UnaVocePocoFaCi eravamo lasciati, il mese scorso, parlando delle rarità rossiniane che si possono ascoltare in un interessante festival che si svolge nel cuore della Foresta Nera (“Rossini in Wildbad”). Chi volesse rimanere in Italia, e preferisse il clima asciutto e i colori mediterranei del nostro meridione, avrebbe la possibilità di scoprire altre opere rare frequentando il Festival della Valle d’Itria, che fa perno sulla città pugliese di Martina Franca. La Valle d’Itria – che non ha nulla a che vedere con il concetto alpino di “valle” – è una depressione carsica sita al centro della penisola pugliese, equidistante dall’Adriatico e dallo Jonio, nel punto in cui convergono le province di Bari, Brindisi e Taranto; caratterizzata dalle colture mediterranee, in particolare vite e olivo, è celebre in tutto il mondo per le sue tipiche costruzioni civili, i trulli in pietra bianca.

Trulli in Valle d’Itria

Questi, nati come edifici rustici di campagna, esistono oggi di varie fogge, anche lussuose, e sono spesso destinati a scopi diversi rispetto a quelli per cui erano stati pensati: alcuni, ad esempio, fungono da camere d’albergo.

Centro principale della Valle d’Itria è Martina Franca (50mila abitanti, perché in Puglia il concetto di “piccolo paese” non esiste), sita su un colle sul lato meridionale dell’avvallamento, in posizione panoramica, soleggiata ma solitamente ventilata, sicché il clima non è mai soffocante e le serate sono più fresche che in pianura padana.

Francesca da Rimini al Festival del 2016
Nel 1975, è nato un festival, promosso da appassionati prima ancora che da professionisti della musica, che si è fin dall’inizio distinto per la volontà di proporre al pubblico un repertorio operistico inconsueto: a Martina si va per sentire quello che altrove non si avrebbe la possibilità di ascoltare.
La rarità può attenere sia al titolo in sé, sia alla forma nella quale viene presentato, che mira a un recupero della volontà originaria d’autore e della prassi esecutiva corretta eliminando le incrostazioni del tempo.
Se si scorrono i cartelloni delle edizioni passate, si leggono titoli d’opera che al giorno d’oggi sono rientrati nelle programmazioni dei teatri internazionali (poco magari di quelli italiani, restii ad allontanarsi dal solco dei capolavori più popolari), ma all’epoca costituivano delle riscoperte o si annoveravano tra le pagine appena rispolverate dall’oblio.
Un filone peculiare d’interesse, poi, è sempre stato quello della Scuola Napoletana, e, in particolare, dei compositori pugliesi.
Come tutte le rassegne giovani e non particolarmente ricche dal punto di vista economico, il festival si è sempre appoggiato alle nuove leve del canto, facendo un’attività di talent scout che, da necessità, è diventata una precisa vocazione: nel corso degli anni diverse stelle del belcanto, come Mariella Devia e Patrizia Ciofi, hanno avuto la propria grande rampa di lancio a Martina Franca, e oggi è attivo un preciso progetto di “opera workshop” che porta ad affidare un’intera produzione agli allievi della locale Accademia di belcanto “Rodolfo Celletti”.
A Celletti, critico musicale e storico direttore artistico del festival, è dedicata l’edizione 2017 della rassegna (14 luglio-4 agosto), ricorrendo il centenario della sua nascita. Il programma attraversa la storia del canto italiano da Monteverdi a Puccini, e ha le tappe principali in “Orlando Furioso” di Vivaldi (1727), “Le donne vendicate” di Piccinni (1763, compositore barese di scuola napoletana), “Margherita d’Anjou” di Meyerbeer (1820), “Un giorno di regno” di Verdi (1840) e “Gianni Schicchi” di Puccini (1918). Gli spettacoli sono allestiti sotto le stelle, ma due precisazioni potranno rassicurare chi nutre perplessità, più che ragionevoli, sulla musica classica eseguita all’aperto: il clima di Martina Franca fa sì che sia davvero rarissimo dover annullare una performance a causa della pioggia; e i luoghi che fungono da palcoscenico sono il cortile interno del Palazzo Ducale e il chiostro di San Domenico, cioè ambienti ristretti nei quali l’acustica è perfetta al pari di quella di un teatro chiuso.

 

Palazzo Ducale a Martina Franca

 

Un viaggio a Martina Franca, per chi non si accontenta della musica, permette di assaporare la gustosa cucina locale, ricca sia sul fronte di terra che su quello di mare, di ammirare le peculiarità architettoniche e naturali della zona (oltre alla Valle d’Itria, a una trentina di kilometri si trovano le celebri grotte di Castellana) e di far visita alle spiagge pugliesi. Raggiungere la Valle d’Itria, volendo lasciare a casa l’auto, non è forse la cosa più semplice di questo mondo, ma è facilitata da quando esiste un servizio ferroviario che collega l’aeroporto di Bari con la stazione centrale, dalla quale partono i treni delle Ferrovie del Sud Est per Martina Franca. Ma chi – si starà forse chiedendo qualche lettore – invece di ascoltare opere rare si accontentasse di assistere a qualche titolo popolare di repertorio? Dopo avergli tirato le orecchie (perché non bisogna rifiutarsi di conoscere ciò che si ignora partendo dal presupposto errato che, se non lo si conosce e non è famoso, non è nemmeno bello e interessante) lo posso rassicurare che nei festival estivi c’è anche tanto pane per i suoi denti… magari affronteremo l’argomento nella prossima tappa.

 

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