La scomparsa improvvisa di Giorgio Aghemo

L'ex sindaco e ora presidente della nostra Unitre è venuto a mancare a Nizza alla vigilia di Ferragosto

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Da ieri il mio cuore è in tumulto pensando che il suo si sia fermato così improvvisamente. Così, improvvisamente. Non riesco a darmi pace. Giorgio Aghemo non è più.
È semplicemente assurdo che sia proprio vero.
M’hanno raccontato che s’è alzato in una mattina che avrebbe dovuto essere uguale alle altre, accompagnata dalla solita quieta routine che caratterizza tutte le giornate di vacanza. Ha sollevato le tapparelle per dare uno sguardo al sole di Nizza, senza sapere che quello sguardo sarebbe stato l’ultimo. Poi s’è diretto in cucina, dove s’è accasciato: fulminato, con la vita che se n’è andata in un istante.
Da non credere.
Prima che le nostre strade si separassero – eravamo troppo diversi per essere uguali -, Giorgio è stato, e per un periodo piuttosto lungo, il migliore dei miei amici. Talento precoce, d’una maturità rara e altrettanto precoce ( tanto che per sfotterlo gli ricordavo che era “ il più giovane dei vecchi e il più vecchio dei giovani”), ispirava in tutti serietà, affidabilità e fiducia. I miei occhi scapestrati facevano fatica ad accettare quell’equilibrio che palesava sempre, un equilibrio che sembrava stridere con i nostri anni che immaginavo e volevo ribelli.
Quell’equilibrio però fu la chiave che gli schiuse le porte per fare a Caselle qualcosa che non s’era visto mai. Sul “ Benelli” ereditato da Marco Cubito mi convinse ad andare il sabato pomeriggio a raccogliere carta per portarla poi in una cartiera di Borgaro, ricavarci qualcosa da dare in parrocchia per aiutare i bisognosi. Quello fu il primo passo. Poi, siccome aveva impresso nel DNA il concetto di “ far squadra”, cominciò a far coagulare dalle parti dell’oratorio di Santa Maria e dell’asilo un cospicuo gruppo di giovani che nel breve volgere d’un anno partorì prima una quasi “sacrilega” Messa Beat e poi, a seguito della morte della sorella di Liliana Orbassano, un “ campo di lavoro” e altre iniziative che portarono Caselle ad avviare l’acquisto d’un rene artificiale da donare all’Ospedale di Ciriè.
L’intensa attività aggregativa di Giorgio non poteva sfuggire al Dottor Passera, sempre desideroso di rinnovare i ranghi dell’associazionismo nostrano e attratto dall’idea che con un sano impulso giovanile si potesse dare qualcosa di più e di meglio alla nostra Caselle.
Fu così che di punto in bianco ci ritrovammo – io, Giorgio e Dario Pidello – nel pieno dell’organizzazione d’un concorso ippico: mai visto un cavallo prima d’allora, ma era galvanizzante tutto quello che ci stava attorno. Come premio ricevemmo la tessera della Pro Loco e fu così che varcammo per la prima volta la soglia dell’Associazione sita in via Carlo Cravero.
Quello che avvenne dopo, a rileggerlo ora, fu una fantastica corsa che ci portò dapprima alla realizzazione del libro “ Caselle e i suoi centenari”, dove Giorgio fu davvero encomiabile nel fare da collante tra gli storici – Don Miniotti e “Mentin” Novero -, i loro tempi biblici e il dover materialmente realizzare l’opera. Il volume fu però l’abbrivio per un progetto che a Giorgio Aghemo stava ancora più a cuore: creare a Caselle un giornale che parlasse di noi, che fosse tutto nostro.
Giorgio ne parlò al Dutur Passera, il quale ne parlò a Gianni Rigodanza che nel libro “ Un giornale, una città” ricorda : “ Una sera entro in sede e trovo Silvio Passera che mi dice: – Guarda che c’è Giorgio Aghemo che ti aspetta perché anche lui sta pensando a un giornale tutto casellese -”.
Da quella scintilla nacque Cose Nostre, una scintilla che ha prodotto una luce che dura da più di cinquant’anni, una luce che continua a illuminare e ispirare il nostro cielo, e di questo a Giorgio dobbiamo essergliene grati in sempiterno.
Ben presto gli studi di medicina si fecero più duri e pressanti, ma come sempre Giorgio onorò l’impegno. Del resto non aveva mai dato una delusione una ai suoi – a cominciare da quando l’avevano mandato alle elementari un anno prima – è così arrivò prima la laurea e poi la specializzazione in chirurgia che lo condusse a una notevole carriera presso l’Ospedale di Ciriè, dove raggiunse il grado di dirigente.
L’idea di spendersi per la comunità però non l’abbandonò mai. Di sicuro furono fonte d’ispirazione il gruppo dei focolarini di Vallo, l’amicizia con Maria Orsola Bussone, ora venerabile, e quella con Don Vincenzo Chiarle e forse fu da qui che prese corpo l’idea di mettersi totalmente al servizio degli altri, magari mettendosi in gioco scendendo in politica. Giorgio però più che scendere salì in politica. Fu lo strumento locale giovane per cercare di ridare smalto a una Democrazia Cristiana che stava vivendo gli ultimi fuochi, e anche qui furono vincenti la sua maturità e il suo equilibrio, capaci però di produrre atti di vera dissidenza e in grado di ribaltare i tavoli. Già, proprio così.
Verso la fine degli Anni ’80 l’Italia politica aveva nel Partito Socialista di Bettino Craxi il partito che garantiva la governabilità e la stabilità: con una percentuale vicina al 10% su base nazionale, il PSI teneva per la cavezza e in scacco uno stato intero.
A Caselle le cose andarono diversamente. Dopo aver fatto saltare la Giunta Lulli, il parlamentino casellese si ritrovò nel 1987 in un pantano politico da cui non sembrava possibile uscire. Un colpo di genio e di teatro riuscì però a Giorgio Aghemo e Federico Zavatteri i quali dettero vita a una inusitata alleanza DC e Partito Comunista che scompaginò il quadrante, relegando i socialisti in un angolo, creando una “ giunta anomala” che meglio di ogni altra cosa esemplificava come fosse realizzabile concretamente il “ compromesso storico”. Il patto tra Aghemo e Zavatteri prevedeva che ci fosse una guida binaria e una staffetta: Federico divenne sindaco nell’87 per poi cedere lo scranno più alto a Giorgio nell’89.
Stessa scena si ebbe nelle elezioni amministrative del 1990, con riconferma in blocco della “ giunta anomala”, con Federico Zavatteri nuovamente sindaco, il quale a metà legislatura cedette di nuovo il posto a Giorgio Aghemo. Furono anni prolifici di buon governo che diedero, tra l’altro, il via all’idea di interramento della ferrovia e che videro affacciarsi alla ribalta un giovanissimo Giuseppe Marsaglia.
Giorgio Aghemo divenne poi anche consigliere provinciale UDC prima che il quadro politico mutasse completamente.
Poco dopo la metà degli Anni 10 del nuovo secolo Giorgio, che sembrava essersi messo un po’ in disparte dalla vita associazionistica cittadina, ricevette la proposta di mettersi a capo della nostra Unitre e con la solita abnegazione e alto spirito di servizio accettò.
Come in ogni altra azione della sua vita Giorgio riuscì nella non facile impresa di rivitalizzare, di creare un gruppo solido e coeso, di riuscire a motivarlo nuovamente, creando nuovi corsi accademici, nuovi interessi e appuntamenti.
Proprio nel momento in cui l’Unitre sembrava in procinto di decollare ulteriormente è giunto l’ultimo sole di Nizza, in una giornata che, purtroppo, non è stata come tutte le altre, decapitando un movimento in piena espansione. Sarà dura adesso, ma con un solco profondamente tracciato l’Unitre, la nostra Unitre ce la farà. Giorgio lascia una cospicua eredità in parole e opere e da qui si potrà ripartire. Giuliana, l’amatissima figlia, attuale nostro vicesindaco, nel frattempo ha raccolto il testimone politico e questa dev’essere stata l’ultima grande soddisfazione che la vita gli ha regalato in una vita che di successi gliene ha saputi dare tanti.
Ora però tutto è diventato vano, c’è una cappa pesante e che non accenna ad andarsene.
Si fa fatica a pensare che davvero sia successo. Ma è così. Purtroppo è così.

