tutte. A un certo punto della campagna elettorale ( che nell’ultima parte s’è fatta più subdola e feroce ) sembrava che, per una volta, l’esito non fosse scontato, con tutti i contendenti candidati a sindaco sicuri di poter centrare la vittoria. A stare alla finestra c’è stato pure da divertirsi, ascoltando le certezze d’ognuno, sicuri com’erano di avere un portafoglio di voti che stava in ampia forbice tra i 1.400 e i 1.700 voti certi: quello che sarebbe arrivato in più sarebbe stato il giusto premio.

L’unico, forse, che stava ben attento a evitare improvvide previsioni era proprio Marsaglia che, sempre forse, sapeva già come la faccenda si sarebbe conclusa.

Le perplessità sollevate sulla bontà delle previsioni sembravano non scalfire le certezze di Fontana, Gremo e Milano, i quali dicevano di avere contezza certa del veder tramutate le promesse in voti sonanti. Evidentemente più d’uno ha loro mentito, visto che nella segretezza della cabina, gli elettori sono stati folgorati come sulla via di Damasco e hanno avuto ripensamenti, scegliendo l’usato più sicuro.

Gli altri sono rimasti praticamente in mutande. Milano non è riuscito a convincere con il programma migliore e la possibilità d’un rinnovamento; Fontana, pur rappresentando l’unica vera alternativa a schieramenti di centro-sinistra, non è riuscito nell’impresa di sovvertire un impianto ventennale consolidato: alla fin fine il sarcasmo non ha pagato; per Gremo è arrivata la sentenza più dura, con la certificazione di quanto abbia fallito e poco prodotto la Giunta uscente: il dato è lapidario.

Marsaglia, dal canto suo, ha dimostrato che, se mai ce ne fosse stato bisogno, il più forte è lui e che, piaccia non piaccia, nella politica casellese “ non si muove foglia che Marsaglia non voglia”. Peggio per chi non ci ha creduto.

Beppe è stato accorto, astuto come sempre: ha lasciato che gli altri si sfogassero sino a che la partita non è iniziata e poi, quando il gioco s’è fatto duro, ha preso ari-come sempre a non sbagliare più una mossa.

Quello che ne è scaturito poi è sotto gli occhi di tutti: 43,42% per lui, 21,63 per Fontana, 20,46% per Gremo, 14,48 % per Milano.

Se Marsaglia sognava un ritorno alla Conte di Montecristo, l’ha materializzato e alla grande.

Adesso però, anche per uno scafato e navigato come lui, viene il difficile. Ha l’obbligo di mettere su una squadra che sia fortemente credibile e senza ombre; ha l’obbligo di ridare fiato e un volto decente a un città che è ferma con le quattro frecce accese da troppo tempo.

Beppe è atteso da alcuni snodi importanti e sa bene quanto l’opera sarà complicata.

S’è ripreso la bici e sa che dovrà pedalare duro per restituire Caselle ai Casellesi.

 

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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