Generare emozioni

Lo spettacolo di Patrizia Bertolo ed Elis Calegari in Sala Cervi

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Riuscire a generare emozioni negli altri non è semplice, eppure a Patrizia ed Elis riesce sempre bene, anzi benissimo. Sono tornato a casa, sotto la pioggia e ho cercato di dare un nome alle tante emozioni che le storie e i vari nomi citati questa sera, hanno generato nella mia mente.

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La serata è stata dedicata alle donne, quelle che hanno attraversato lo spazio e il tempo, unite da caratteristiche che le hanno rese immortali: la forza, la dignità e un irrefrenabile desiderio di rompere gli schemi e spingere la bandierina un po’ più avanti.

Abbiamo iniziato con una storia straordinaria, quella di Piera Bellino. La storia di una madre rimasta vedova troppo presto, con un bambino da crescere e senza la possibilità di decidere sul suo futuro, perché all’epoca vigeva ancora la patria potestà, e una donna sola, non poteva prendere decisioni sui figli, senza che fossero avallate da un uomo. Piera era una donna avanti rispetto al suo tempo: aveva conseguito il diploma universitario nel 1948 in ostetricia e, nel suo piccolo, cercava di fare la differenza in un paese ancora intrappolato in vecchie abitudini riguardo al modo di mettere al mondo i bambini. Si preoccupava che le stanze fossero pulite, in modo da ridurre i rischi di setticemia e complicanze varie e, nei giorni successivi al parto, tornava dalle puerpere per assicurarsi che stessero bene, così come i loro bambini. “I bambini hanno la brutta abitudine di nascere di notte”, ed ecco che con la sua bicicletta, con la neve, con la pioggia, con il freddo, raggiungeva le cascine che avevano bisogno di lei per portare alla luce i bambini. Nacque nel 1917, un’epoca in cui l’istruzione era una rarità, persino per gli uomini. Una storia emozionante, proprio come l’esecuzione di “Serenada a mama” di Gipo Farassino, magistralmente interpretata da Elis.

Poi è stato il turno di Alda Merini, l’unica poesia della serata, letta e interpretata da Patrizia. Le sue parole colpiscono nel profondo:

“…Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…”

Le due ore sono volate via, dense di momenti a volte solenni, a volte leggeri, come quando Elis, inaspettatamente, ha fatto… “coming out”. Ha esordito facendo una rivelazione clamorosa: ha dichiarato il suo amore infinito che prova nei confronti delle donne. Per quelle  che fanno grandi cose; per quelle che potrebbero, ma non riescono perché ostacolate dalla società. Per quelle che arrivano a riscrivere la storia, a volte solo sfidando la società, a volte compiendo grandi imprese e, purtroppo, a volte con il proprio sacrificio.

Abbiamo ascoltato la storia di Giuni Russo, di Mia Martini, entrambe incapaci di accettare i precetti di una società ancora troppo bigotta e giudicante. La stessa società che accolse con sdegno la notizia della nascita del figlio di Mina e di Corrado Pani, figlio “dell’amore e del peccato”. Nonostante lo scandalo, nato nel ’63 quando il divorzio non c’era, Mina è riuscita ad ottenere il successo che conosciamo, attraversando epoche diverse e rimanendo “sempre sul pezzo” (basti pensare alle oltre 12 milioni di visualizzazioni solo su YouTube per “Un briciolo di Allegria”, che ha firmato con Blanco).

Siamo tornati indietro nel tempo, ai primi del 1600, da Artemisia Gentileschi.
L’ingiustizia ha caratterizzato la sua vita e condizionato quella della sua famiglia.
Una rivalsa che, come spesso accade, arriva solo nei secoli, grazie al segno profondo lasciato nella storia.

Le pittrici, sino a quel momento potevano dipingere solo nature morte e poco altro, ma Artemisia sapeva di potersi esprimere a un altro livello. Fu affidata al Maestro Agostino Tassi, detto “lo smargiasso”, che nel 1611 arrivò a violentarla.  La beffa, oltre il danno: il maestro Agostino Tassi, fu condannato dal tribunale, ma la pena non venne mai fatta rispettare. Artemisia e la sua famiglia, invece dovettero cambiare città, spostandosi a Firenze, “perché perché la sua onorabilità a Roma era completamente minata: erano molti i romani a credere ai testimoni prezzolati del Tassi e a ritener Gentileschi una poco di buono. Impressionante fu anche la quantità di sonetti licenziosi che videro la pittrice protagonista”.