Elis Calegari

L’Associazione Turistica Pro Loco di Caselle Torinese, la Direzione e la Redazione del giornale Cose Nostre di uniscono al dolore della moglie Tiziana e della figlia Giuliana per la scomparsa di Giorgio Aghemo, esempio preclaro della nostra città, città alla quale ha voluto dedicare tanto della sua vita.

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Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre del 1952. Ha contribuito a fondare " Cose Nostre", firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis e sport da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato collaboratore di prestigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis” e “ 0/15 Tennis Magazine”, seguendo per più di un ventennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. “ Nuovo Tennis” e la collaborazione con altra testate gli hanno offerto la possibilità di intervistare e conoscere in modo esclusivo molti dei più grandi tennisti della storia e parecchi campioni olimpionici azzurri. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”.

1 commento

  1. Ho visto la notizia su COSE NOSTRE ON LINE e speravo che non fosse vero, di non aver capito bene. Poi ho visto anche la foto: Sì! Purtroppo è proprio Giorgio.
    Non sono Casellese né di nascita né di residenza, ma lo sono di Amicizie.
    Amicizia che è iniziata tanti anni fa prima con Gigi Manina, e poi è continuata con tanti, tanti altri Amici che sono già andati avanti.
    Esprimo la mie condoglianze per questa nuova prematura scomparsa alla famiglia di Giorgio, alla Redazione di Cose Nostre e alla UNITRE di Caselle.
    Michele Ponte

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