Lasciare Roma fu una scelta inizialmente angosciosa, ma immensamente liberatoria per la Gentileschi, che nella città medicea conobbe un lusinghiero successo. La storia ci ha consegnato alcune sue opere straordinarie, come l’intensa rappresentazione della decapitazione di Oloferne da parte di Giuditta, opera magnifica in stile caravaggesco, dove è fin troppo semplice cogliere il parallelo Giuditta/Artemisia e Oloferne/Tassi.

Dagli anni ‘1600, in una sorta di riproduzione accelerata, abbiamo rivissuto le tappe fondamentali dell’emancipazione femminile: dalla prima pittrice figurativa, alla prima donna laureata, la prima docente universitaria, la prima pilota di aerei, la prima comandante di aeromobile civile di una compagnia di bandiera… Fino ad arrivare alla prima comandante di una stazione orbitale, la nostra Samantha Cristoforetti, la prima donna a comandare l’ISS.

Abbiamo ascoltato le storie di Giuni Russo e Mia Martini, entrambe incapaci di accettare i limiti di una società bigotta e giudicante, e quella di Mina, che ha sfidato gli schemi dell’epoca nonostante una condotta considerata discutibile (un figlio avuto al di fuori del matrimonio, con un uomo già sposato).

Patrizia ci ha narrato tante storie di donne che hanno fatto la Storia.

C’è stata la Dama Bianca, la misteriosa (almeno, così era rappresentata dalla stampa dell’epoca) compagna di Fausto Coppi. Edith Piaf, la straordinaria cantante francese, e Maria Callas, la Divina, che ha incantato per anni il pubblico della Scala di Milano, nonostante la sua voce non fosse apprezzata unanimemente. Ogni storia è stata accompagnata dalle canzoni interpretate da Elis Calegari, creando un coinvolgimento emotivo ancora più profondo.

Storie di scelte, di difficoltà, di donne che hanno rotto degli schemi per vivere secondo i propri ideali. Ideali che, purtroppo, non portano al lieto fine. Come fu la storia recente di Samia Yusuf Omar, l’atleta somala che, per potersi riscattare come donna, come atleta e come cittadina del suo paese, ha cercato di raggiungere l’Europa su un barcone, morendo miseramente in mezzo al Mare Mediterraneo. Aveva 21 anni e aveva partecipato a diverse competizioni, arrivando sino alle Olimpiadi. Le condizioni fisiche non l’hanno mai resa realmente competitiva, ma il suo stoicismo è arrivato sino a noi, attraverso il racconto di Patrizia e le immagini proiettate sulle sue parole.

E se l’emozione è arrivata in platea, è perché i primi ad emozionarsi erano proprio i nostri “Sandra e Raimondo” locali. L’emozione, si sa, può portare a qualche incertezza, ma la bellezza risiede proprio nella sua espressione più genuina, quasi familiare!

Nonostante gli scrosci di pioggia e di grandine che risuonavano nella sala, l’audio è rimasto impeccabile (merito del fonico Davide), e anche il supporto visivo è stato perfetto, grazie alle immagini e ai video d’archivio sapientemente proiettati da Cristina Carrara. Un plauso speciale va al maestro Francesco Cavaliere, che ha accompagnato al pianoforte il “Maestro” Elis Calegari per tutta la serata.

La serata ha avuto anche lo scopo di raccogliere offerte da destinare all’Associazione “Stella Polare” di Caselle. Non ho il dettaglio economico preciso, ma posso testimoniare la generosità del pubblico in sala, visto che il vaso in cui sono state  raccolte le offerte era colmo! Al termine della serata, abbiamo potuto tutti gustare un rinfresco offerto dall’immancabile Pro Loco di Caselle. E più che di rinfresco, potremmo parlare di ristoro, visto che si è protratto piacevolmente a lungo, a causa della pioggia incessante che ha tenuto ferma una parte del pubblico in Sala Cervi.

Sarebbe meraviglioso se più giovani partecipassero a eventi come questo, perché spesso non conoscono le storie delle donne che hanno fatto la Storia. Allo stesso modo, sarebbe fantastico avere nel nostro paese un luogo degno dove portare in scena serate come questa e altre forme d’arte, come concerti e rappresentazioni teatrali. L’atmosfera è fondamentale per trasmettere emozioni e sensazioni. Chissà che un giorno non si riesca a dotare Caselle di un teatro in grado di creare l’atmosfera giusta e coinvolgere il pubblico in platea e chissà che non lo si possa intitolare a qualche grande donna che ha lasciato il segno nella Storia del nostro Paese.

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